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La visione di chimica verde di Maire Tecnimont

città: Brescia - pubblicato il:
nextchem

Parte da Nextchem e da un impianto di upcycling dei rifiuti di plastica la strada che porterà il colosso del petrolchimico a investire in progetti più sostenibili

È proprio così: il petrolio di domani sono gli scarti. Anche di plastica. I nostri scarti, quelli dell’industria: da dove vengano poco conta. Di fatto saperli rilavorare al meglio farà la differenza. Se n’è accorto anche un colosso del petrolchimico come Maire Tecnimont che sta annunciando una serie di azioni volte al green.

E con le dovute maniere le sta presentando ai propri clienti specificando che continueranno a credere nella plastica convenzionale, ma sono pronti a investire nel suo riciclo.

Da lavorare con fonti rinnovabili, ovviamente, fino anche ricorrendo all’idrogeno. Su cui Maire Tecnimont ha messo gli occhi e ci sta lavorando a fianco di Eni.

Nasce su quest’onda la riqualificazione del sito industriale di Bedizzole (Brescia) che ricade sotto l’egida di NextChem, in sostanza il braccio armato della chimica verde del Gruppo Maire Tecnimont.

60 gli attuali dipendenti e 8 le controllate cui potrebbero a breve aggiungersene altre visto che Pierroberto Folgiero, amministratore delegato del Gruppo Maire Tecnimont, parla a una platea durante l’inaugurazione dell’impianto fatta anche di startup e imprenditori accennando anche al fatto che “stiamo perseguendo un approccio innovativo dal punto di vista delle idee e con la collaborazione di Politecnico e Luiss vogliamo essere anche acceleratori di idee e startup“.

La tecnologia implementata nello stabilimento di Bedizzole è proprietaria e top secret: sono veramente pochi i dettagli tecnici rilasciati durante l’inaugurazione. Se non che il sito è gestito da MyReplast Industries, una delle controllata di NextChem.

L’impianto bresciano sarebbe in grado di produrre oltre 40mila tonnellate all’anno di polimeri riciclati, trattando varie tipologie di rifiuto plastico in ingresso, sia nell’ambito del post-consumo industriale (componenti di autovetture, scarti di produzione di packaging alimentare e industriale), sia nel campo post-consumo urbano (ma qui dovrebbe scattare la collaborazione con i Comuni e i consorzi quali Corepla).

Al momento però, lo afferma anche il presidente Fabrizio Di Amato, presidente e fondatore del Gruppo Maire Tecnimontqui si lavorano solo gli scarti industriali raccolti direttamente dalla nostra rete“.

In realtà sarebbero solo quelli di minor pregio e quindi meno costosi (ma malgrado più volte richiesto non si fa cenno a quale costo NextChem porta in casa gli scarti e a quale costo vende la materia prima seconda).

Scarti minimi (ma forse anche quelli ri recuperabili magari per farne fertilizzanti – ndr) con un’efficienza di riciclo del 95%” dicono in NextChem tanto da intendere che questo sarebbe un vero e proprio processo di up-cycling.

Come dire la plastica che esce da qui è meglio di quella che nasce dal petrolio. “E siamo in grado di fornire ai nostri clienti” spiega il direttore commerciale Valerio Coppiniun pellet diverso da quello che si trova oggi sul mercato. Anche suddividendolo per colori“.

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