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Non basta essere una buona azienda per essere sostenibile

città: Milano - pubblicato il:
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Iniziare a misurare la sostenibilità è a volte un obbligo (per le grandi aziende), a volte un’opportunità. Ma da dove iniziare? SI Rating è un percorso che vale la pena approfondire

Se non puoi misurare, non puoi migliorare” diceva William Thomson Kelvin, l’inventore che ha dato il nome a una delle scale che misurano la temperatura. E la sensazione è che oggi le aziende debbano rispondere al meglio a questo principio.

Lo afferma Ada Rosa Balzan, che ha dato vita alla Startup Innovativa Arb con l’intento di diffondere in Italia un nuovo sistema di analisi e rendicontazione in ambito sostenibilità.

Il suo intento è però anche quello di fare chiarezza in un mare magnum di azioni. Insomma, l’idea è quello di avviare uno standard.

Ma come? Ovvero, quali sono attualmente i problemi maggiori che una azienda affronta quando si mette a pensare a un proprio piano di sostenibilità che potrebbe poi anche sfociare in un vero e proprio bilancio?

Innanzitutto bisogna riuscire a definire cosa si intenda correttamente con il termine sostenibilità” risponde la Balzanperché ancora in Italia il focus è molto centrato solo sugli aspetti di impatto ambientale, mentre la sostenibilità correttamente intesa riguarda anche gli aspetti sociali e di governance di una azienda, che si riassumono nei criteri ESG che troviamo sempre più spesso nominati come riferimento alle tre macro aree della sostenibilità nelle organizzazioni, siano esse aziende ma anche enti pubblici.

Poi, il secondo scoglio è come li rendiconto e li misuro. Proprio come diceva Kelvin. La sostenibilità spesso si associa a un principio etico di buona azienda e si pensa sia impossibile misurarla, invece ci sono precisi Kpi e strumenti internazionalmente riconosciuti che ci consentono una puntuale rendicontazione e il porsi obiettivi di miglioramento in base ai risultati emersi“.

Quali i riferimenti maggiori da tenere in considerazione?

È fondamentale usare strumenti che parlino un linguaggio condiviso, riconosciuto e accreditato a livello internazionale, un linguaggio comune della sostenibilità che consente anche di fare reale benchmark di mercato e porre dei parametri minimi nei vari settori.

I riferimenti principali sul tema sostenibilità sono i parametri ESG e i Sustainable Development goals, gli SDGs, delle Nazioni Unite, i regolamenti europei e le norme ISO.

Gli ESG sono nati nel 2005 per volontà dell’allora segretario generale dell’Onu Kofi Annan, principalmente nell’ambito degli investimenti sostenibili, gli Un Pri (United nations principles for responsible investments) come iniziativa delle Nazioni Unite.

Il mondo finanziario è stato il primo a introdurre i criteri ESG per individuare secondo criteri trasparenti e condivisi gli investimenti sostenibili. Gli ESG sono coerenti e connessi con i successivi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

L’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile e i relativi obiettivi, SDGs, sono stati adottati all’unanimità da tutti i 193 gli stati membri delle Nazioni Unite. Approvati a New York il 25 settembre 2015 sono entrati in vigore il 1 gennaio 2016.

Precedentemente il riferimento erano gli obiettivi di sviluppo del Millennio MDGs, ora sostituiti con gli SDGs che sono il quadro di riferimento da raggiungere entro il 2030. Constano di 17 obiettivi e 169 target.

Le norme ISO stesse ora hanno al loro interno il riferimento specifico alla contribuzione agli SDGs, è evidente quindi come l’interconnessione tra questi parametri sia fondamentale come integrazione omogenea che restituisce delle metriche puntuali di misurazione.

Il regolamento europeo essendo obbligatorio e vincolante nei confronti di tutti coloro che sono soggetti al rispetto del diritto dell’Unione Europea, è un ulteriore strumento da tenere in considerazione in una analisi integrata di sostenibilità, per esempio il Regolamento Europeo 2016/679 che ha introdotto il GDPR rientra tra le tematiche sociali degli ESG.

In quanto tempo è possibile redarre un piano di sostenibilità che sia completo ed esaustivo?

Tutto parte da una prima analisi, o audit di sostenibilità integrato perché si considerano gli aspetti sociali, ambientali e di governance dell’organizzazione sia essa pubblica o privata.

La logica di un piano di sostenibilità è una logica di lungo periodo, entra nella strategia, nei processi, li efficienta. Per processi si intendono anche i momenti di formazione del personale, perché l’empoverment delle competenze rientra nelle voci di sostenibilità sociale di una azienda.

Spesso le organizzazioni attuano già delle best practice di sostenibilità senza saperlo, una analisi è proprio utile per avere un quadro completo della situazione aziendale e predisporre gli obiettivi di miglioramento anche in base e allineati ai propri obiettivi di business.

Le famose 3 P, people planet profit, sottolineano come il profitto sia una voce fondamentale per la sostenibilità di una organizzazione, ovviamente nella accezione di right profit.

Voi come siete arrivati a mettere a punto SI Rating?

SI Rating nasce per rispondere a una richiesta sempre più avvertita dalle aziende. Esistono dei rating finanziari internazionalmente riconosciuti ma mancava un rating integrale di sostenibilità basato su un algoritmo che elabora solo strumenti internazionalmente riconosciuti quali appunto i criteri ESG, SDGs, le norme ISO, i Regolamenti e altro ancora.

SI Rating è una piattaforma che fornisce alla azienda una valutazione complessiva della sua sostenibilità ma entra anche nel dettaglio poi delle performance ambientali, sociali e di governance e rendiconta inoltre anche la sua contribuzione agli SDGs, dando uno strumento utile per sviluppare una pianificazione della propria sostenibilità. SI Rating è stato validato da Rina quale ente di certificazione riconosciuto a livello mondiale e siamo l’unica realtà in Italia ad aver ottenuto anche la collaborazione di SASB per la Materiality Map di cui ne usufruisce, contribuendo all’affidabilità e alla trasversalità dello strumento.

SI Rating infatti pondera tutti gli strumenti in base alle specifiche delle 76 attività inserite, ciò significa che gli aspetti dell’impronta idrica saranno tenuti maggiormente in considerazione se siamo nel settore di attività agricola e saranno presenti ma con un peso minore se si seleziona per esempio una attività finanziaria l’attività bancaria

A chi vi rivolgete?

Anche in questo caso abbiamo pensato a uno strumento che potesse fornire una soluzione che non c’era anche a piccole e medie aziende. SI Rating analizza qualsiasi settore di attività e lo può utilizzare anche una piccola realtà che voglia puntare sulla sostenibilità e abbia necessità di dati certi anche per poi comunicarli e creare brand reputation su basi solide, come una multinazionale con sedi in tutto il mondo, ma anche enti pubblici e associazioni.

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