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Carta di Metz, la risposta del G7 all’allarme sulla biodiversità

città: Roma - pubblicato il:
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Dopo l’allarme lanciato dal rapporto sulla biodiversità dell’IPBES, in cui si afferma che “la salute degli ecosistemi dai quali dipendiamo insieme a tutte le altre specie si sta deteriorando più rapidamente che mai“, arriva la risposta della politica con la Carta di Metz sulla biodiversità.

Infatti – speriamo che alle parole seguano i fatti, naturalmente – durante il G7 dei ministri dell’ambiente, tenutosi a Metz, in Francia, nei giorni scorsi, è stata firmata la Carta di Metz sulla biodiversità in cui i Paesi firmatari si sono impegnati ad “accelerare e intensificare i loro sforzi per mettere fine alla perdita di biodiversità, incoraggiare l’impegno di altri attori, sostenere l’elaborazione e la messa in opera di un quadro mondiale post-2020 per la biodiversità“.

Non ci resta infatti molto tempo, visto che “il tasso globale di estinzione delle specie è già decine o centinaia di volte più alto di quanto sia stato in media negli ultimi dieci milioni di anni” e l’approvazione della Carta di Metz dà una prima risposta concreta alla pubblicazione del rapporto sulla biodiversità realizzato dall’ONU.

Dato positivo anche il fatto che la carta sia stata firmata anche dal ministro dell’ambiente staunitense, Andrew Wheeler, anche se gli USA hanno fatto inserire nella Carta di Metz il paragrafo 26 nel quale si afferma che “gli Stati Uniti ribadiscono la loro intenzione di ritirarsi dall’Accordo di Parigi e riaffermano la loro ferma volontà di promuovere la crescita economica, la sicurezza e l’accesso energetico e la protezione dell’ambiente“.

Purtuttavia gli Stati Uniti “riaffermano il loro impegno a a riesaminare l’insieme dei modelli che riflettono al meglio lo stato attuale delle scienza del clima, per chiarire le loro decisioni politiche“.

Il documento comunque è un segnale importante dell’attenzione che, finalmente, i Governi iniziano a porre nelle cause ambientali ed è stato accolto dalle associazioni ambientaliste come una dichiarazione d’intenti, che ribadisce l’impegno internazionale a tutelare la biodiversità in tutte le sue forme e sottolinea l’importanza non solo ambientale, ma anche economica e sociale, di questo processo di tutela e monitoraggio dell’ambiente, dello stato di salute del pianeta e delle forme di vita che lo abitano.

Soddisfatto il ministro francese della transizione ecologica, Francois De Rugy, che ha confermato i progressi raggiunti: “siamo arrivati a un comunicato comune. C’è una differenza di approccio con i nostri amici americani sul clima, ma io li ringrazio di aver accettato di lavorare con noi“.

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