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E-Mobility in Italia: non più figli di un Dio minore

città: Roma - pubblicato il:
e-mobility

La transizione verso l’e-Mobility potrebbe coinvolgere più di 10mila imprese in Italia: è quanto emerge dallo studio La filiera della mobilità elettrica Made in Italy: imprese, territori e tecnologie della e-Mobility

Si è svolta a Roma la conferenza stampa per la presentazione dello studio realizzato da The European House – Ambrosetti per conto di MOTUS-E, l’associazione che – ci tiene a sottolineare il Direttore Generale Dino Marcozzi – non si prefigge scopi di rappresentanza di categoria ma di diffusione della cultura della mobilità sostenibile.

E non potrebbe essere altrimenti, visto che la categoria e-Mobility per ora non esiste: uno degli scopi dello studio, infatti, era proprio quello di definirne il perimetro ed è proprio questo uno dei risultati più interessanti di questo sforzo “durato molti mesi” come ci dice Lorenzo Tavazzi, Associate Partner di Ambrosettiin cui si è scelta una metodologia più lenta ma più affidabile, ovvero quella di andare a vedere, caso per caso, la quota parte di attività di ciascuna impresa dedicata alla mobilità sostenibile“.

Ne esce un quadro articolato fatto di aziende più o meno giovani (oltre il 22% ha meno di dieci anni ma quasi un quarto ne ha più di 40), più o meno grandi (il 29% fattura meno di 10 milioni, ma il più di un terzo ne fattura più di 100).

Queste aziende possono essere suddivise in un cluster core costituito da 163 aziende già attive nel settore specifico della mobilità elettrica in uno dei cinque sotto-settori definiti con l’occasione:

  1. manifattura
  2. vendita e distribuzione
  3. utilizzo (dove sono comprese i servizi di noleggio dedicati alle flotte aziendali) e post-vendita
  4. riciclo e second-life
  5. rete infrastrutturale di ricarica

tabella 1 - e-mobility

Inoltre sono state individuate e censite altre 10.000 imprese che, sebbene non ancora attive, potrebbero divenirlo in tempi brevissimi.

Questa categoria ha già oggi una consistenza piuttosto rilevante (circa 6 miliardi di fatturato, di cui il 90% in capo alle aziende core) ma soprattutto mostra una dinamica di sviluppo meteorica con un CAGR nell’ultimo quinquennio del 28,7%: se consideriamo che l’industria nel suo complesso nello stesso periodo ha mostrato un tasso aggregato di poco superiore all’1%, si capisce facilmente la strategicità di questo settore per l’economia italiana.

Ai dati aggregati si sommano poi le performance delle singole aziende, che mostrano un dinamismo nettamente superiore alle medie che caratterizzano il settore manifatturiero, con un tasso quasi doppio di aziende cosiddette leader (dove crescita dei ricavi a breve, crescita dei ricavi a medio e crescita dell’EBITDA si collocano al di sopra della media del settore) e quasi il triplo di aziende star (dove questi valori valgono il doppio delle medie di settore).

Questa effervescenza permette ad Ambrosetti di stimare crescite vertiginose per il comparto, che da qui al 2030 potrebbe valere quasi 100 miliardi di euro.

La politica, rappresentata oggi dal senatore Gianni Girotto (M5S) ha manifestato la propria sintonia e interesse nei confronti del quadro dipinto da Tavazzi, ricordando le misure già messe in campo o in lavorazione (ecobonus e sua estensione ai quadricicli, decreto micromobilità, semplificazione amministrativa per l’installazione di caricatori) oltre a ricordare che sono stati dedicati alla mobilità sostenibile ben 1 miliardo di investimenti in Venture Capital destinati a startup, PMI ma anche imprese in espansione.

articolo a cura di One Wedge

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