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Le urgenze dei Verdi in Europa: le dettaglia Monica Frassoni

città: Milano - pubblicato il:
monica frassoni - verdi europei

Incontriamo Monica Frassoni nei giorni dell’insediamento del nuovo Parlamento Europeo e in questa lunga intervista scopriamo anche chi è e come si comporta nella vita di tutti i giorni la co-presidente del Partito Verde Europeo

Monica Frassoni è forse l’italiana più verde che c’è. Questo quanto meno quale co-presidente dal 2009 del Partito Verde Europeo.

Sul campo è consigliera eletta al municipio di Ixelles, quartiere popoloso e cosmopolita della regione di Bruxelles, che, ci spiega, “insieme al sindaco e alla maggioranza verdi, sto tentando di trasformarlo in un modello di sostenibilità e giustizia sociale“.

La sostenibilità la vive in prima persona usando molto i mezzi pubblici e la bicicletta: “poiché ho la fortuna di vivere in una città e in un paese che aiutano molto in questo senso. Cerco di prediligere il treno all’aereo per gli spostamenti di lunga distanza, laddove possibile (difatti il potenziamento del trasporto su rotaia rispetto alla gomma e agli aeroplani è una delle richieste principali dei Verdi Europei)“.

Cerco di fare una spesa mirata, evitando le monoporzioni, che sono anche meno convenienti dal punto di vista economico, così come riducendo la quantità di carne che consumo”.

“Ma, soprattutto, esercito il mio diritto di voto sostenendo quei partiti che davvero si impegnano per consegnarci un modo sostenibile, ossia i Verdi: l’impegno di ogni singolo cittadino è importante, ma la vera differenza tra il disastro climatico e la sopravvivenza verrà decisa dai grandi stati, dalle grandi multinazionali; è solo azzerando le emissioni fossili entro il 2050 che riusciremo ad affrontare il cambiamento climatico, e avere Verdi nelle stanze dei bottoni e nei livelli decisionali è ciò che può riorganizzare e riorientare tutto il nostro sistema economico verso la sostenibilità ambientale e sociale“.

Nata in Messico, Monica Frassoni studia Scienze Politiche all’Università di Firenze e parla 6 lingue (“sono convinta” dice “che lo studio delle lingue straniere sia un passaggio obbligato per farsi strada nella nostra società“). Ma italiana lo è, e molto.

E quando parla le si riconosce un leggero accento bresciano. Che le dà verve spontanea. Green Planner l’ha incontrata al Palazzo delle Stelline di Milano durante un incontro organizzato dall’uscente eurodeputata Alessia Mosca.

Monica Frassoni era gomito a gomito con Giuliano Pisapia (appena eletto parlamentare europeo nel gruppo europeo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici per il Pd). I due si ascoltano. La Frassoni mette in chiaro le sue urgenze.

Insomma, nuovo parlamento europeo (si è insediato il 2 luglio), vecchi problemi: su quali punterà subito l’attenzione?

Innanzitutto, una questione fondamentale che la nuova legislatura dovrà affrontare riguarda la definizione del bilancio europeo per il 2021-2027, decisione che al momento è bloccata a livello del Consiglio Europeo.

Non si tratta di una questione meramente tecnica: decidere dove investire fondi significa decidere quali sono le priorità politiche dell’Unione Europea per i prossimi sette anni. Seguire i soldi significa perciò seguire anche il futuro della UE.

Altro tema essenziale è quello della lotta al cambiamento climatico: poche settimane fa, infatti, alcuni governi nazionali, guidati dai Paesi del Gruppo di Visegrád, hanno posto il veto a obiettivi molto più ambiziosi nella riduzione delle emissioni climalteranti, una delle soluzioni più urgenti che abbiamo per impedire l’apocalissi climatica.

E il tema della trasformazione ecologica delle nostre economie è quello che abbraccia in maniera comprensiva tutta la società: dalla questione dei posti di lavoro, a quella dell’energia e dell’indipendenza dalle fonti fossili (soprattutto se importate), dagli aiuti allo sviluppo sostenibile dei paesi terzi a quello del commercio, solo per citarne alcuni.

Né possiamo non menzionare un tema di sempre grandissima attualità, soprattutto in Italia: la riforma del famigerato Accordo di Dublino per le politiche di asilo; quello che obbliga gli Stati di primo approdo a occuparsi loro stessi delle procedure di registrazione e richiesta asilo.

Quello che Stati come l’Ungheria (che rifiutano categoricamente la redistribuzione dei migranti) non vogliono modificare. Quello stesso accordo la cui riforma era stata preparata dal Parlamento UE e che avrebbe giovato proprio ai paesi di primo approdo, e quindi all’Italia, abolendo questa regola. Riforma che l’Italia di Salvini e Di Maio ha affossato.

Infine, c’è il tema dei diritti: al momento ci sono due governi per i quali è scattata la procedura dell’articolo 7 del Trattato di Lisbona, ossia Ungheria e Polonia. Ma la lista dei Paesi europei in cui ci sono violazioni dei diritti fondamentali più o meno nascosti è sempre e pericolosamente più lunga. La UE deve ritornare a essere la casa della salvaguardia dei diritti dei cittadini.

