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6,3 milioni di euro per la ricerca biobased

città: Bologna - pubblicato il:
ingreen ricerca biobased

È quanto porta a casa il progetto Ingreen che punta a studiare il riuso di scarti di diversi settori industriali. In Italia è l’Università di Bologna il fulcro della ricerca

6,3 milioni di euro sono stati messi a disposizione nell’ambito della Bio-Based Industries Joint Undertaking (BBI JU) su un progetto europeo, parte del programma Horizon 2020, che potrebbe fare da volano per il decollo della bioeconomia anche nel nostro Paese.

Stiamo parlando di Ingreen, che si propone di dare un contributo importante alle sfide poste a livello scientifico, economico e sociale dall’economia circolare. Puntando alla riconversione di scarti e sottoprodotti dell’industria agro-alimentare e delle acque di cartiera in nuovi ingredienti bio-based da utilizzare in ambito industriale.

Coordinatrice scientifica italiana è Rosalba Lanciotti del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari dell’Università di Bologna.

Per l’Alma Mater sono coinvolti inoltre il Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie e il Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali. Il contributo per l’Università di Bologna è di circa 800mila euro.

Ingreen e le sfide della bioeconomia

La bioeconomia è un modello economico e culturale che punta a convertire, con tecnologie innovative ed efficienti di biotecnologia industriale, le risorse biologiche e rinnovabili prodotte dalle industrie in nuove materie prime.

La sfida che parte con Ingreen è arrivare a generare nuove catene di valore bio-based tra settori molto distanti tra loro: da quello alimentare, dei mangimi e dei cosmetici, fino a quello farmaceutico, nutraceutico e dell’imballaggio.

Altro obiettivo è incrementare la conoscenza e la consapevolezza della società sui benefici e sulle opportunità dell’economia circolare.

Ingreen, infatti, punta a valorizzare scarti e sottoprodotti dell’industria agro-alimentare e delle acque di cartiera, trasformandoli in ingredienti bio-based, attraverso processi biotecnologici sostenibili e validati a livello industriale.

Questi ingredienti potranno così essere riutilizzati, in ambiente industriale, per la produzione di nuovi prototipi alimentari, mangimistici, nutraceutici, cosmetici o farmaceutici di elevata qualità, più sostenibili e più efficaci rispetto ai prodotti di riferimento oggi in commercio.

Il progetto inoltre si propone di arrivare a produrre, a partire da reflui a elevatissimo impatto ambientale come le acque di cartiera, un film completamente biodegradabile a base di poli-idrossialcanoati (PHA) da utilizzare in contenitori innovativi ed ecocompatibili, idonei al confezionamento di prodotti alimentari, nutraceutici o farmaceutici.

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