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Il vestito usato dove lo butto?

città: Milano - pubblicato il:
raccolta degli abiti usati

Dal 2025 dovremo adeguarci alle nuove Direttive europee in materia di raccolta degli abiti usati. Andrea Fluttero, presidente Conau, spiega lo stato attuale e come ci stiamo organizzando

Anche la raccolta differenziata degli abiti usati è un valore. La si può fare in mille modi: riusando in primis. Ma se invece l’abito è esausto, dove lo mettiamo?

Dal 2025 la raccolta differenziata degli abiti usati dovrà essere organizzata secondo le nuove Direttive Europee, spiega Andrea Fluttero, presidente Conau (Consorzio Nazionale Abiti Usati).

La raccolta della frazione tessile dei rifiuti urbani è attualmente organizzata in Italia in modo spontaneo, seguendo le norme del d.lgs. 5 febbraio 1997 in modo non omogeneo sul territorio nazionale.

Nel 2018 sono state raccolte 133mila tonnellate di abiti usati, di questi il 30-35% viene riutilizzato, il 45-50% viene trasformato in pezzame industriale, imbottiture, ovatta per realizzare materiale fonoassorbente o fibre soprattutto nel distretto di Prato, altamente specializzato per tradizione in questa attività. Il 10-15% finisce in discarica – dato in peggioramento anche a causa degli acquisti di fast fashion.

andrea fluttero - conau -raccolta degli abiti usati
Andrea Fluttero – presidente Conau

Fluttero fa chiarezza sulle modalità di raccolta degli abiti usati, a volte poco conosciute: se si vogliono donare abiti in buono stato per le persone bisognose si possono consegnare direttamente alle onlus che li ritirano.

Ci sono poi i cassonetti distribuiti sul territorio assegnati spesso a cooperative o associazioni autorizzate sulla base di gare comunali che ritirano gli abiti usati e li smistano per il riuso o per essere trasformati in fibre e pezzame, vendendoli e autofinanziando il servizio, creando così un circolo virtuoso che genera anche posti di lavoro.

L’obiettivo è, ovviamente, quello di avere minore quantità di smaltimento in discarica. Certamente l’eco-progettazione potrà dare un contributo fondamentale facilitando il riciclo degli abiti usati.

Il dialogo tra chi a monte produce i filati e le aziende di abbigliamento consentirà sempre di più ai tecnici di affiancare i creativi per progettare il fine vita di tutti i prodotti.

Non sempre la filiera della raccolta degli indumenti usati è tracciata. Il materiale raccolto può infatti essere venduto ovunque anche in altri Paesi e in alcuni casi le aziende italiane acquistano all’estero scarti di qualità per alzare il livello del prodotto finale.

Bisogna anche considerare che questa filiera non si può fermare perché il materiale stoccato per troppo tempo è soggetto a deterioramento e il rischio di incendi è elevato.

In previsione della nuova normativa europea il Parlamento ha dato mandato al Governo di recepire le Direttive europee entro luglio 2020. Attualmente si stanno scrivendo i decreti legislativi che riguardano tutte le raccolte differenziate.

Il prossimo maggio avremo le nuove norme stabilite dal Ministero dell’Ambiente insieme alle diverse associazioni di categoria. Conau ha incontrato Sistema Moda Italia (Smi) per cercare insieme le migliori soluzioni.

Un’idea è quella di dotare le aziende di Epr (Responsabilità estesa del produttore) che obbliga chi produce a occuparsi anche del fine vita dei prodotti (come già si verifica per altri settori).

L’obiettivo è quello di fare in modo che i produttori internalizzino i costi ambientali generati a fine vita dai propri manufatti (per la raccolta, la selezione, lo smaltimento in discarica, la termovalorizzazione o l’avvio a riciclo), incentivandoli così a optare per prodotti più virtuosi che, a fine vita, generino minori costi perché in gran parte riciclabili.

L’intento di Conau” spiega ancora Flutteroè quello di fare incontrare i produttori di abbigliamento con tutta la filiera della gestione degli abiti usati: raccoglitori, selezionatori e commerciali per organizzare al meglio la raccolta circolare. Il Consorzio Conau nel prossimo futuro potrebbe diventare un’associazione per unire i vari attori della filiera a livello nazionale con maggiore efficacia“.

Il problema dello smaltimento degli abiti usati, così come di tantissimi altri materiali di uso quotidiano, è enorme e coinvolge tutti. Le discariche sono piene di materiali smaltiti non correttamente.

Questo è uno di quei casi in cui il cittadino può e deve fare la sua parte per contribuire alla salvaguardia ambientale. A monte ci sono sempre anche le scelte d’acquisto e le abitudini di consumo.

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