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C’è un’agricoltura in Lombardia che fa “rumore”

città: Milano - pubblicato il:
progetto europeo rumore - agricoltura periurbana

È quella periurbana che con il Progetto Europeo Rumore tenta nuove strade di sviluppo. Se ne è parlato in Regione Lombardia presentando i distretti e le loro peculiarità

C’è un’agricoltura che non sembra, ma fa “rumore”. È Questo il nome di un progetto europeo che va a indagare come l’agricoltura periurbana possa tenere botta e anzi svilupparsi. Se ne è parlato lo scorso 12 settembre in Regione Lombardia.

Nella seconda parte del convegno Buone pratiche green in agricoltura. Innovazioni nell’area metropolitana milanese i protagonisti sono stati i distretti agricoli del milanese che, non sembra forse, ma sono pieni di vita e iniziative.

La Regione Lombardia, rappresentata da Anna Rossi, portavoce in questa sede dell’Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale Milano Metropoli Rurale che riguarda la pianura irrigua tra il Ticino e l’Adda, è intervenuta sul tema del sistema acqua che è alla base della riqualificazione ambientale e dei processi dell’intera filiera.

L’area metropolitana milanese ha sviluppato negli anni miglioramento delle strutture esistenti, promozione e valorizzazione del territorio e della cultura rurale attraverso una pianificazione di 125 attività e progetti.

Gli obiettivi strategici per il prossimo decennio riguardano la sostenibilità, l’incontro fra diversi settori economici a e la multifunzionalità del territorio.

Il Progetto Europeo Rumore, ecco cos’è

Andrea Patrucco ha esposto il Progetto Europeo Rumore (Interreg Europe) che unisce rurale e urbano attraverso scambi reciproci, nuovi asset e sinergie per valorizzare le aziende agricole e creare un dialogo con le città.

Capofila del progetto è Amburgo seguito da Salonicco, Burgas in Bulgaria e Milano. Concretamente si cercano fondi per progetti creativi e innovativi come quello di Amburgo che valorizza gli scarti agricoli e alimentari per applicare l’economia circolare al territorio.

Giovanni Molina ha raccontato come è nato il distretto DiNAMo per tutelare le piccole aziende che si sono innovate come produttori di servizi ecosistemici trasformandosi in aziende agro-turistiche, fattorie sociali e associazioni in un’area che racchiude il Ticino, il Villoresi e il Naviglio Pavese, i parchi Agricolo Sud, Lombardo del Ticino e Piemontese del Ticino e le provincie di Milano, Pavia, Varese e Novara.

Marco Pezzetta di Davo, Distretto agricolo della Valle Olona, è intervenuto sottolineando le criticità dell’attuale realtà agricola. I prodotti agricoli oggi sono considerati esclusivamente delle commodity, manca una politica corretta a partire dal reddito agricolo indiretto.

Secondo Pezzetta siamo in piena emergenza agricola, non conviene più coltivare la terra a meno che non si sviluppino strategie nella direzione della sostenibilità ambientale ed economica.

Ottimistica invece la posizione di Andrea Falappi di DAM, Distretto agricolo milanese, che ha parlato di uno sviluppo territoriale positivo per imprese, territorio e comunità.

Attraverso attività diversificate come vendita diretta, ristorazione, recupero delle cascine e delle produzioni si è potuto realizzare uno sviluppo economico di un territorio che si stava impoverendo.

Interessante il progetto di sviluppo sostenibile esposto da Marco Magni del distretto Riso e Rane che raggruppa 23 Comuni nell’area sud-ovest di Milano dove si produce riso.

Una sessantina di aziende hanno infatti sviluppato in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano una tecnologia per il supporto alla concimazione delle risaie basata sull’integrazione di simulatori, telerilevamento satellitare e smart app per cellulari.

Questo sistema consente di monitorare le piante e intervenire nelle modalità necessarie distribuendo la concimazione in modo variabile per ogni campo (agricoltura di precisione) evitando così sprechi e limitando i costi e l’impatto ambientale.

Ha preso la parola anche Paola Ferrari di Dama, Distretto agricolo Adda Martesana, l’ultimo distretto nato e riconosciuto nel 2017 da Regione Lombardia.

La Ferrari ha portato l’esempio di un’imprenditrice agricola che nei suoi 30 ettari sta coltivando grani antichi come mais rosso, ardito, mentana e gentil rosso.

Nell’area si trovano aziende di trasformazioni, produttori di cereali, agriturismo, nessuno è certificato biologico ma, assicura Paola Ferrari, tutti praticano una buona agricoltura.

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