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Milano è città anche agricola con i suoi buoni progetti verdi

città: Milano - pubblicato il:
convegno

Dagli scarti delle attività agricole all’eco-design, dal territorio rurale alla città attraverso un dialogo costruttivo supportato dalla ricerca per sviluppare attività economiche e sostenibili in Lombardia

Si è svolto il 12 settembre in Regione Lombardia il convegno Buone pratiche green in agricoltura. Innovazioni nell’area metropolitana milanese organizzato dal Cluster Lombardo della Chimica Verde riferimento regionale per la bioeconomia e per lo sviluppo dell’economia circolare e dal progetto europeo RUMORE – Interreg Europe.

L’obiettivo di questo incontro (scaricate le presentazioni della giornata) è stato quello di fare il punto sulle potenzialità di un territorio come quello milanese nello sviluppare buone pratiche di economia circolare mettendo in collegamento diversi attori, dai fornitori di scarti agricoli che diventano materie prime ai produttori di materiali innovativi ed ecologici come le bioplastiche.

Melissa Balzarotti, project manager di Italbiotec ha presentato lo studio Verso una bioeconomia circolare per la Regione Lombardia spiegando che le bioplastiche rappresentano il cuore della bioeconomia che si basa su risorse rinnovabili ad alto valore aggiunto.

La Lombardia è capofila con 300 impianti di biogas agricolo, 1.206.000 tonnellate di rifiuti organici recuperati per un investimento pari a 1,6 miliardi di euro.

Cifre importanti che dimostrano come questo modello possa essere esportato anche in altre regioni, non solo in Italia.

Nello studio è stata fatta una mappatura per valutare le industrie emergenti, le potenzialità delle nuove filiere dei biopolimeri, dalle materie prime alle bioraffinerie fino al post-consumo e alle attività di riciclo e riuso.

In questa occasione sono stati presentati i risultati del progetto PHA-STAR finanziato da Regione Lombardia con il bando Smart Fashion and Design che ha permesso dopo due anni di sperimentazione di ottenere un biopolimero dagli scarti dell’industria lattiero-casearia.

Un materiale affidabile e sostenibile realizzato da scarti costosi da smaltire sfruttando le risorse di una filiera particolarmente importante in Lomellina dove ha sede Agromatrici, startup specializzata in biomasse.

Elisa Casaletta, responsabile Ricerca e Sviluppo di Agromatrici ha raccontato l’iter di questa sperimentazione fino alla realizzazione di oggetti di eco-design destinati alla cura del verde.

Il PHA-STAR è stato utilizzato dalla designer Antonella Andriani che si è interrogata sulla destinazione di questo biopolimero innovativo scegliendo oggetti per il giardinaggio dal valore simbolico.

La cura del verde per le persone che abitano in città rappresenta un’opportunità di contatto con la natura. Si è così deciso di creare oggetti destinati al pubblico e non a un settore iper-specializzato: un kit ispirato alle foglie, dal forte impatto estetico, costituito da annaffiatoio, vanga, rastrello, paletta, trapiantatore, fascette e annaffiatoio da applicare alle bottiglie.

Diego Bosco, Presidente Cluster Lombardy Green Chemistry Association, tra gli organizzatori del convegno, ha sottolineato la dedizione e l’impegno di Elisa Casaletta e di Fabrizio Adani, docente DISAA Università degli Studi di Milano che ha spiegato come alla base della bioeconomia ci sia il riciclo.

L’economia circolare è un concetto di riduzione dell’impatto delle attività produttive e della valorizzazione degli scarti. A oggi solo l’1% della plastica prodotta è bio, un dato che fa capire la potenzialità enorme dello sviluppo delle bioplastiche per coniugare ritorno in termini ambientali ed economici.

Il PHA-STAR per esempio, ha spiegato Adani, presenta delle caratteristiche di lavorabilità superiori alle altre plastiche. Il prezzo è ancora elevato (si parla di 4/5 euro a kg contro l’euro della plastica convenzionale) per questo bisogna lavorare su un’economia di scala per ridurre i costi e diffonderne gli utilizzi.

E un esempio di binomio riuscito fra realtà produttive e bioplastiche è quello di eKoala, azienda che produce oggetti e giocattoli per la prima infanzia in Mater-Bi 100% biodegradabile.

Daniele Radaelli, co-founder di eKoala ha spiegato che utilizzare la bioplastica è sicuramente più costoso per un’azienda, ma i risultati ci sono. Dal 2016, anno di produzione della prima linea, a oggi sono presenti in 300 negozi, compresa la grande distribuzione.

Durante l’incontro si è affrontata un’importante questione inerente il fine vita delle bioplastiche che non sono idrosolubili. I relatori hanno concordato sul fatto che è necessario un approccio sistemico a cui tutti gli attori devono contribuire.

Sono in atto studi sullo smaltimento della bioplastica che dovrà essere differenziata in sede di raccolta dalla plastica. Deve esserci una costante interazione fra ricerca, azienda e le diverse filiere per trovare insieme la strada migliore.

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