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Storia di un Castello (quello di Miradolo) e del suo parco

città: Torino - pubblicato il:
castello di miradolo

Il Castello di Miradolo, piemontese, un grande parco e tutta la sua flora. Salvaguardata con amore da un progetto culturale di ampie vedute. Voluto fortemente da due donne

A San Secondo di Pinerolo, a pochi chilometri da Torino e all’imbocco della Val Chisone, sorge l’antico Castello di Miradolo risalente alla fine del 1700, con il suo suggestivo giardino ricco di storia naturale e di particolarità botaniche che dal 2007, grazie all’acquisto da parte di un gruppo di privati e al fondamentale investimento di risorse, tempo e idee da parte della Fondazione Cosso, ha ritrovato la sua antica bellezza.

Entrando nel parco ci si immerge in un museo naturale mozzafiato la cui storia inizia nell’ultimo quarto del settecento, quando un ricco possidente della zona, Gian Battista Macello (il cui cognome fu ingentilito e successivamente francesizzato in Massel), acquistò il castello e la terra intorno e i suoi discendenti, tra cui una intraprendente e illuminata nuora, Maria Elisabetta Ferrero della Marmora, detta Babet, ne fecero una dimora nobiliare e un luogo dove una flora varia e maestosa si offre silenziosa allo sguardo.

All’ingresso, appena dietro la casa del custode, ci imbattiamo in un bosco di bambù giganti con al centro un canale alimentato dal torrente; percorrendo il sentiero che fiancheggia la radura centrale lo sguardo si sofferma sui maestosi esemplari di ortensie dai colori tenui (Hydrangea macrophylla della varietà Otaksa e Mariesi Perfecta) e dai fiori bianchi e globosi di origine americana con foglie cuoriformi (la Hydrangea arborescens), spostandoci a ovest del parco osserviamo i cespugli di Hydrangea quercifolia, anch’essi originari dell’America Settentrionale.

Nei pressi della torre spiccano invece i cespugli vigorosi di Hydrangea paniculata, dalle lunghe infiorescenze bianche a fioritura tardiva.

La camelia, insieme all’ortensia e alla rosa, è uno dei fiori rappresentativi del giardino introdotto nel parco sul finire del 1800 e, grazie alla Fondazione Cosso, giovani esemplari della stessa specie verranno piantati nel parco nell’ambito di un importante progetto di ripopolamento del giardino storico.

E poi gli alberi, questi grandi, secolari silenziosi alberi dalle fronde ventose e accoglienti. Due esemplari di carpino bianco, con la trama del tronco lavorata dal tempo che ricorda un antico merletto, se ne stanno vicino a un boschetto di faggi.

Il tasso, l’albero più antico del parco, gode di una posizione di tutto rispetto accanto al Castello di Miradolo, nei pressi del portico; anche il Ginkgo Biloba, nei pressi della corte d’onore si mostra in tutta la sua rigogliosa vanità e poi abbiamo l’albero dei tulipani lungo il viale dei bossi che supera tutti in altezza con i suoi 40 metri; il cipresso calvo, nella zona nord del Parco, con il suo bel portamento e una dimensione importante se ne sta tranquillo e solitario sul prato centrale.

castello di miradolo - tour guidato

Ma gli alberi secolari e dichiarati monumentali non finiscono qui. Girando nel parco ce ne appariranno altri, l’Aesculus hippocastanum, un meraviglioso ippocastano dalla folta e larga chioma che raggiunge i 30 metri d’altezza, il Fagus sylvatica Aspleniifolia, il gigante buono del Parco, un faggio dalle foglie a forma di felce e una corteccia che sembra il manto dell’elefante, che con il suo portamento morbido abbraccia chi si ferma sotto la sua chioma.

La Sequoia sempervirens, un esemplare maestoso, in piena salute, campeggia sul lato interno del viale dei bossi, quello più ricco di esemplari di grandi dimensioni e contende al Liriodendro il primato di albero più alto del Parco.

Infine il Lagerstroemia, chiamato anche albero nudo per l’aspetto assolutamente unico del tronco e dei rami che si presentano lisci al tatto e di colore chiaro.

Due donne dicevamo, Maria Luisa Cosso e sua figlia Paola Eynard (due di due), che a partire dal 2008 danno vita a un progetto a lungo pensato, quello di riportare al suo antico splendore il Castello di Miradolo assieme al suo parco, luogo d’arte e natura che sorge ai piedi delle colline Pinerolesi e vicino al torrente Chisone da dove si possono rimirare i monti del Monviso e l’orlo delle colline intorno.

Le due di due costituiscono la Fondazione Cosso, di cui Maria Luisa è presidente e Paola vicepresidente. E così, la Fondazione Cosso in collaborazione con Avant-dernière pensée ha messo in cantiere diversi progetti volti a promuovere la tutela di questo patrimonio, il senso di responsabilità sociale verso il territorio e la collettività.

L’obiettivo è quello di risvegliare l’interesse per questo luogo ricco di storia, in cui arte e natura viaggiano insieme, mediante la ideazione e realizzazione di progetti didattici destinati soprattutto ai ragazzi delle scuole secondarie di II grado e alla comunità di insegnanti che accompagna gli studenti nel loro percorso di crescita e di responsabilità umana e sociale.

Tutti i progetti sono pensati e concepiti nell’ottica di dare nutrimento all’anima e al gusto del bello, cultura e natura si incontrano nell’ambito delle varie attività in un dialogo armonioso, e partendo da questo incontro si costruiscono percorsi didattici e di crescita personale e comunitaria in cui la bellezza si fa progetto, diventa l’approccio con cui guardare al futuro per plasmarlo con amore, sviluppare nuove coscienze e una relazione consapevole con il territorio e con il suo patrimonio storico, naturalistico e artistico.

La Fondazione Cosso per realizzare questo virtuoso programma si avvale non solo della professionalità e competenza degli esperti di Avant-dernière pensée, ma anche della collaborazione con scuole, famiglie, cooperative sociali e centri diurni, enti che gestiscono le attività extrascolastiche dei ragazzi e i centri estivi.

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