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L’arancia rossa di Sicilia Igp diventa… Rouge

città: Catania - pubblicato il:
arancia rossa di sicilia igp

L’arancia rossa di Sicilia Igp si prepara per un processo veramente green. A partire dalla tracciabilità del prodotto in ottica blockchain

Oltre a essere rosse, le arance di Sicilia Igp si preparano a recepire i principi cari alla Green Economy. A cominciare dalla tracciabilità del prodotto. Non a caso un nuovo progetto ideato dal Consorzio Arancia Rossa di Sicilia Igp prende il nome di Rouge, acronimo che rimanda alla Red Orange Upgrading Green Economy.

Al fianco del Consorzio Arancia Rossa di Sicilia Igp troviamo Almaviva e il Crea, Consiglio per la ricerca in agricoltura, qui in partnership con l’Università di Catania, dipartimento di agraria.

L’obiettivo di Rouge è valorizzare e promuovere la qualità e l’unicità del prodotto, rendendo noti, riconoscibili e tracciabili tutti i dati che ne caratterizzano la sua specifica identità.

Il Consorzio è costituito da 400 produttori certificati Igp, che equivalgono a 6.500 ettari di agrumeti, 74 centri di confezionamento, 12 industrie di trasformazione che lavorano circa 50 prodotti con il marchio Igp. Nella campagna 2017/2018 il volume globale di prodotti commercializzati ha superato le 17mila tonnellate.

La mappatura dei territori e delle coltivazioni e tutti i dati relativi alle produzioni sono già a disposizione del Consorzio e vengono certificati da Check Fruit, l’organismo leader in Italia nel settore della certificazione nel comparto agroalimentare, dunque perché non fare il salto di qualità e digitalizzare?

Così è nato Rouge. Dopo tavoli di lavoro e confronti con le istituzioni e gli enti di ricerca, l’idea è stata quella di digitalizzare tutti i processi e di adottare la tecnologia blockchain per avere dati certi, pubblici e condivisibili.

E per rendere fruibili tutte le informazioni anche agli acquirenti e ai consumatori finali il Consorzio sta lavorando per sviluppare un’App tramite la quale chiunque potrà leggere la storia di ogni singola cassetta o retina d’arance grazie alla scansione del bollino contenente un tag.

Il progetto partirà in autunno, con la nuova campagna di produzione delle arance, e per essere a regime serviranno almeno un paio d’anni anche se ci saranno riscontri tangibili già nella prima metà del 2020.

Crediamo molto nella tematica legata alla sostenibilità, che consideriamo anche il nostro biglietto da visita” afferma Elena Eloisa Albertini, vicepresidente del Consorzio “Per questo stiamo lavorando per adottare pratiche di agricoltura di precisione, con sistemi di geolocalizzazione e tecnologie avanzate di irrigazione che ci consentiranno di raccontare come il nostro impegno per la qualità è abbinato alla tutela del suolo e dei territori.

Siamo partiti con cinque aziende e procederemo creando anche dei modelli facilmente condivisibili e personalizzabili dalle altre realtà. L’iniziativa sta entusiasmando tutti i soci, tra l’altro il loro numero sta crescendo con nostra soddisfazione. Vogliamo fare sempre più la differenza e vogliamo che questa differenza sia evidente al mercato.

E il valore aggiunto quando viene percepito è anche il passaporto per nuovi mercati e dà margini di guadagno, con vantaggi per i soci, per il territorio e per l’intero Paese“.

Intanto, le arance rosse del Consorzio sono arrivate anche in Cina e Giappone!

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