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Dopo le proteste le azioni: ecco come ridurre l’impatto ambientale

città: Milano - pubblicato il:
ridurre l'impatto ambientale

Quando si parla di cambiamenti climatici le azioni dei singoli possono risultare determinanti. Diminuendo l’impatto ambientale di tutti noi, possiamo ridurre la produzione di gas serra

Quali azioni adottare per ridurre l’impatto ambientale? Come? Quando? La strada ce la indicano gli scienziati. Dobbiamo solo avere un po’ di tempo per leggere le indicazioni e un po’ di pazienza e di coraggio per seguirle.

Quindi, per prima cosa dobbiamo capire che il nostro è un problema di cultura. Sapere cosa fare, induce a fare (a meno che non si è proprio degli sprovveduti insensibili, leggi anche negazionisti).

Frank Raes, fondatore del Museum of Anthropocene Technology, intervistato a Como ospite del Progetto Smart all’interno del Now Festival, ha messo in chiaro l’importanza del rapporto tra scienza e società.

Sono chiamato per fare una testimonianza scientifica. Va benissimo perché tutto quello che sappiamo sul cambiamento climatico viene dalla ricerca scientifica. Ricerca scientifica vuol dire osservare le cose, provare a capirle, fare ipotesi tornare all’osservazione per confermare queste ipotesi, finché pian piano queste ipotesi diventino valide descrizioni della realtà. È questo che la climatologia fa da quasi mezzo secolo, e che ci permette di parlare di un cambiamento climatico in corso, delle sue cause: le attività umane, le sue conseguenze: disastrose soprattutto per i più vulnerabili“.

Perciò, risulta importante che le piattaforme di comunicazione incoraggino e diano spazio agli scienziati affinché tramandino i consigli più semplici e utili. Questo è il senso di un articolo apparso in questi giorni sul quotidiano The Guardian, in cui sono state riportate le interviste ad alcuni scienziati del clima. E i loro suggerimenti.

Tom Bailey, responsabile del consumo sostenibile al C40 Cities Climate Leadership Group propone una settimana lavorativa accorciata, lo scopo di questa idea è quello di diminuire la produttività e la richiesta di beni, infine ribilanciare il consumo tra coloro che possiedono più del necessario e le persone sotto la soglia di povertà.

Dave Reay, del dipartimento di gestione del carbonio ed educazione presso l’università di Edimburgo, specializzato in sfruttamento del suolo, agricoltura e cambiamenti climatici, ha modificato drasticamente il proprio stile di vita dopo aver condotto alcune ricerche sulle emissioni domestiche e individuali (la maggior parte delle quali deriva dagli spostamenti, in particolare quelli aerei).

Quindi, in un certo senso Reay dice: “prendete meno aerei“.

Il punto focale di questo intervento sta nell’idea che questo tipo di spostamenti non sia da vietare se si vuole rispettare l’ambiente, ma che sia necessario sviluppare un senso critico, ovvero utilizzare tale mezzo di trasporto solo in occasioni che giustifichino la scelta.

Cambiare stile di vita è possibile” afferma ancora Raesed è una strada importante per contrastare il cambiamento climatico. Ci sono due problemi però“.

Il climatologo teme infatti il problema della massa. “Dobbiamo farlo tutti, 10 miliardi di persone. Il clima è un ben comune, come l’aria, la pace, la democrazia. Siamo tutti responsabili per questi beni. Ma se siamo tutti responsabili è facile dire: beh oggi prende la macchina tanto sono uno su 10 miliardi, che differenza fa?“.

Il secondo problema citato da Raes è che “anche i più attenti all’ambiente continuano a produrre 3-4 tonC02/anno”. Non si arriva mai a zero. Perché anche quando si usa il trasporto pubblico, si usano spesso mezzi di vecchia tecnologia (leggi diesel).

Ed è qui che comincia il ruolo della politica” ammonisce RaesÈ ingenuo pensare che arriveremo a forte riduzione di gas serra basandoci sulla buona volontà della gente. Non è solo ingenuo, è anche cinico pensarlo. Ci vogliono politiche che pian piano portino gli uomini a vivere in un modo meno inquinante, più sostenibile. E qui ci sono due strade che dobbiamo percorrere: prima far pagare quello che inquina, tramite le tasse e continuare a investire sulle nuove tecnologie che non inquinano“.

Il dato importante da tenere a mente è che “l’impatto dei singoli nella questione ambientale conta per il 72% delle emissioni di gas serra: riscaldamento e consumo elettrico, mobilità, dieta. Tutto conta e tutto va limitato“.

Come dice Raes nella nostra testa bisogna far entrare il concetto che “abbiamo ancora da spendere solo 100 tonnellate di CO2: questo è il budget di ognuno di noi“.

Non di più: e pensare che un italiano produce 7 tonCO2 all’anno. I conti non tornano. Come afferma Kimberly Nicholas, professore associate di scienze della sostenibilità all’università di Lund, Svezia, per ridurre l’impatto ambientale e limitare il surriscaldamento a 1,5°C, seguendo le linee guida dell’Accordo di Parigi, il prossimo decennio sarà determinante: è fondamentale muoversi velocemente per dimezzarle il prima possibile.

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