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Canapa, a chi fa paura questo boom?

città: Milano - pubblicato il:
coltivare canapa - canapa mundi

La storia sembra ripetersi, la canapa, l’oro verde, è un’ottimo investimento agricolo, è la base di una vasta produzione. Eppure, si riduce a un solo aspetto: quello degli stupefacenti

Ormai lo definiscono l’oro verde dell’agricoltura. È questo il nuovo sinonimo della canapa che nell’ultimo triennio ha vissuto un vero e proprio boom: +200%. La superficie coltivata a canapa, infatti, è passata dai 950 ettari del 2016 agli oltre 3.000 ettari (Fonte: Cia) coinvolgendo centinaia di aziende agricole.

In Lombardia, per esempio, sarebbero oltre 160 gli ettari coltivati a canapa con un aumento del 600% tra 2014 e 2018 (Fonte: Coldiretti).

Pasta, pane e farina che non contengono glutine; olio ricco di Omega 3 e dalle spiccate proprietà antiossidanti; mattoni ecologici per la bioedilizia; pellet per il riscaldamento delle case; produzione di tessuti resistenti e green; senza dimenticare gli utilizzi per detersivi, tinte e colori, solventi e inchiostri.

Ecco perché non si può ridurre la questione canapa alla sola cannabis light” afferma la Cia-Agricoltori Italiani, in merito alla decisione delle sezioni unite penali della Cassazione, che potrebbe rischiare di bloccare un settore in pieno sviluppo “La canapa rappresenta un’occasione unica per i territori. Contribuisce a ridurre il consumo di suolo, diserbare i terreni e bonificarli dai metalli. In più, ha un alto valore aggiunto per il Made in Italy, grazie proprio ai suoi mille impieghi nel campo dell’alimentare, della cosmetica, del tessile, del verde ornamentale, della bioedilizia e delle bioplastiche“.

Il timore che l’intero settore della canapa possa subire uno stop, a causa di carenze legislative che “devono essere colmate al più presto” conclude CiaIl Parlamento porti chiarezza a un comparto di assoluto interesse per il Made in Italy, che non può vivere di vuoti e incertezze normative“.

La storia sembra ripetersi. Fino agli anni ’40 la canapa era più che familiare in Italia, tanto che il Belpaese con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore di canapa al mondo (dietro soltanto all’Unione Sovietica).

Il declino, spiega la Coldiretti, è arrivato per la progressiva industrializzazione e per l’avvento del boom economico che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche, ma anche dalla campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha gettato un’ombra su questa pianta.

E Coldiretti ricorda: già nel 1961 il Governo italiano sottoscriveva una convenzione internazionale chiamata Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti (seguita da quelle del 1971 e del 1988), in cui la canapa sarebbe dovuta sparire dal mondo entro 25 anni dalla sua entrata in vigore mentre nel 1975 esce la legge Cossiga contro gli stupefacenti, e negli anni successivi gli ultimi ettari coltivati a canapa scompaiono.

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