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Gli italiani sono preoccupati dall’inquinamento dell’aria

città: Milano - pubblicato il:
inquinamento indoor - soluzioni dyson

Due italiani su tre sono preoccupati, seriamente, del peggioramento della qualità dell’aria ma ritengono che il problema sia solo esterno e ignorano i danni legati all’inquinamento indoor

Il problema della qualità dell’aria è sentito soprattutto nel nord Italia dove ben il 41% degli abitanti – ma nelle grandi città, Milano e Torino, la percentuale si alza rispettivamente al 50% e 57% – considera l’inquinamento un rischio per la propria persona.

Tuttavia, nonostante l’interesse e l’attenzione al tema sia elevato si ritiene ancora, erroneamente, che casa e ufficio siano gli ambienti più sicuri per sottrarsi al problema quando invece l’inquinamento indoor è un nemico letale.

Di questo sia a Milano che a Torino c’è un elevato livello di consapevolezza, con un interesse che è destinato a crescere nel prossimo quinquennio; inoltre anche nelle famiglie che hanno figli minorenni si è riscontrata una maggiore attenzione al tema dell’inquinamento indoor. tema che non va sottovalutato!

Ogni giorno, infatti, inaliamo fino a 9.000 litri d’aria e, naturalmente, la maggior parte degli inquinanti che respiriamo sono quelli presenti negli ambienti interni, poiché è qui che trascorriamo fino al 90%3 del nostro tempo, per lavorare, studiare, mangiare, fare sport, dormire, giocare.

La qualità dell’aria indoor può essere peggiore rispetto a quella outdoor e l’inquinamento può penetrare nelle nostre case quando apriamo porte o finestre.

Non tutti sanno però che può anche essere prodotto internamente dalle nostre attività quotidiane e dagli oggetti domestici – fumi, odori e particelle inquinanti emessi da fornelli a gas e processi di cottura del cibo; benzene e COV (Composti Organici Volatili) rilasciati da prodotti per la pulizia e la cura personale, profumi o candele profumate; formaldeide e polimeri emessi da mobili, materiali edili e isolanti, vernici, finiture per pavimenti; muffa e spore di muffa provenienti da zone umide.

Quanta percezione c’è dell’inquinamento indoor?

Secondo una ricerca condotta da Toluna per Dyson su un campione di abitanti del Nord Italia, 1 persona su 2 ritiene la qualità dell’aria in casa migliore di quella esterna e solo il 14% del campione mostra di comprendere gli effetti dell’inquinamento indoor sul benessere.

Funghi, muffe e odori non sono percepiti come particolarmente rilevanti, mentre fumo di sigaretta e polveri sottili – considerati come pericolosi soprattutto nelle grandi città – non sono ritenuti diffusi all’interno degli spazi interni.

La stanza della casa considerata più inquinata è la cucina (per il 43% degli intervistati), seguono a distanza camera da letto (24%), bagno (22%) e soggiorno (15%).

Ma come ci si comporta per risolvere o minimizzare l’inquinamento interno? In questo caso nella percezione dei cittadini prevalgono le norme dettate dal buon senso: areare spesso l’ambiente domestico (75% del totale), evitare di fumare in casa (64%), cambiare spesso biancheria e lenzuola (57%), utilizzare un aspirapolvere di buona qualità per le pulizie (50%).

Se si chiede però se si conoscono tecnologie o prodotti in grado di aiutare a risolvere il problema, la risposta degli intervistati – circa la metà – è stata positiva affermando di sapere cosa siano i purificatori e considerandoli tra le soluzioni efficaci per combattere l’inquinamento indoor.

Entrando più nel dettaglio un terzo del campione dimostra di associare il filtro HEPA a un sistema che blocca le particelle inquinanti, considerando camera da letto e soggiorno come gli spazi della casa in cui prendersi cura della qualità dell’aria, posizionandovi un purificatore (rispettivamente il 63% e il 60%). La cucina è al terzo posto, con 1 intervistato su 3 interessato all’eliminazione dei cattivi odori.