Lavorerete come preannunciato alle Stelline con il Pd e in particolare con Pisapia: come e su quali temi?

Non è esattamente così. Noi siamo una forza politica autonoma e quindi come tale dobbiamo essere considerati.

Anche per noi ora è questa la sfida: usare i prossimi mesi per consolidare e rafforzare una proposta ambientalista autonoma che sia riconosciuta come tale anche nel panorama elettorale italiano, come avviene in tutta Europa, una proposta con al centro il Green New Deal (la trasformazione ecologica del modello di sviluppo), il ruolo delle donne, la protezione dei diritti di tutte e tutti.

C’è un errore passato del quale state facendo tesoro (sia per non ripeterlo, sia per proseguire in maniera diversa)?

Non vogliamo né possiamo più permetterci di essere il cappellino verde in coalizioni per le quali l’ecologismo è solo un accessorio più o meno utile (spesso meno che più). Né vogliamo presentarci come il partito dei No, come NIMBY che bloccano tutto, come invece è l’ambientalismo di maniera del M5S.

Noi abbiamo proposte concrete di cambiamento (vero), proposte che sono le stesse in Germania, Francia, Svezia, quelle del manifesto per la campagna europea dei Verdi Europei. In questo, però, un forte ruolo hanno i media, che ci hanno lasciato e continuano a lasciarci pochissimo spazio, rispetto alle altre forze politiche.

Come si spiega il divario tra Europa e Italia sui temi verdi?

In soldoni: in Italia si pensa che con l’ecologismo non si vincano le elezioni, cosa che invece non è assolutamente vera, basti guardare all’ultimo anno di Onda Verde.

Paradossalmente, le altre forze politiche fanno una specie di greenwashing, si appropriano di temi verdi poiché oggi questi sono sulla cresta dell’onda, ma poi ovviamente alle parole non fanno seguire i fatti, come abbiamo visto, per esempio con il Partito Democratico.

E il fatto che si tratti di miopia e volontà politica lo dimostra proprio il fatto che, invece, a livello di società civile e mondo dell’impresa, l’Italia risulta la seconda green economy d’Europa dopo la Germania, non il solito fanalino di coda, la seconda!

Il ritratto di un popolo ecoindifferente è una grossolana semplificazione per nulla rispondente al vero: c’è molto da lavorare a livello di rappresentanza e dirigenza, ma le basi ci sono. Altrimenti l’Italia non sarebbe tra i paesi con il maggior numero di partecipanti alle varie manifestazioni dei Fridays for Future!

Passato e presente di Monica Frassoni

Le domande politiche a Monica Frassoni finiscono qui. Ma noi abbiamo bisogno di conoscerla meglio. Ecco allora che la nostra intervista continua su un fronte più personale.

Quando ha iniziato il suo percorso politico e perché?

Quando mi sono avvicinata al movimento federalista europeo, durante i miei anni da universitaria a Firenze. Devo dire che il federalismo ha letteralmente cambiato la mia vita: volevo infatti trasferirmi in America Latina dopo la laurea, ma fui eletta Segretaria Generale della Gioventù Federalista Europea, quindi invece presi armi e bagagli (e la tesi da completare) e mi trasferii a Bruxelles, dove vivo ancora oggi.

È con il federalismo che sono diventata una ardente e appassionata europeista: il passaggio a funzionaria nel gruppo dei Verdi/ALE al Parlamento UE è stato molto breve; ancora più breve, grazie soprattutto all’incontro con due capisaldi dell’ecologismo italiano, i mai troppo compianti Alex Langer e Adelaide Aglietta, è stato poi il passo che mi ha portata ad abbracciare la politica verde e a rendere la giustizia ambientale e sociale il centro del mio percorso politico.

È proprio la politica attiva, infatti, nella sua accezione di cosa della città, e quindi nella dimensione di partecipazione collettiva alla vita pubblica, che io considero la base del nostro vivere sociale, nei rapporti sia tra noi che con l’ambiente che ci circonda.

Il modo in cui plasmiamo la politica, perciò, ha effetti concreti su noi stessi: se voglio un futuro giusto e sostenibile, è partecipandovi attivamente che posso contribuire a crearlo.

Quali sono i suoi skill?

Innanzitutto, per quello che faccio, che sia lavoro di advocacy o politico, provo una genuina e vera passione e interesse, che sono riuscita a coltivare in anni di impegno che mi hanno portata a lavorare su temi concreti e a conoscere esperti di molti settori, anni grazie ai quali ho acquisito conoscenze tecniche fondamentali che mi hanno portata a diventare una delle voci più influenti in materia di politiche energetiche e di questioni istituzionali comunitarie.

Ha degli hobby particolari?

Amo molto lo sport, in particolare fare jogging all’aperto e il ballo. Sono un’accanita lettrice del noir mediterraneo di Petros Markaris, amo cantare e andare all’opera e sono grande fan della cucina messicana.

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