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Monopattini in sharing nelle città italiane. A breve l’Ok

città: Milano - pubblicato il:
monopattini in sharing

La micromobilità elettrica, leggi monopattini in sharing. C’è chi sta lavorando perché questo avvenga in maniera sicura e regolamentata anche in Italia.

Dott è una di queste aziende. Pronta a giocare un ruolo da protagonista in questo panorama, Dott confida che la sperimentazione sia avviata al più presto. Nel frattempo scalda i motori in eventi privati e infatti sarà mobility partner per l’evento Seeds & Chips che si terrà a Rho Fiera dal 6 al 9 maggio.

Per capire cosa bolle in pentola, Green Planner ha dato la parola ad Andrea Giaretta, general manager Dott Italia, a cominciare da come intendono loro la sharing economy che per Giarretta non è una moda, ma un servizio. Forse ancora da tarare al meglio…

La condivisione dei veicoli elettrici” spiega il manager “è un fenomeno che non ha ancora espresso tutte le sue potenzialità, ma già lascia trasparire gli innumerevoli vantaggi che può portare alla comunità.

Ciò che è fondamentale è farlo percepire sin da subito come un servizio a tutti gli effetti e non come una moda o un passatempo; proprio in questo senso, noi di Dott abbiamo incentrato la nostra strategia comunicativa e lo sviluppo del prodotto in sé“.

Per esempio, durante la settimana del Fuorisalone, Dott Italia ha voluto diventare partner per la mobilità di Phutura 2019, offrendo test drive gratuiti a oltre 2.300 persone che hanno voluto provare i nostri monopattini nella location dell’evento, responsabilizzando gli utenti all’utilizzo di questa nuova forma di mobilità“.

Su quale aspetto punterete voi di Dott?

Andrea Giarretta - monopattini in sharing
Andrea Giaretta, general manager Dott Italia

Dott è l’unica azienda che dal primo giorno ha voluto sviluppare sia software che firmware che hardware internamente per garantire il miglior servizio ai clienti.

Riteniamo che questo approccio responsabile sia fondamentale al fine di pianificare un business durevole, riconoscendo che i veicoli adibiti allo sharing necessitano di caratteristiche diverse rispetto ai veicoli privati in termini di sicurezza e stabilità.

Siamo soddisfatti che questo sia percepito dagli utilizzatori nelle città in cui operiamo (al momento Bruxelles, Parigi e Lione – ndr), dove il 71% trova i nostri monopattini in sharing più stabili e sicuri rispetto a quelli dei competitor e il 73% li giudica i più comodi in circolazione.

Ci fate capire bene come è strutturato il vostro business plan? Come guadagna una realtà che fa sharing e che ha intenzione di stare sul mercato a lungo?

Il nostro business si basa su un’App molto semplice da utilizzare tramite la quale l’utente può identificare e noleggiare i veicoli a disposizione. Al termine della corsa cliccando un tasto il veicolo tornerà a essere disponibile per gli altri utenti e un addebito automatico verrà fatto sulla carta di credito dell’utilizzatore.

Abbiamo verificato che il nostro veicolo, sviluppato internamente su misura per la condivisione, garantisce dei costi di esercizio inferiori e una durabilità maggiore rispetto agli altri sul mercato; tutto questo ci consente di mirare a una sostenibilità di lungo periodo.

Come vi organizzerete per la manutenzione dei vostri mezzi?

In linea con la nostra idea di business, vogliamo tenere completa ownership su logistica e riparazioni. L’obiettivo è provvedere a ricarica e manutenzione con personale non occasionale e adeguatamente formato per garantire affidabilità e sicurezza a tutti gli utilizzatori.

E ora veniamo ai monopattini in sharing: manca la direttiva e la normativa che regolamenta l’uso in Italia. Come la vedete? Cosa si potrebbe replicare di buona norma dai Paesi esteri?

Purtroppo in Italia siamo ancora in attesa di una normativa che ci consenta di operare su pubblica via. Siamo fiduciosi che la conclusione dell’iter ministeriale avvenga entro pochi giorni e, in tal senso, ci incoraggia aver letto gli ultimi statement in cui il Sottosegretario Michele Dell’Orco annuncia una rapida conclusione del procedimento.

Come abbiamo visto negli altri stati, la primavera è la stagione ideale per convertire più persone possibili all’utilizzo di mezzi di trasporto alternativi che sgravino le città da congestione e inquinamento.

Come vi organizzate dal punto di vista dell’assicurazione? Se un utente fa un incidente coinvolgendo una terza parte, che tipo di copertura ha?

Abbiamo già siglato un accordo assicurativo che copre gli utenti alla guida dei nostri veicoli; è una condizione richiesta in tutte le città in cui già operiamo e che siamo felici di estendere anche all’Italia.

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