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Ricomincio da tre: le batterie al litio si evolvono

città: Milano - pubblicato il:
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Pur essendo ancora agli albori della transizione verso la mobilità elettrica, i ricercatori sono al lavoro per sviluppare le batterie al litio di terza generazione

È infatti proprio questo l’obiettivo di 3beLiEVe, un complicato acronimo dove riconosciamo il simbolo chimico del Litio e la sigla EV, a indicare nell’autotrazione la spinta fondamentale che ha assicurato a questo progetto 10 milioni di finanziamenti dall’Unione Europea.

Nel gruppo dei 21 partner internazionali – per cambiare – fa piacere vedere una significativa pattuglia di realtà italiane tra cui ENEA, Sensichips (azienda high-tech di Aprilia – LT) e il Centro Ricerche Fiat.

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Di che si tratta, dunque?

Uno dei talloni di Achille delle batterie al litio per autotrazione è il fatto di essere composte da un numero molto elevato di piccole celle, ciascuna non troppo dissimile da una batteria stilo di quelle che troviamo nei telecomandi delle nostre TV.

Mettendo in serie e in parallelo centinaia a centinaia di queste piccole celle si riesce ad arrivare a 400V di tensione e correnti che possono superare i 100°; una specie di formazione a matrice di righe e colonne che però deve muoversi tutta insieme: idealmente ciascuna delle centinaia e centinaia di celle dovrebbe scaricarsi e ricaricarsi in misura uguale a tutte le altre.

Se infatti una delle celle dovesse scendere sotto una certa tensione di soglia, essa verrebbe danneggiata irreparabilmente e la batteria perderebbe capacità.

Il bilanciamento tra gli elementi è dunque un parametro fondamentale per lo stato di salute della batteria: più a lungo viene mantenuto questo bilanciamento, maggiore sarà il numero di cicli di scarica e carica che la batteria potrà sopportare senza degrado e, perciò, maggiore la sua vita utile.

A far sì che l’energia esca ed entri nelle celle in modo bilanciato ci pensa l’elettronica di bordo della batteria e, in particolare, il BMS (Battery Management System), una specie di vigile che dirige il traffico dell’energia, decide da dove prelevarla e dove inviarla.

Per prendere queste decisioni, il BMS si avvale di dati che provengono da sensori che, nelle batterie attuali, leggono lo stato non della singola cella, ma di una riga o una colonna (chiamati array) che ne comprende diverse decine, facendo una specie di media.

La promessa del progetto di ricerca è perciò quella di riuscire a monitorare non più i valori medi di un array, ma quelli individuali di ciascuna cella, ovviamente senza gravare di pesi e costi eccessivi la batteria, il cui costo sta scendendo precipitosamente e ancor più deve scendere negli anni a venire.

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