Home Eco Lifestyle Buco nell’ozono, i dati mostrano un inizio anomalo della sua stagione

Buco nell’ozono, i dati mostrano un inizio anomalo della sua stagione

città: Milano - pubblicato il:
buco dell'ozono
Grafico giornaliero di previsione dell'ozono che mostra una previsione sui valori totali di ozono della regione antartica (e zone di colore giallo, arancione e rosso rappresentano una concentrazione di ozono superiore alla media)

Secondo i dati del Copernicus Atmosphere Monitoring Service, la stagione del buco dell’ozono è iniziata con un comportamento anomalo, in anticipo sui tempi degli anni precedenti

Lo strato di ozono risiede nella stratosfera, oltre che nella nostra atmosfera, approssimativamente a 15-35 chilometri di altezza, e ha l’importante funzione di fare da scudo e proteggere il Pianeta dagli effetti dannosi delle radiazioni ultraviolette.

La sua formazione avviene principalmente nella stratosfera alle più irradiate latitudini tropicali, mentre la circolazione globale tende ad accumularlo maggiormente alle alte latitudini e ai poli.

Con la definizione di buco dell’ozono si intende la riduzione ciclica dello strato di ozono stratosferico (ozonosfera) che si verifica, principalmente in primavera, sopra le regioni polari. La diminuzione può arrivare fino al 71% nell’Antartide e al 29% (2011) nella zona dell’Artide.

Il fenomeno si è presentato per la prima volta decenni fa a causa delle emissioni nocive immesse dall’uomo nell’atmosfera, come sostanze chimiche derivanti da aerosol, refrigeranti, pesticidi e solventi.

Per bandire l’utilizzo delle principali sostanze chimiche dannose per l’ozono, nel 1987 a ricordo della firma del Protocollo di Montreal da parte di 196 stati, le Nazioni Unite istituirono la Giornata Internazionale per la preservazione dello strato di ozono, che quest’anno cade il 16 di settembre.

Inizio anomalo per la stagione del buco dell’ozono 2019

Ogni anno, con l’inizio della Primavera Australe a settembre, l’Antartide vede una ricomparsa della diminuzione dello strato di ozono: questo succede in quanto, durante l’inverno dell’emisfero australe, l’intera regione polare resta al buio, causando la formazione di particolari correnti d’aria, chiamate vortici.

Le sostante chimiche si accumulano all’interno di questi vortici polari e, al buio, rimangono inattive, con temperature che possono scendere al di sotto dei -78 gradi centigradi.

Nel momento in cui il sole sorge sul polo, l’energia solare rilascia nel vortice gli atomi chimici inattivi che, attivandosi, distruggono rapidamente le molecole di ozono e portano alla formazione del buco dell’ozono.

L’osservazione dello sviluppo del buco dell’ozono avviene da circa metà luglio fino alla sua dissoluzione, generalmente tra la fine di novembre e dicembre. Il buco dell’ozono raggiunge solitamente il suo apice tra metà settembre e l’inizio di ottobre.

Quanto ha notato il Copernicus Atmosphere Monitoring Service quest’anno è particolare: infatti, i dati del CAMS mostrano come il buco dell’ozono sia attualmente fuori centro e le previsioni indicano segni di instabilità dovuti a una sostanziale attività dinamica in una porzione rilevante della stratosfera.

Di conseguenza, l’estensione spaziale del fenomeno sta attualmente procedendo a un ritmo sostanzialmente più lento del solito. Un fenomeno che potrebbe portare a un buco dell’ozono più piccolo e probabilmente più breve.

Il controllo operativo del buco dell’ozono effettuato dal CAMS utilizza un modello computazionale combinato alle osservazioni satellitari, come avviene per le previsioni meteorologiche.

L’attività del CAMS può fornire un’idea chiara su come e se lo strato di ozono si stia rimarginando nel tempo, grazie a quanto concordato nel Protocollo di Montreal e dei suoi emendamenti che hanno vietato l’uso delle principali sostante chimiche dannose per l’ozono.

Secondo le valutazioni scientifiche sulla riduzione dell’ozono del 2018 prodotte sotto gli auspici del WMO, il recupero dello strato di ozono ai livelli pre-1970 avverrà intorno al 2060.

Condividi: