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Domani è la Giornata globale di azione per l’Amazzonia

città: Roma - pubblicato il:
Giornata globale di azione per l'Amazzonia
Immagine di Victor Moriyama per Greenpeace

Domani, 5 settembre, è la Giornata globale di azione per l’Amazzonia, un evento indetto dall’Articolazione dei Popoli Indigeni del Brasile (APIB) per informare e denunciare la drammatica situazione degli incendi in Amazzonia.

Un’emergenza che non accenna a fermarsi nonostante la copertura mediatica abbia perso forza nel mostrare gli incendi che distruggono il polmone verde che tiene in vita noi e il Pianeta.

Nella sola giornata di ieri, infatti, sono stati rilevati 385 gli incendi nell’Amazzonia brasiliana mentre dall’inizio dell’anno sono stati quasi 94.000 quelli che hanno devastato il Brasile, 48.000 solo in Amazzonia. L’aumento degli incendi durante il mese di agosto è stato del 196 percento rispetto allo stesso periodo del 2018.

Giornata globale di azione per l’Amazzonia

L’APIB invita tutti noi a mobilitarci nella giornata di domani di fronte alle ambasciate e ai consolati brasiliani, ma anche presso le sedi di società e multinazionali che traggono profitto dalla distruzione della foresta amazzonica.

L’Unione Europea, durante il Vertice G7 a Biarritz (Francia) ha dichiarato di voler difendere l’Amazzonia stanziando fondi contro gli incendi, eppure continua a sostenere con sussidi pubblici il sistema industriale di produzione della carne e ha elaborato un Piano d’azione contro la deforestazione che non affronta i costi ambientali e umani delle proprie politiche commerciali e agricole.

In questo modo, continua a permettere a una manciata di multinazionali di accedere a nuovi mercati a scapito della necessità di valutare il costo ecologico, climatico e umano degli accordi commerciali in cui è coinvolta, come rischia di accadere nel caso dell’accordo di libero scambio Ue-Mercosur.

A giocare un ruolo chiave sono anche le grandi multinazionali. Per quanto riguarda il settore agroalimentare i fast food, per esempio, utilizzano grandi quantità di materie prime agricole la cui produzione è fra le principali cause di deforestazione in Brasile.

Inoltre, commercializzando grandi quantità di prodotti a base di carne nei mercati emergenti e in tutto il mondo, contribuiscono alla crescita della domanda mondiale di carne. Nonostante abbiano sottoscritto impegni di Zero Deforestazione, McDonald’s, Burger King, KFC e altre catene di fast food non stanno rispettando gli impegni presi.

Altri settori si sono dimostrati invece più recettivi: la VF Corporation, proprietaria di marchi come Timberland e The North Face, ha annunciato che sospenderà l’acquisto di cuoio dal Brasile fino a quando non contribuirà più ai danni ambientali del Brasile.

Le società di investimento Nordea Asset Management, Storebrand ASA e KLP hanno annunciato l’avvio di attività per monitorare ed eventualmente limitare gli investimenti in Brasile.

Chiediamo all’Ue una riforma della Politica Agricola Europea (Pac) con misure efficaci per ridurre la produzione di carne, tagliando i sussidi pubblici alla produzione industriale di carne e utilizzandoli invece per una vera transizione verso metodi di produzione ecologica. Chiediamo inoltre una normativa in grado di garantire che i prodotti immessi sul mercato europeo non siano collegati alla deforestazione, al degrado delle foreste o alle violazioni dei diritti umani, e di assicurare che il settore finanziario non sostenga questa devastazione: oggi non è così” dichiara Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia.

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