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I Lohas, Lifestyle of health and sustainability, vogliono vestirsi green

città: Milano - pubblicato il:
lohas - moda green

Il futuro possibile di una moda sostenibile inizia a stare attenta al lohas – lifestyle of health and sustainability – che implica una nuova economia tessile, in cui il riciclo dei tessuti sia previsto e implementato attivamente grazie all’impiego di energie rinnovabili.

Una moda green. I nuovi consumatori, soprattutto quelli appartenenti alle ultime generazioni, sono più propensi a operare scelte responsabili anche nel settore lusso: si tratta, appunto, della Lohas, una tendenza sempre più popolare che riguarda l’utilizzo di beni e risorse. È proprio su quest’ultima che bisogna investire in termini di ricerca e market monitoring.

Il tema è emerso con forza durante un recente incontro organizzato a Milano da Here Connecting Creativity (business hub al centro del Milano Design&Fashion District) in collaborazione con Green Light For Business, associazione studentesca nata in Bocconi.

Sara Francesca Lisot è Ceo di Vic Very Importan Choice e il suo obiettivo è intercettare proprio questo: il consumatore Lohas. Vic è una piattaforma online che fornisce un guardaroba di capi 100% sostenibili ai quali si può accedere tramite la sottoscrizione a una community.

I capi scelti possono essere utilizzati per un mese e poi vengono resi nuovamente disponibili, dopo lavaggio e sanificazione specifica, per il passaggio a un altro utente. La portata sociale, economica e sostenibile di un’iniziativa del genere è chiaramente più vasta di quanto possa apparire a un’occhiata superficiale; la sua vision, rendere cioè il nostro guardaroba condiviso al 10% entro il 2022, è di sicuro impatto positivo.

Ma c’è ancora molto da fare: Francesca Romana Rinaldi, esperta di fashion sostenibile e professoressa per il Milano Fashion Institute e la Bocconi, ha tracciato un quadro esaustivo (e purtroppo non incoraggiante) di quanto il mercato del fashion impatti in termini ambientali.

Dall’utilizzo e successivo inquinamento delle acque all’impiego di sostanze chimiche, dalla produzione sempre più massiva di rifiuti difficilmente smaltibili al consumo di energia, la moda impegna e compromette più ambiti di quanto il capo finale possa suggerire.

Inoltre il crescente consumo di abbigliamento (+63% dal 2015 al 2030) porterà a un aumento dell’utilizzo delle risorse (+50% di acqua, +63% di energia) e alla generazione di rifiuti (+62%). La vera sfida dei brand moda per far fronte a questa situazione non si limita a un utilizzo responsabile delle risorse, quanto anche alla ricerca e implementazione di materiali che possano ridurre il loro peso inquinante.

Anche la tracciabilità della supply chain e la sicurezza degli ambienti lavorativi contribuiscono a pesare sugli obblighi delle aziende in quanto a garanzia di qualità sostenibile.

Sta di fatto che il Made in Italy sembra avere tutte le carte in regola per entrare nel mondo delle eccellenze della sostenibilità e che, anzi, sia proprio questo il tema in cui potrebbe trovare una rivalsa sulla scena internazionale. È questa la posizione di Salvo Testa, professore in Bocconi su Strategie di Business legate al mondo Fashion.

Bisogna essere pronti a cavalcare le nuove necessità. Il prodotto di moda è sempre più orientato allo sharing, grazie anche ai nuovi mezzi che mette a disposizione il mondo digitale; è anche palese il ruolo chiave che in questo contesto giocano giovani e startup.

I grandi brand non riescono ad affrontare con intelligenza i cambiamenti di questa portata che richiedono coraggio, pazienza, ricerca. Il futuro però appartiene a missioni etiche come quella della designer di origine indiana Bav Tailor. L’energica e mesmerizzante Bav sostiene un concetto di slow fashion basato sulla triade sostenibilità, wellness e produzione trasversale per consumatori transgenerazionali.

I suoi capi nascono dopo una lunga ricerca in termini di materiali e tecniche produttive sostenibili che possano essere pienamente coerenti all’etica del brand. Quella di Bav non è solo una tendenza di design, quanto soprattutto una convinzione etica e morale: un invito al rispetto del proprio corpo dichiarato tramite una scelta consapevole di fashion. Il brand Bav Tailor è inteso esso stesso come un manifesto di questa scelta.

I nuovi consumatori vogliono sempre più trasparenza e hanno i mezzi per verificarla. “La piattaforma Italia ha tutte le risorse per rendere possibile il concetto innovativo di sostenibilità“. La conclusione tracciata da Testa, pare di buon auspicio. E i Lohas ringraziano.

appunti raccolti dal team di Here

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