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La sostenibile leggerezza della carta usa e getta di Essity

città: Milano - pubblicato il:
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Viaggio nei progetti di sostenibilità di Essity, quella dei fazzoletti Tempo, tra riduzione di acqua, energia e cellulosa

Meno acqua ed energia ma soprattutto meno ricorso alla cellulosa. E poi un fine vita a impatto zero. Anche la carta usa e getta potrà aver un senso in futuro se, e solo se, assicurerà una sua sostenibilità intrinseca.

Ne sono ben coscienti i produttori di questo settore: per essere sostenibile fazzolettini, tovaglioli, rotoloni, ma anche la carta igienica deve fare un salto nelle linee guida dell’economia circolare. A monte, in fase di produzione, e a valle, ovvero nel fine vita del prodotto che nel caso dell’usa e getta è ancora più delicato.

Con questo presupposto, la svedese Essity, già nota come Sca e conosciuta per i brand tra cui Tena, Nuvenia, Tempo, Tork, ha messo in atto una pipeline di efficienza in termini di energia, acqua e materie prime i cui risultati sono già evidenti anche nei tre stabilimenti toscani di Altopascio (LU), Porcari (LU) e Collodi (PT).

In particolare a Lucca l’installazione di un nuovo impianto di trattamento delle acque permette un impatto ambientale di alto livello. Il progetto, del valore di 1,4 milioni di euro anche per l’elevata automazione apportata, fa sì che le acque impiegate all’interno dello stabilimento subiscano un trattamento primario e poi vengono scaricate a un impianto consortile di trattamento.

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L’impianto è caratterizzato da due vasche di equalizzazione per un volume complessivo di 2000 mc di acqua stoccata e da un flottatore in grado di trattare fino a 70 mc/ora di acque reflue, rimuovendo fino al 98% dei contaminanti solidi.

Nello stabilimento Essity di Altopascio invece è dal 2015 in azione un impianto di filtrazione delle acque piovane che permette all’azienda di ridurre fino al 20% l’approvvigionamento d’acqua dalla falda sotterranea. In totale, in Italia, il consumo dell’acqua da falda sarebbe diminuito del 20%.

L’azienda ha anche rilasciato i dati di riduzione delle emissioni di CO2 dell’11% – circa 8.000 tonnellate di CO2 annue, mentre il consumo di energia dal 2015 al 2018 si è ridotto del 4%.

Particolare attenzione è posta anche al risparmio di energia elettrica: il consumo di energia è diminuito del 4% nel corso degli ultimi 3 anni grazie all’implementazione di soluzioni fotovoltaiche e di cogenerazione.

Lato materie prime, Essity dichiara di aderire agli standard Fsc, o Pefc e Controlled Wood. Ma la strada verso il riuso degli scarti è ormai assai avanzata. Da tempo infatti, Essity Italia grazie alla collaborazione con la cartiera Favini utilizza la carta Crush che prende vita dagli scarti di arance, caffè… ma l’ultima frontiera è quella della produzione di carata da paglia di grano.

L’esperimento è in atto in Germania a Mannheim dove, attraverso la tecnologia esclusiva Phoenix Process dell’americana SFT, si punta a utilizzare in alte percentuali gli scarti del grano per farne un tissue all’altezza delle richieste dei clienti che vogliono ancora morbidezza e colori limpidi.

E poi sarà importante anche riuscire a ottenere il certificato di idoneità al contatto con i cibi. L’avvio della produzione è previsto per la seconda metà del 2020.

E a valle dunque? Come intende risolvere Essity il problema dei prodotti usati, visto che tra i suoi marchi annovera anche quelli per l’incontinenza, le mestruazioni?

Sulla filiera business è in azione un servizio di recupero, ma Essity Olanda ha un progetto più ampio di smaltimento di pannolini e pannoloni per farne ancora materia prima seconda.

Come ci racconta Massimo Minaudo, amministratore delegato di Essity Italia.

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