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Dietro a una mela cosa ci sta? Il caso Melinda

città: Trento - pubblicato il:
consorzio melinda - i magazzini

La ricchezza di un semplice melo sta nella pianta, ma anche nell’organizzazione della filiera che ci sta attorno. È una case study quella di Melinda, il consorzio delle mele dal bollino blu che quest’anno è al suo trentesimo genetliaco.

440mila tonnellate di mele prodotte in media ogni anno nelle Valli di Non e Sole. Il bollino blu che le certifica rappresenta un brand che in Italia vanta il 99% di riconoscibilità.

Dietro, ci sono 4mila aziende agricole familiari consorziate in 16 cooperative, che coltivano globalmente circa 6.700 ettari di meleti. Si stima che 1.300 addetti siano impegnati in questa economia locale: il 70% rimane investito in Regione (Trentino Alto adige – ndr).

Ma quanto vale un melo e quanto dura? Ce lo racconta Andrea Fedrizzi, responsabile marketing di Melinda svelando anche alcuni segreti che stanno dietro al successo del consorzio trentino.

Quanto vive una pianta di mele? E dopo quanto tempo è redditizia?

La situazione oggi è molto diversa rispetto al passato. Una volta i meli avevano una vita che poteva arrivare fino ai 100 anni e davano i primi frutti soltanto dopo una decina d’anni. I tempi si sono notevolmente ridotti.

Parliamo, quindi, di una vita media che si attesta intorno ai 20 anni; il melo comincia a produrre frutti dopo un paio d’anni ed esprime tutto il suo potenziale dopo circa 5-6.

Quante mele produce in media un albero?

A pieno regime un melo produce intorno ai 20 kg che corrispondono a circa 120 mele di dimensione media. Chiaramente parlando di prodotti naturali, non industriali, non possiamo che esprimerci in termini di stime che poi sono soggette a variabilità dovuta a molti fattori: quanto è adulto il melo, quanto è grande e quale sesto di impianto viene utilizzato dall’agricoltore.

Quest’ultimo fattore, che determina la distanza tra singoli alberi e tra filari, comporta che piante vicine abbiano dimensioni più contenute e producano meno frutti e viceversa.

Quanta acqua richiede in media una mela?

L’acqua è una componente importantissima. Pensiamo che una mela di dimensioni medie pesa più o meno, 170 grammi: l’80%, quindi 135 grammi circa, è costituito da acqua.

Il nostro è un frutto che richiede quotidianamente acqua e, uno dei motivi per cui le mele Melinda sono eccellenti è anche lo speciale territorio in cui crescono, caratterizzato dalla presenza dei vicini ghiacciai che permettono un approvvigionamento costante tramite l’irrigazione a goccia, un sistema di estrema precisione che abbiamo adottato da diversi anni ed è decisamente più sostenibile del precedente.

Quale sono le mele più richieste in Italia?

Certamente la Golden Delicious: oltre il 50% di quelle sulle tavole degli italiani ha il nostro bollino blu.

Quali all’estero (a proposito Melinda quanto esporta?)

Per Melinda l’export si attesta intorno al 25-30%. In generale i consumatori non italiani cercano le mele con colori vivaci, in particolare quelle a buccia rossa.

Tra le più esportate ci sono le Gala e le Fuji. Un’eccezione ci sentiamo di farla per la Spagna che per Melinda è un Paese target molto importante: qui i consumatori hanno gusti più affini ai nostri e confermano la preferenza per la Golden Delicious.

Agli italiani la mela piace fresca o la preferiscono lavorata?

L’Italia – per fortuna – è uno dei Paesi in cui si consuma più frutta fresca in assoluto e la mela risulta oggi il frutto più consumato.

Detto questo è anche il frutto che maggiormente si presta alla lavorazione grazie alla sua ottima resa e duttilità. Questo vale sia per l’impiego domestico, sia per la destinazione alla trasformazione industriale.

Un esempio di successo è la Melinda Mousse – 100% Mela Golden Melinda – è uno dei trasformati a base mela più distribuiti in assoluto: ne vengono consumate oltre 30 milioni di confezioni ogni anno.

C’è la possibilità che il consorzio Melinda si apra anche ad altri territori? Ad altri consorziati?

No, assolutamente. La Val di Non è nel Dna delle nostre mele e la territorialità è il loro elemento distintivo. Le valli del Noce (Val di Non e Val di Sole) in cui crescono e danno frutti i nostri meli sono vocate naturalmente alla produzione melicola per svariati motivi, dalla vicinanza ai ghiacciai, all’esposizione al sole, all’altitudine.

Tutto in queste valli contribuisce a rendere le nostre mele Melinda, uniche al mondo, inimitabili: non potrebbero davvero avere origine altrove.

Per quanto riguarda l’adesione di altri consorziati possiamo dire che, sostanzialmente, non si pone il problema: quasi la totalità dei produttori della Val di Non è membro della grande famiglia Melinda.

Questo ci rende particolarmente orgogliosi del progetto che portiamo avanti: essere soci di un consorzio non è una scelta obbligata e prevede, naturalmente, un impegno collettivo nel raggiungimento di obiettivi comuni.

Il lavoro del singolo è sempre legato ai risultati di tutti, e viceversa. Il fatto che circa il 99% dei melicoltori nonesi abbia scelto di far parte del Consorzio Melinda è un attestato importante di validità e credibilità del nostro sistema.

Su cosa state puntando la vostra attenzione rispetto alle prossime tecnologie produttive?

La sostenibilità un tema oggi più che mai urgente: per Melinda da sempre è un focus fondamentale. Questo a partire da una valutazione molto concreta: l’impegno per la tutela del territorio, oltre ad avere un generale risvolto etico, è anche un obbligo che ogni coltivatore sente nei confronti del luogo in cui vive e in cui vivranno i suoi figli e nipoti.

Nel corso degli anni sono stati fatti continui investimenti in termini di riduzione dell‘impatto ambientale con tecnologie per il risparmio energetico e idrico, ma anche con iniziative per la tutela del suolo in superficie che, di fatto, è una risorsa da proteggere e che rientra in quella logica di valorizzazione di un territorio a grande vocazione turistica.

Anche questa è sostenibilità ed è stato uno dei tanti risvolti positivi che ha garantito la scelta di conservare le mele all’interno delle celle ipogee, anziché in nuovi magazzini costruiti ad hoc.

Ma l’impegno in sostenibilità ha tante forme, anche in campo: dagli impianti di irrigazione a goccia che, in assoluta precisione, evitano la dispersione d’acqua, alle pedane semoventi alimentate elettricamente di cui si sono dotati i melicoltori.

L’ultimo anello è quello della vendita: anche in questo caso siamo attivamente impegnati in un progetto di riduzione della plastica impiegata negli imballaggi per arrivare a soluzioni più green.

E il bio? Come lo intendete voi di Melinda?

Il bio è una delle due filosofie produttive di Melinda, insieme con l’integrato, entrambi orientati alla sostenibilità. Melinda, anche a fronte di un trend in crescita della richiesta di prodotti bio da parte dei consumatori, ha definito un piano che prevede nei prossimi 3-4 anni di arrivare ai 500 ettari convertiti alla produzione biologica. Questo significa circa il 10% delle nostre produzioni.

Già attualmente siamo i produttori trentini con i maggiori volumi di mele biologiche.

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