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Quanto vale il turismo culinario in Italia?

città: Milano - pubblicato il:
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Il boom del turismo culinario fa anche nascere un nuovo genere di ospitalità: le foodcation. Ne sa qualcosa il network de Le Cesarine

In Italia, ormai, si viene per… mangiare. O meglio per fare nuove food experience. Lo confermano i dati. Il turismo culinario – anche detto per l’appunto food experience – assorbe 1/3 della spesa turistica (fonte Coldiretti).

Stiamo parlando di cifre come 150 miliardi di dollari su base annua.

L’Osservatorio di Home Food Le Cesarine – il network che raccoglie circa 600 cuoche-domestiche che propongono cucina regionale di qualità nelle loro case – più nello specifico registra che la spesa turistica degli stranieri in Italia è di 36,4 miliardi di euro all’anno, di cui 12 spesi in cibo ed esperienze enogastronomiche.

Ancora più nel dettaglio di questi 12 miliardi, 3 sono stati spesi in “occasioni di consumo di cibo al di là della ristorazione tradizionale“. Esperienze che si declinando in diverse forme: lezioni di cucina, social eating e home dining soprattutto.

Le Cesarine, la più antica ed estesa rete italiana aggiunge una finalità ulteriore: far provare e conoscere agli ospiti la cucina tradizionale e l’autentica ospitalità italiana preservando e continuando la tradizione regionale.

Turismo culinario, tra cultura e tradizione locale

Cultura e tradizioni dei luoghi visitati, sembrano essere i driver delle scelte nella ricerca delle esperienze.

Senza distinzioni d’età: la tendenza vale per i baby boomer quanto per i millennial che preferiscono (67% contro 59% del 2017) spendere soldi in esperienze piuttosto che in una bella camera d’albergo, così come farne di nuove e inedite piuttosto che rilassarsi (67% anche in questo caso). Più nel dettaglio, la voce di spesa legata al cibo è aumentata del 61% dal 2017 al 2018.

E così sono nate a traino le foodcation, una parola composta da food e vacation andando a indicare un modo di viaggiare che mette al centro il cibo, inclusa la ricerca di esperienze particolari, così come tradizioni e ricette della destinazione visitata.

Ad accogliere il maggior numero di turisti stranieri negli ultimi 18 mesi sono state Le Cesarine delle grandi città d’arte come Roma, Firenze Venezia, Napoli, Bologna e Milano cui si sono aggiunte, nel corso dell’estate, quelle delle destinazioni di villeggiatura: Sorrento, Como e Siena sul podio.

Ed è uno spaccato socio-demografico interessante anche quello che i turisti, alla ricerca di food experience autentiche, hanno offerto alla rete delle Cesarine e Cesarini: a loro volta persone dall’età media di 57 anni, spesso professionisti (alcuni dei quali in pensione), guidati oltre che dall’amore per la cucina anche dalla curiosità per il confronto con culture straniere.

L’identikit di coloro che hanno riservato, nell’ultimo anno, cene e lezioni di cucina sul portale delle Cesarine è rappresentato da nuclei familiari maturi (capifamiglia oltre i 50 anni), stranieri, provenienti per lo più da grandi città statunitensi (New York in testa, seguita da Houston mentre dal vecchio continente, Monaco di Baviera, Parigi, Zurigo e Londra), capitanati da donne – il 60% delle prenotazioni viene dal gentil sesso – con un elevato grado di istruzione e buona capacità di spesa.

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