Home Imprese Sostenibili Tanto tuonò… che alla fine piovve!

Tanto tuonò… che alla fine piovve!

città: Vicenza - pubblicato il:
eni e-start box

Annunciata E-start, la gamma di soluzioni ENI per la mobilità elettrica che allineano l’azienda italiana ad altre petrol company europee che stano muovendosi nel settore delle stazioni di ricarica per veicoli elettrici

ENI ha scelto la platea di CI.TE.MO.S. (Festival Nazionale Città della Tecnologia per la Mobilità Sostenibile), manifestazione organizzata da Confartigianato Vicenza – in svolgimento fino al 12 ottobre –  per un annuncio importante, soprattutto in prospettiva: il lancio di E-start.

Entro questo nome collettivo è ospitata la gamma di soluzioni per l’elettromobilità che ENI proporrà ai suoi 8 milioni di clienti in Italia.

Si tratta – per ora – di due caricatori AC per uso domestico o aziendale con potenze di ricarica che vanno dai 3,7 ai 22 kW.

I prezzi dichiarati sul sito (rispettivamente 999 euro per la versione da 3,7kW e 1.699 euro per la versione 7-22 kW) sono un po’ superiori ad altre offerte presenti sul mercato italiano; le apparecchiature sono prodotte dalla francese Circontrol e dalla slovena Etrel e forse ci possiamo rammaricare che non si sia trovato un accordo con nessuna delle numerose realtà italiane che offrono prodotti simili.

Non è chiaro se i dispositivi della gamma E-start siano in grado di modulare la potenza in funzione di quanto disponibile sul contatore in ogni istante, una caratteristica fondamentale per evitare continui fastidiosi distacchi del contatore per prelievo eccessivo.

A questi costi si devono aggiungere i costi di installazione (che può fare ENI ma anche un qualunque buon elettricista) e l’eventuale incremento di potenza se si vuole installare il dispositivo più potente, con il vantaggio di caricare in meno ore il proprio veicolo elettrico.

Ovviamente questa scelta deve essere fatta tenendo conto della potenza di ricarica che il veicolo stesso è in grado di accettare tramite il proprio OBC (On Board Charger): in molti casi, infatti, la potenza massima è di soli 7,4kW e anche collegando questo veicolo a un wallbox di potenza maggiore, la ricarica avviene a 7,4kW.

Inoltre, maggiore la potenza, maggiore la sezione dei conduttori che alimentano il wallbox: una sezione maggiore potrebbe comportare la necessità di canaline nuove facendo lievitare il costo dell’installazione.

La raccomandazione, perciò, è quella di dimensionare in modo intelligente tutto l’impianto facendosi assistere da un elettricista che rilascerà anche la dichiarazione di conformità una volta che l’impianto è in opera.

Se l’offerta di per sé stessa non altera in modo sensibile gli equilibri di un mercato già piuttosto affollato, è molto interessante che ENI scenda in campo, anche perché questa mossa arriva dopo l’annuncio di dotare mille punti vendita carburante di caricatori ultrafast, grazie a un accordo con Ionity.

Da ultimo segnaliamo che ENI non è certo la prima big del petrolio a interessarsi alla mobilità elettrica, anzi: a ottobre 2017 l’olandese Shell ha acquistato la rete di caricatori fast NewMotion, a giugno 2018 in Inghilterra la BP ha rilevato Chargemaster e a settembre dello stesso anno la francese Total ha acquisito G2Mobility.

Insomma, notizie positive per chi soffre di ansia da autonomia che presto potrebbe veder fiorire ovunque le stazioni di servizio elettriche necessarie a far decollare la mobilità a basso impatto ambientale.

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