Home Eco Lifestyle Stop agli allevamenti intensivi: torturano gli animali e inquinano l’aria

Stop agli allevamenti intensivi: torturano gli animali e inquinano l’aria

città: Milano - pubblicato il:
allevamenti intensivi

Dalle ultime notizie riguardanti il tema del surriscaldamento globale emerge un altro problema, primario sotto molti aspetti, che riguarda gli allevamenti intensivi: questi posti, infatti, oltre a essere additati per il maltrattamento degli animali, producono emissioni tra le più inquinanti.

Dagli allevamenti intensivi, da cui deriva la parte più grande della carne e dei prodotti derivati consumata dall’uomo, si sprigionano metano e ammoniaca, emessi in vari stadi del ciclo di produzione di carne e latte: questi, sono responsabili di massicce alterazioni dell’aria e dell’equilibrio dei gas serra e fanno di questi allevamenti la seconda causa di inquinamento da polveri fini in Italia, responsabili del 15,1% del particolato PM2,5 della penisola, mentre l’industria contribuisce per l’11,1% e moto e auto per il 9%.

Ma quali sono gli effetti di questi prodotti degli allevamenti intensivi? Secondo uno studio dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, il metano rimane nell’atmosfera fino a 12 anni, durante i quali è 80 volte più potente dell’anidoride carbonica nel riscaldare il Pianeta, allo stesso tempo l’ammoniaca liberata in atmosfera – generata per il 75% in Italia da animali in allevamenti intensivi – si combina con altre componenti per generare proprio le polveri sottili.

Gli ultimi mesi del 2019 potrebbero però segnare una svolta, nel regolamento di questi allevamenti: da più parti si sono alzate le voci per dare uno stop agli allevamenti intensivi e gli sviluppi della politica europea nei prossimi mesi fanno ben sperare.

Iniziando il mandato di presidenza finlandese al Parlamento Europeo, in molti sperano che si lavori per risolvere i problemi maggiori in tema di cambiamenti climatici: “Per salvare il nostro pianeta da gas a effetto serra, inquinamento delle acque e del suolo, perdita di biodiversità ed estinzione delle specie, bisogna abbandonare al più presto il modello dell’allevamento intensivo. Solo così avremo meno emissioni, meno inquinamento, meno sofferenze, più qualità, più margine per le aziende agricole. Auspichiamo che la presidenza finlandese si attivi per premiare e diffondere modelli virtuosi” così l’europarlamentare Eleonora Evi durante il dibattito nella Commissione Ambiente del Parlamento europeo sulle priorità della Presidenza finlandese del Consiglio dell’UE.

Giunge così all’attenzione dei vertici delle istituzioni europee il problema degli allevamenti intensivi, che negli anni si è trasformata da una lotta appannaggio delle associazioni animaliste, interessate alle condizioni di vita di milioni di animali rinchiusi in gabbie, a una prerogativa di molti cittadini interessati non solo alla vita degli animali, ma soprattutto al benessere dell’ambiente e dell’aria.

Così conclude infatti l’europarlamentare Evi: “In Europa circa 300 milioni di animali sono confinati in gabbie e privati della possibilità di muoversi in modo naturale. L’iniziativa dei cittadini europei End the Cage Age ha visto la più grande coalizione di ONG, oltre 170 in tutta UE, e di cittadini, oggi già oltre 1,2 milioni hanno firmato, impegnarsi per chiedere la fine dell’uso delle gabbie negli allevamenti. Chiediamo alla Presidenza finlandese si attivarsi per fermare questa crudeltà che ha anche conseguenze dannose per l’ambiente“.

La petizione europea End the Cage Age può essere sottoscritta online.

Condividi: