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L’altra faccia delle bufale: alcuni consigli su come difendersi

città: Milano - pubblicato il:
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Fake news e crisis management. L’altra faccia delle bufale è quella che si cela dietro agli aspetti di business che possono essere pesantemente coinvolti. Perché può capitare che le fake news danneggino la reputazione aziendale.

Non è frequente” ammette Chiara Porta, direttore reponsabile di eoIpso, agenzia che si occupa di comunicazione “ma capita di incappare in fake news che possono danneggiare la reputazione aziendale. Raramente sono attacchi diretti. Più di frequente sono menzogne sulla loro area di business“.

Un esempio? “La fake news più dibattuta dello scorso anno” riflette la nostra interlocutrice “è stata sicuramente quella della non efficacia dei vaccini, che ha interessato da vicino anche l’ordine dei medici“.

Che poi a volte si chiama più banalmente macchina del fango: come nel caso di “un imprenditore” racconta la Portaaccusato da un socio scorretto, di avere portato l’azienda sull’orlo del fallimento. Il suo nome era finito sui cartelli dei dipendenti che protestato contro l’azienda. In realtà era successo tutto il contrario.

Lui era la parte lesa e poteva dimostrarlo, ma era stato attaccato con delle notizie plausibili, ma false. Con una buona comunicazione di crisi, nel giro di qualche giorno il suo nome è sparito dai cartelli ed è stata dimostrata la sua estraneità ai fatti, poi, anche dalla Procura“.

E quindi come comportarsi? “Con la verità” risponde la Porta che precisa “Se non siete stati attaccati direttamente, ma stanno diffondendo notizie false sul vostro settore merceologico che possono creare problemi al vostro business, raccontate come stanno veramente le cose: una nota o un comunicato stampa da mandare a redazioni, agenzie di stampa, radio, tv e testate online, e una serie di post per parlare sui social network.

Qualsiasi canale è utile per diffondere la vostra voce. Mandate la vostra comunicazione a tutti. Non state zitti. Ne uscirete solo perdenti e vinceranno le fake news. Diventate voi, che siete sul campo ogni giorno, la fonte da sentire“.

Quando si è al centro delle fake news ci si trova in uno scenario da vera e propria comunicazione di crisi: “quindi, se la situazione è particolarmente grave” consiglia l’esperta di comunicazione “pensate anche a una conferenza stampa“.

Ma non è solo questione di comunicazione. Ci sono dei diritti da far rispettare: “Per prima cosa” consigliano in EoIpso “soprattutto se è la vostra azienda o la vostra persona a essere stata attaccata, ancora prima di fare una denuncia per diffamazione, bisogna chiedere che le notizie vengano rimosse, segnalandole sui social come false, e facendo fare la stessa segnalazione dai vostri collaboratori.

Contemporaneamente, conviene preparare e diffondere il più velocemente possibile un comunicato stampa per denunciare l’attacco, spiegare quale sia realmente la situazione e illustrare le azioni che sono state intraprese, o che si intende mettere in atto, per fermare l’attacco.

Sporgere denuncia è ovviamente necessario, ma visto che purtroppo i tempi della giustizia in Italia sono lunghi, è determinante agire in maniera veloce, per fare in modo che la diffusione di notizie false su voi e il vostro mondo venga arginata con delle notizie vere.

Così facendo, nel 90% dei casi, la verità soppianta le notizie false. Per essere efficaci serve un monitoraggio costante di ciò che viene pubblicato sui social, sul web e sui media in generale, in modo da poter agire istantaneamente“.

La Porta ricorda anche un caso eclatante che ha creato problemi al mercato vinicolo veneto: “Nel 2017 il Guardian ha scritto che il prosecco italiano provoca buchi nei denti, lacera lo smalto e li fa uscire dalle gengive.

E a febbraio 2019 sempre il Guardian titolava chiedendosi se fosse stato il caso di smettere di bere lo spumante veneto per via dei danni ambientali provocati dalla coltivazione intensiva alle colline del Valdobbiadene.

Entrambe bufale, ovviamente, la cui motivazione va probabilmente ricercata nella volontà della Gran Bretagna di limitare l’import (gli inglesi consumano circa 40 milioni di litri di prosecco all’anno, per un giro d’affari di oltre 370 milioni di euro) e incrementare il consumo di bollicine inglesi. Il mondo vinicolo italiano si è dovuto mobilitare per smontare la falsa accusa“.

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