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Paladini dell’habitat marino: ecco chi sono i nuovi velisti

città: Milano - pubblicato il:
nuovi velisti - progetto mediterranea
foto d'archivio Progetto Mediterranea

Dal Centro Velico Caprera, che lancia il programma SeaSteMa, al Progetto Mediterranea, che sta studiando la nuova rotta 2020. Ecco chi sono i nuovi velisti, che solcano con la vela i mari, nel rispetto dell’ambiente

È sempre più alta l’attenzione ambientale di chi va per mare. Alta ed ecologica. Così, i nuovi velisti si scoprono paladini dell’habitat marino.

Centro Velico Caprera, su questa scia, ha messo a punto un manifesto di tutela dell’ambiente marino. E lo sta condividendo con le principali scuole di vela di tutta Europa.

SeaSteMa, acronimo di Sea Stewardship, è stato infatti presentato in occasione della serata inaugurale della European Academies Cup e vuole essere un decalogo di “semplici punti che possono però fare una grande differenza” ha spiegato il Presidente del Centro Velico Caprera Paolo Bordogna.

Perché le scuole di vela sono un punto di contatto privilegiato con le nuove generazioni: “già dalla prossima stagione saremo in grado di portare i contenuti formativi di SeaSteMa agli oltre 25mila allievi che in tutta Europa frequenteranno un corso presso le scuole firmatarie del documento, ma anche di parlare alla grande community degli alunni che negli anni hanno superato il milione di persone.

SeaSteMa è inoltre un importante momento di confronto e di experience sharing, per fare tesoro di tutte le esperienze e culture, per raggiungere risultati che individualmente non sarebbe possibile avvicinare. Non è nuova Cvc ai manifesti. È di un paio di anni fa l’adesione alla Charta Smeralda, il codice etico di tutela dei mari prodotto da One Ocean Foundation, fondazione dello Yacht Club Costa Smeralda“.

Nuovi velisti a tutela dell’ambiente: Progetto Mediterranea

Chi va per mare lo sa: la natura e le buone tradizioni vanno rispettate. “La motivazione che ci spinge” racconta Francesca Piro tra i fondatori del Progetto Mediterraneaè quella che ha ci ha connotato questi anni: l’appartenenza a questo nostro mare, al Mediterraneo, il senso di identità mediterranea in cui ci riconosciamo e la curiosità per l’incontro con le genti del Mediterraneo“.

La spedizione 2019 si è appena conclusa il 12 ottobre scorso alla Darsena di Genova. Ma “riprenderemo a navigare nella primavera del 2020” continua la Piro, che di professione fa il medico “Non c’è ancora un piano rotta, né abbiamo programmi stabiliti. Tutto è ancora da definire. Sicuramente Progetto Mediterranea non si ferma e il 2 novembre a Forlì è previsto un incontro di presentazione del Progetto Mediterranea dove verranno illustrate anche idee per eventuali prossimi progetti e obiettivi“.

Il progetto, in mare dal 2013, ha negli anni collaborato con vari centri di ricerca tra cui il Cnr. “Al momento con Cnr non abbiamo progetti attivi, né altri in programma. Il loro patrocinio resta comunque in essere” spiega la Piro “l’idea è quella di realizzare altri insieme. Vedremo come nei prossimi mesi, soprattutto per quanto riguarda l’inquinamento ambientale, ma tutto dipende dai fondi che riusciremo a reperire“.

Su Mediterranea, un’imbarcazione a vela di 60 piedi, Simone Perotti e gli Amici di Mediterranea – in tutto circa 450 persone sono salite in questi anni a bordo di quella che Simone ama definire la barca parlante – hanno compiuto il periplo del Mediterraneo, di parte del mar Nero e dell’Atlantico portoghese fino a Lisbona, alla ricerca di una cultura comune e dell’incontro con le genti mediterranee e hanno ospitato a bordo scrittori, musicisti, intellettuali e gente di mare ponendo a tutti la stessa domanda: “cosa significa per te essere Mediterraneo?“.

Ma Progetto Mediterranea è stata anche una spedizione scientifica che, con il supporto di ricercatori come Priscilla Licandro (biologa marina, attualmente in forza alla Stazione Zoologica Anton Dohrn), ha effettuato un’ampia mappatura del plancton e della microplastica nel Mediterraneo, campionamenti mai eseguiti prima con tale completezza ed estensione.

Caterina Castellano è un’amica del Progetto Mediterranea. Con 3 imbarchi all’attivo ha vissuto la vita di bordo ed è lei stessa a raccontarci “l’applicazione di tutte le best practice del vivere in armonia con l’ambiente, senza inquinare, senza consumare, senza lasciare impronte insostenibili, è una scelta condivisa e fortemente voluta.

Il laboratorio umano che ha navigato con me dentro la barca ha utilizzato in autonomia energia da fonti rinnovabili (eolico e solare), ha ridotto al minimo l’utilizzo della plastica – anche grazie al riuso di grandi bottiglioni per approvvigionare l’acqua da bere a bordo poi travasata nelle borracce individuali – ha limitato il consumo di acqua dolce nei servizi grazie alle pompe idrauliche che consentono di volta in volta di usare solo la quantità di acqua necessaria nei bagni o per lavare e cucinare“.

Sulla barca” continua Caterinaci si è fatto un punto d’onore di raccogliere tutta la plastica incontrata per mare e sono stati utilizzati solo prodotti biodegradabili – forniti dallo sponsor tecnico Allegro Natura – per lavarsi e per il bucato, i piatti in cucina o le pulizie della barca“.

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