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A The Sustain-Ability le buone pratiche di sostenibilità delle aziende

pubblicato il: - ultima modifica: 30 Ottobre 2019
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Immagine di Greg Bakker

Sostenibilità, sviluppo etico e responsabile, riciclo e riuso degli scarti: in Italia sono tante le buone pratiche che le nostre aziende mettono già in pratica per vincere la sfida più difficile: salvare l’uomo, preservare il Pianeta e garantire un futuro ai giovani: se n’è parlato all’evento The Sustain-Ability

È possibile usare l’innovazione tecnologica per risolvere le principali sfide globali? La risposta è affermativa ma – condizione necessaria – è che tutti noi cominciamo a pensare e ad agire in modo diverso, comportandoci in maniera coerente e consona all’obiettivo finale che deve essere il ritorno a un equilibrio del nostro Pianeta.

Servono certamente grandi progetti e una crescente innovazione tecnologica per riuscirci, ma la cosa fondamentale è che tutti – dal cittadino al leader mondiale – cambino le proprie abitudini e smettano di pensare ai compartimenti stagni.

Sono i messaggi emersi dall’incontro The Sustain-Ability, organizzato dalla Camera di Commercio Italo-Germanica presso i.lab Italcementi, all’interno del Parco Scientifico e Tecnologico Kilometro Rosso di Bergamo.

Seguendo la traccia indicata dai Sustainable Development Goals 2030 delle Nazioni Unite, sono state raccontate le strategie di alcune delle principali aziende italiane e tedesche che stanno cambiando il proprio business per rispondere alle sfide della sostenibilità.

Ma sostenibilità è un termine spesso abusato e che rischia di svuotarsi di contenuto… Per Marc Buckley, UN SDG Advocate, membro dell’Expert Network del World Economic Forum e attivista del movimento Global Food Reformist, “sostenibilità significa stare vicini alle generazioni future, creando business che non siano per loro penalizzanti“.

Buckey ricorda alle aziende che non serve rallentare se si sta andando nella direzione sbagliata… è necessario fare un’inversione a U e rimettersi in carreggiata, verso l’obiettivo che gli SDG delle Nazioni Unite hanno ufficializzato.

Un percorso fatto di complessità però; ecco perché, continua il futurista aprendo il convegno The Sustain-Ability, “abbracciare la complessità, pensare alla propria vita come a un sistema, collaborare lasciando che tutti i sistemi lavorino insieme, aziende e persone, questo è il giusto approccio per avere successo, un successo sostenibile. Se tu sei nello spazio e guardi il nostro Pianeta, tu vedi un solo Pianeta, senza nazioni, confini o lingue. Questo è abbracciare la complessità, con una prospettiva panoramica cosmica“.

The Sustain-Ability, alcuni storie sostenibili interessanti

Tra gli interventi tre in particolare ci hanno colpito e interessato.

Il primo è stato quello di Susanna Martucci Fortuna, CEO & Founder di Alisea, che ha raccontato la sua esperienza imprenditoriale, nata quasi casualmente ascoltando un discorso in treno – che anticipava lo scenario ambientale e climatico attuale – che ha cambiato le sue prospettive e l’ha indirizzata verso la strada del recupero e del riciclo.

Così nel 1994 nacque Alisea, azienda che fa del riuso e del riciclo una forma di identità d’impresa; tutti i materiali utilizzati per la produzione degli oggetti commercializzati – uno per tutti la matita Perpetua, realizzata con la grafite riciclata dagli impianti di aerazione industriali – sono trattati con processi di trasformazione innovativi, che garantiscono standard qualitativi praticamente identici alle materie vergini.

Seconda storia di sostenibilità che ci ha colpito viene da un’industria de lusso che, oltre a mettere potenza, innovazione e tecnologia nei suoi prodotti ha anche un cuore green sotto il “cofano”. Stiamo parlando dell’intervento di Massimo Scarpenti, Head of Safety, Energy&Environment, di Automobili Lamborghini.

La sua azienda ha infatti realizzato un bioparco di 7 ettari in cui vengono effettuate ricerche sulla biodiversità con progetti di biomonitoraggio delle api per verificare se siano entrate in contatto con elementi inquinanti insieme all’Università di Monaco di Baviera e di Bolzano.

L’azienda inoltre si è dotata di edifici in classe A, punta alla produzione di veicoli full electric con recupero di energia avanzato e, recentemente, ha realizzato una torre uffici che ha ottenuto la certificazione LEED con il punteggio più alto in Italia.

L’ultimo contributo che ha ci ha particolarmente colpito nel corso delle presentazioni a The Sustain-Ability è stato quello di Giuseppe Mora, Purchasing Senior Manager, di Barilla.

Mora ha illustrato il progetto della Carta del Mulino, un sistema con cui Barilla ha implementato regole precise – criteri di rotazione della produzione, con almeno il 3% della superficie coltivata a fiori per permettere al terreno di recuperare un suo equilibrio e una sua salute produttiva – da far seguire all’intera filiera del grano tenero.

L’origine del grano non sarà vincolata all’Italia: il progetto sarà applicato negli areali di normale produzione del grano che usa Mulino Bianco, quindi anche fuori dal nostro Paese.

L’iniziativa, faticosa e lunga due anni, ha portato a una produzione biologica e controllata di tutti i biscotti del gruppo, fornendo completa tracciabilità online dei fornitori – agricoltori, mulini e stoccatori.

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