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Il settore assicurativo si evolve verso la cognitive insurance

città: Milano - pubblicato il:
cognitive insurance
Foto Palli Fabio/LaPresse

Il settore assicurativo sta cambiando e lo fa velocemente per stare al passo con il progresso tecnologico, con le regole legislative e con le esigenze dei clienti: la cognitive insurance servirà meglio gli utenti

Si chiama cognitive insurance ma in pratica significa analizzare e processare l’immensa mole di dati raccolti dalle compagnie assicurative per servire meglio il cliente: ne hanno parlato Groupama Assicurazioni e IBM Italia nel presentare il loro accordo di collaborazione tecnologica.

Attraverso le tecnologie avanzate – IoT, machine learning, cloud computing – si analizzano i dati provenienti dalle informazioni tradizionali (moduli compilati in agenzia, richieste attraverso i siti web, call center), dai sistemi embedded (le scatole nere installate sulle auto) e, in futuro, si compareranno con i dati meteorologici, con quelli relativi al traffico e alla telemetria delle automobili per ottenere un’informazione che abbia valore.

Non nel senso attuale, ovvero che porti beneficio economico all’azienda che possiede il  dato, ma che consenta invece al cliente di fruire di un servizio o di acquistare un prodotto più adatto alle sue esigenze.

Questa è la cognitive insurance, che ribalta il paradigma che vede i clienti poco fiduciosi di quello che la propria assicurazione gli vende – circa il 30 percento degli utenti non ha fiducia nella propria controparte assicurativa (fonte IBM) – ma anzi diventano parte attiva nel determinare il proprio profilo di rischio (potendo anche migliorarlo seguendo i consigli che gli analytics delle assicurazioni gli metteranno a disposizione) e nel ricevere da parte delle aziende del settore offerte in linea con le loro vere esigenze.

Per Pierre Cordier, amministratore delegato di Groupama Assicurazioni, è infatti finito il tempo in cui i dati venivano utilizzati solo per avere un vantaggio di marketing, per poter vendere prodotti basati su una profilazione dell’utente senza dargli vantaggi. “Oggi Groupama utilizza i dati per servire meglio il cliente” afferma.

Ma la vera innovazione della cognitive insurance sarà nel prevenire il danno ai suoi clienti: con gli stravolgimenti climatici infatti, i privati ma, soprattutto, le aziende sono sottoposte a costanti pericoli che possono mettere in ginocchio la loro attività commerciale.

Tra i trend che caratterizzano il mercato assicurativo, ci racconta Sergio Mattiuz, responsabile dei servizi e sistemi informativi di ANIA, associazione volontaria senza fini di lucro che sviluppa e diffonde nel nostro Paese la cultura della sicurezza e della prevenzione, ce ne sono due in particolare per i quali la cognitive insurance porterà certamente benefici.

Il primo è che il cliente odierno si informa sempre di più su tutti i canali a sua disposizione cercando trasparenza, completezza informativa, semplicità e corretta esposizione dell’offerta assicurativa.

Secondo, il fenomeno dei rischi emergenti – cyber crime e cambiamenti climatici – è avvertito come importantissimo.

Ragion per cui le aziende assicurative – anche per soddisfare un pubblico nativo digitale – dovranno adeguarsi in fretta all’uso delle tecnologie, cercando di capitalizzare una mole di dati che è immensa ma perde di rilevanza velocemente.

Analizzare velocemente, trovando la rilevanza e il senso del dato quando serve è l’obiettivo della cognitive insurance.

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