Per quanto riguarda poi l’uso dei purificatori, gli abitanti di Milano per il 22% dichiarano di possederne uno e quelli di Torino per il 20%.

Con un uso medio di 4-5 ore al giorno, le donne si dimostrano più interessate alla purificazione dell’intera stanza e alla silenziosità della macchina, mentre per uomini e fasce giovani è più rilevante poter purificare il proprio spazio personale.

La fascia dei 45-54enni è invece più interessata all’aspetto dell’innovazione.

In generale dalla ricerca emerge come, a dispetto di una relativamente limitata consapevolezza dell’inquinamento indoor, il livello di attenzione rispetto al tema sia aumentato negli ultimi anni soprattutto in città come Milano e Torino (62% e 61% rispetto al 51% del campione totale del nord Italia) e sia destinato a crescere nei prossimi 5 anni – in particolare per donne, 35-44enni e famiglie con figli minorenni.

Cosa serve? Aumentare la percezione del problema

Anche se i cittadini informati sul problema dell’inquinamento indoor, soprattutto nelle grandi città, sono tanti serve un piano di comunicazione e di educazione sulla cattiva qualità dell’aria all’interno delle nostre case.

Pensare che il problema dell’inquinamento sia risolto magicamente una volta chiusa la porta di casa o dell’ufficio è una pura illusione; è quindi necessario informarsi per conoscere quali siano le soluzioni che permettono di limitare l’inquinamento interno, negli ambienti in cui rimaniamo più tempo.

La tecnologia ormai offre purificatori, vernici e altri sistemi che aiutano a purificare l’ambiente riducendo gli inquinanti che vi si annidano. Per offrire un punto informativo sui prodotti e sulle tecnologie per limitare l’inquinamento indoor Dyson ha dato vita a un’attività itinerante – conclusasi lo scorso 14 giugno – partendo da Piazza Gae Aulenti di Milano.

All’interno dell’installazione si poteva vedere con i propri occhi come gli inquinanti presenti negli ambienti indoor – particelle, gas, COV, ma anche allergeni, batteri, pollini e muffe – potessero venire abbattuti, migliorando la qualità dell’aria, grazie alla tecnologia Dyson.

Se non avete potuto farlo di persona vi consigliamo di guardare il video che abbiamo realizzato.

La ricerca Toluna per Dyson

Ecco alcuni dati relativi alla composizione del campione analizzato da Toluna per la ricrca sulla percezione del problema dell’inquinamento indoor, commissionata da Dyson:

  • genere (uomo: 48%, donna: 52%)
  • regione (Lombardia: 37%, Veneto: 20%, Piemonte: 15%, Emilia-Romagna: 13%, Liguria: 6%, Friuli Venezia Giulia: 5%, Trentino Aldo Adige: 2%, Valle d’Aosta: 0,3%)
  • istruzione (licenza media: 10%, scuola superiore: 53%, laurea: 32%, post laurea/master: 5%)
  • minori in famiglia (sì: 46%, no: 54% / 0-3 anni: 16%, 4-6 anni: 19%, 7-9 anni: 17%, 10-12 anni: 20%, 13-15 anni: 17%, 16-17 anni: 12%)
  • area (zona urbana: 63%, campagna/rurale: 37%)
  • professione (part-time: 21%, full-time: 79% / imprenditore, libero professionista: 11%; artigiano, commerciante, agenti autonomi, agricoltore indipendente: 3%; dirigente, funzionario, quadro: 7%; impiegato, insegnante: 46%; operaio, commesso, agricoltore indipendente: 14%; casalinga: 8%; studente: 2%; pensionato: 0,3%; non occupato: 8%)
  • reddito (fino a 20K 21%, 20-50K 49%, >50K 20%, preferisco non rispondere 11%)
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