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L’altra faccia della plastica, in una mostra all’Acquario Civico di Milano

città: Milano - pubblicato il:
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All’Acquario Civico di Milano la mostra polivalente Blau – fotografie, sculture e installazioni – invita a una riflessione sul tema del rapporto fra uomo e ambiente, particolarmente difficile nell’era dell’Antropocene

Non è affatto facile immaginare i batteri che si cibano di plastica. Eppure, esistono e sono oggetto di ricerca nei laboratori, anche italiani, tanto che li si addita come una delle possibili soluzioni al problema dell’inquinamento da plastica dispersa.

Si deve a Elia Festa, vero e proprio artista visivo, l’idea che questi batteri siano visibili, rintracciabili da colori linee e forme. Le stesse che compongono molte delle installazioni in mostra fino al 3 novembre all’Acquario Civico di Milano.

Blau, questo il nome della mostra, si compone di fotografie, sculture e installazioni che invitano a una riflessione sul tema del difficile rapporto fra uomo e ambiente con particolare riferimento allo sfruttamento delle risorse idriche e al fenomeno delle cosiddette isole di plastica che infestano ormai da tempo i nostri mari.

Festa ha lavorato con gli associati di Corepla, il Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, e ha dato una nuova vita a vaschette monoporzione, lastre di plastica, fogli trasparenti.

Poi con arte digitale ha filamentato i movimenti che compongono i polimeri. E ce li ha messi sotto gli occhi.

Il percorso espositivo, che si rifà anche agli obiettivi di sostenibilità dell’Onu (c’è anche una vera e propria opera artistica dedicata), inizia con la sezione Lo specchio d’acqua composta da un grande ledwall a pavimento che ricrea un ambiente marino di fantasia in cui piante e animali interagiscono come fossero in un oceano in miniatura.

È il primo contatto con le tematiche della mostra: i visitatori calpestano il monitor contaminando un ambiente che, prima del loro passaggio, vive indisturbato.

Lo spazio successivo denominato Il vortice è caratterizzato da una installazione artistica che rappresenta un labirinto realizzato con pareti di plastiche riciclate nel quale il visitatore vivrà una sensazione di fastidio e smarrimento, venendo in continuo contatto con materiali plastici.

Segue la zona delle Vasche dei pesci con opere luminose che richiamano lo scioglimento dei ghiacciai fino ad arrivare al Giardino d’inverno, cuore dell’esposizione Blau, con 14 grandi opere dell’artista rappresentative della tematica dell’acqua nelle sue diverse forme.

Quindi si arriva alla sala dell’immersione nella quale un gioco di proiezioni di opere di Festa su temi legati all’acqua e alle plastiche, accompagnato da effetti musicali con musiche di Piero Salvatori, accresce la suggestione di camminare su fondali oceanici al di sotto delle grandi isole di plastica, completamenti immersi nell’acqua.

I visitatori di Blau diventano quindi ospiti in un ambiente di cui al contempo scoprono di essere la causa del disagio che hanno nell’esplorarlo.

Lungo il percorso sono inoltre collocate le opere di altri artisti, chiamati da Elia Festa a dialogare con lui sui temi del cambiamento climatico e della salvaguardia ambientale.

Alfredo Rapetti Mogol, Eve Carcan, il duo artistico formato da Claudia Cantoni e Patricia Carpani, è presente con un’opera dedicata ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile promulgati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

In accordo con Michelangelo Pistoletto è allestito un Terzo Paradiso.

Durante il periodo della mostra è previsto lo svolgimento di incontri sul tema del rapporto fra arte e sostenibilità, oltre a iniziative didattiche per bambini, scuole e famiglie gestite dall’Associazione Verdeacqua.

Il catalogo della mostra è di Skira Edizioni con firme e pensieri dei curatori Giancarlo Lacchin, Fortunato D’Amico ed Erlindo Vittorio.

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