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Stoccaggio della CO2, l’idea geniale di Caviro

città: Milano - pubblicato il: - ultima modifica: 25 Ottobre 2019
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Il Gruppo Caviro – la cooperativa che raccoglie i produttori del vino commercializzato con il marchio Tavernello – ha presentato il suo primo bilancio di sostenibilità in cui si evidenzia come anche la CO2 generata nella produzione del biometano venga recuperata

Anche la CO2 ha un valore. Anzi due: stoccandola non solo non si inquina, ma se ne può trarre anche un vantaggio. È quello che sta sperimentando la cooperativa Caviro, meglio conosciuta per essere la produttrice del Tavernello, il vino diventato famoso per essere commercializzato nel tetrapak.

All’interno della loro filiera circolare, infatti, c’è anche il recupero della CO2 che viene generata nel processo di produzione del biometano – che diventa tale dopo aver trasformato gli scarti già lavorati della vinaccia in biogas (ne viene trasformato circa il 70%).

In questo processo l’anidride carbonica che si produce non viene dispersa nell’ambiente, ma viene immagazzinata, lavorata e rivenduta alle aziende che producono bibite gassate. Generando valore per i soci che, oltre al vino, si ritrovano biogas, biometano, i ricavi economici della vendita della CO2 e altro ancora.

Lo racconta SimonPietro Felice, direttore generale di Caviro, nel corso della presentazione del primo bilancio di sostenibilità della cooperativa faentina, che illustra con passione tutta la catena dell’economia circolare, vero punto di forza dell’azienda.

Che recupera tutto quello che può da quello che viene prodotto dai vigneti degli associati. Così dall’uva si produce il mosto – che diventerà vino – e dai suoi scarti – la vinaccia e la feccia – si ricavano elementi ancora utili.

Si estraggono infatti vinaccioli, da cui si ricavano olii essenziali per l’industria cosmetica e farmaceutica, alcool etilico, acido tartarico, enocianina – un colorante naturale utilizzabile anche nell’alimentare – e polifenoli.

Lo scarto di questi processi viene quindi avviato all’incenerimento con conseguente produzione di energia elettrica e termica – Caviro è autosufficiente energeticamente e, anzi, rivende l’energia che non viene utilizzata creando valore per i suoi soci.

Un’altra parte di questa vinaccia esausta è invece usata per produrre biogas attraverso gli impianti di digestione, per ricavare poi grazie all’impianto realizzato lo scorso anno con un investimento di 9 milioni di euro, biometano.

L’impianto di upgrade a membrane – che produce a regime 7.000 tonnellate/anno di CO2 liquida – purifica il biogas e lo trasforma in biometano – praticamente tutta la CO2 prodotta dal biogas viene recuperata – portandolo a una percentuale in metano superiore a 97%.

La CO2 separata, anziché essere liberata in atmosfera attraverso gli offgas, viene catturata, liquefatta e commercializzata alla stessa stregua della CO2 di estrazione minerale – è di fatto CO2 con caratteristiche analoghe – e adeguata a qualsiasi tipo di impiego.

Il ciclo di economia circolare si conclude con quello che resta il verde derivato dagli sfalci e dalla potatura delle viti e del verde, si producono fertilizzanti che vengono distribuiti ai soci per arricchire e rinvigorire il loro terreno… chiudendo il circolo virtuoso.

Virtuoso come la storia cinquantennale di questa azienda, composta da 12.800 viticoltori in 7 regioni italiane, che lavora un’estensione di vigneti pari a 36.500 ettari e produce 728mila tonnellate di uva vinificata (il 10% del totale nazionale).

Una storia descritta tramite gli esempi pratici e riassunti nel suo bilancio di sostenibilità, che risponde in modo trasparente alle domande sul modo di agire nell’ambiente, nella società e nell’economia dell’azienda che lo pubblica.

Che ha ancora obiettivi sostenibili da raggiungere nei prossimi anni. Felice elenca i tre punti fermi dell’azienda: il settore dei trasporti – in cui Caviro vuole lavorare per ridurre ulteriormente i suoi impatti ambientali – la riduzione dello spreco di acqua nei suoi processi e il rafforzamento delle politiche di sicurezza sul lavoro.

Con un’attenzione particolare anche alla comunità dei suoi soci puntando particolarmente alle nuove generazioni attraverso corsi di formazione e la sensibilizzazione verso una mobilità più sostenibile – in azienda sono state installate colonnine di ricarica per auto elettriche gratuite, alimentate dalla stessa energia prodotta autonomamente.

Un percorso sostenibile iniziato anni fa con la scelta – per ragioni puramente economiche ammette candidamente il direttore Felice – del contenitore in tetrapak – oggi realizzato in carta Fsc – che consente di ridurre il peso del carico degli autotreni con conseguenti benefici ambientali e di agevolare la raccolta differenziata e il riciclo.

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