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Plastica, l’effetto domino a monte dei roghi

città: Roma - pubblicato il:
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Gli incendi ai depositi di plastica in Italia scoppiano sempre più spesso: l’ultimo in ordine temporale quello divampato a Rogno, nella bergamasca presso la Valcart. In barba alla salute pubblica e alle leggi che regolano la gestione dei rifiuti, non si capisce come possa succedere così spesso.

Roberto Pennisi, Sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia se ne sta occupando perché il fenomeno non è privo di risvolti legati alla mafia.

Secondo Greenpeace si tratta di un effetto domino innescato dal bando all’importazione di rifiuti in plastica introdotto dalla Cina nel 2018 e seguito da altri Paesi del Sud est asiatico che, come noi, non sanno più come usare i rifiuti di plastica.

Per questo urge una gestione a valle della produzione e una decisa riduzione a monte di tutto ciò che è fatto di plastica. Tanto più che il nostro Paese risulta tra i principali esportatori mondiali di rifiuti di plastica.

Lo scorso anno l’Italia, infatti, si è collocata all’undicesimo posto tra gli esportatori di rifiuti in plastica in tutto il mondo, con un quantitativo di poco inferiore alle 200mila tonnellate, pari a 445 Boeing 747 a pieno carico, passeggeri compresi.

Tra le principali destinazioni dei rifiuti italiani, oltre a nazioni europee come Austria, Germania, Spagna, Slovenia e Romania, nel corso del 2018, anche per il nostro Paese, dopo il bando cinese, si sono aperte nuove rotte commerciali.

Oggi i rifiuti in plastica vengono esportati verso Malesia (nel 2018 le importazioni sono aumentate del 195,4 percento rispetto al 2017), Turchia (+191,5 percento rispetto al 2017), Vietnam, Thailandia e Yemen, tutti Paesi non dotati di un sistema di recupero e riciclo efficiente.

I dati sono estrapolati dal rapporto Le rotte globali, e italiane, dei rifiuti in plastica, diffuso da Greenpeace, in cui viene effettuata un’analisi del commercio mondiale dei rifiuti in plastica, relativa ai 21 maggiori Paesi esportatori e ai 21 maggiori importatori nel periodo compreso tra gennaio 2016 e novembre 2018.

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Il report, oltre ad analizzare le esportazioni e le importazioni di materie plastiche riconducibili al codice doganale 3915 (scarti di lavorazione, cascami, rifiuti industriali e avanzi di materie plastiche), evidenzia le nuove rotte globali conseguenti al bando cinese all’importazione con un focus specifico sulla situazione italiana.

Nel 2018 la Cina ha cambiato politiche sull’import di rifiuti in plastica e ciò ha svelato la crisi del sistema di riciclo globale. Riciclare non è la soluzione, sono necessari interventi che riducano subito la produzione, soprattutto per quella frazione di plastica spesso inutile e superflua rappresentata dall’usa e getta che oggi costituisce il 40 percento della produzione globale di plastica” dichiara Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

Secondo il Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 giugno 2006, n.1013, i rifiuti che escono dall’Europa possono però essere esportati solo in Paesi in cui saranno trattati secondo norme equivalenti a quelle europee in merito al rispetto dell’ambiente e della salute umana.

Non si deve dimenticare che prima di esportare un rifiuto lo si deve sottoporre a un dato trattamento e, soprattutto, si deve avere contezza del tipo di trattamento cui sarà sottoposto una volta giunto nel Paese di esportazione” commenta Roberto Pennisi “In assenza di questi due requisiti, qualunque esportazione è da considerarsi illegale“.

Da quando il governo di Pechino ha imposto il diktat all’import, si sta inoltre diffondendo un recente fenomeno tutto europeo.

Si tratta di un fenomeno di export via terra verso altri Paesi europei, magari Stati entrati da poco in Unione, dove i controlli sono meno accurati e si privilegia l’interesse economico al rispetto della legalità, dell’ambiente e della salute umana” precisa Pennisi, Sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia per cui si occupa di redigere nel rapporto annuale il capitolo dedicato alle ecomafie e ai crimini ambientali.

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