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Il turismo è sostenibile se fa anche efficienza energetica

città: Milano - pubblicato il:
turismo sostenibile - avvenia - ecolabel

Evitare gli sprechi è possibile, anzi, è necessario. E in questo modo si creano anche nuovi posti di lavoro. Poi però si deve spiegare bene anche ai clienti perché la proposta è sostenibile

Non sprecare energia non è più solo argomento di cassa, ma ha anche risvolti ambientali interessanti. Tipici da bilancio sociale, ovvero da spiegare ai propri stakeholder, da dimostrare in maniera chiara anche ai clienti.

Il tema vale ancora di più se parliamo di turismo che non può più prescindere dall’essere sostenibile.

Ne parliamo con Francesco Campaniello, general manager di Avvenia, Energy service company nata nel 2001 e dal 2018 parte del Gruppo Terna, il gestore della rete elettrica nazionale che ha uno sguardo sempre più rivolto alla transizione energetica.

Il beneficio ambientale” spiega Campanielloè sempre anche un beneficio economico e competitivo: l’azienda può investire di più ed aumentare produzione e forza lavoro“.

Quanta energia ha bisogno il comparto alberghiero italiano e quanto il settore è efficiente/virtuoso?

francesco campaniello - avveniaIl settore alberghiero si configura decisamente come energivoro.

Mediamente una bolletta per l’energia elettrica può superare i 60mila euro l’anno (dati Confcommercio).

Ma una grande catena può arrivare a superare i due milioni di euro. La spesa media per il gas naturale stimata per una struttura tipo si aggira, invece, sugli 11.600 euro l’anno.

In media un esercizio alberghiero ha consumi energetici al metro quadro dieci volte superiori rispetto a quelli di un edificio residenziale e questo si spiega anche per la maggiore quantità di servizi erogati (per esempio ristoranti, piscina, spa, area fitness, ascensori…).

I consumi energetici del settore alberghiero variano molto a seconda della dimensione degli hotel, del numero di stanze, della categoria, con picchi relativi alle strutture dotate di piscina e Spa. Bisogna inoltre considerare la posizione geografica: un hotel situato al Nord avrà consumi molto differenti rispetto a uno ubicato a Sud.

Il comparto oggi non è dei più virtuosi e necessita di un cambio di rotta, non solo per la sostenibiltà ambientale e di impresa, ma anche per andare incontro alle esigenze dei turisti sempre più green. Una delle tendenze in crescita da parte dei viaggiatori in ambito turistico è la ricerca di strutture ricettive sempre più attente alla sostenibilità.

In base ai dati contenuti nell’ultimo Sustainable travel report 2019, realizzato da booking.com, più del 70% degli intervistati vorrebbe provare alberghi e location green, anche se molti non conoscono il marchio ecolabel, quello che, per eccellenza, certifica le imprese turistiche sensibili al tema ambientale.

In italia le strutture ecolabel non arrivano a cinquanta unità. Molti imprenditori vengono scoraggiati dalla burocrazia, ma la soddisfazione finale per i benefici in termini reputazionali e di risultati concreti – per esempio sull’efficientamento – è alta.

Quali le maggiori fonti di inefficienza che possono essere risolte radicalmente?

Da diversi studi di settore emerge che l’energia elettrica rappresenta il vettore principale di energia consumata, seguita dalle fonti per la produzione di calore per la produzione di acqua calda sanitaria (che incide per circa il 55% sull’energia termica utilizzata rispetto a circa il 20-25% nel residenziale) e dal calore per il riscaldamento.

Il metano risulta essere il combustibile maggiormente utilizzato per il riscaldamento, seguito dalle pompe di calore elettriche. Scarsamente diffusi sono sistemi di cogenerazione o il collegamento a reti di teleriscaldamento. Le insidie si nascondono ovunque: pensate che per ogni stanza, le luci di stand by consumato energia elettrica sino a 15 euro.

Altro elemento è la necessità di variare l’assetto energetico in base all’effettivo utilizzo della struttura e della singola camera, in base alle oscillazioni meteorologiche o alla semplice esposizione. La dipendenza dalle fonti fossili è sicuramente un altro elemento che riduce sostenibilità ed efficienza.

Quali le soluzioni adottabili?

Introdurre un energy manager sarebbe di grande aiuto, una possibilità che le grandi catene potrebbero valutare.

Occorre intervenire sugli edifici, sull’impiantistica e su nuovi macchinari o apparecchiature. Occorrono, dunque, interventi strutturali che possono essere ripagati nell’arco di pochi anni. Questo, molti imprenditori, non lo sanno.

Occorre, dunque, una concreta strategia energetica per andare incontro alle nuove esigenze della clientela e se, soprattutto, non si ha la possibilità di demolire e ricostruire il proprio albergo.

La vetustà del patrimonio costruito in Italia meriterebbe un discorso a parte: basti pensare che solo il 4% degli immobili nel nostro Paese è stato realizzato a partire dagli anni ’90. Le nuove tecnologie sono certamente di grande aiuto.

L’Internet of Things permette di avere una pluralità di oggetti in grado di dialogare tra di loro, scambiandosi informazioni grazie alle quali, in modo quasi simbiotico si può ottimizzare il funzionamento del singolo componente e dell’intero sistema.

In parallelo c’è stata un’evoluzione dell’approccio alla progettazione degli edifici, che sicuramente offre tanti vantaggi rispetto all’adeguamento di immobili già esistenti.

Tutto ciò non è ovviamente possibile se non si rinnova la cultura manageriale nell’industria dell’accoglienza.

Tecnicamente?

L’elenco degli interventi per incidere sulla diminuzione dei consumi elettrici può essere lunghissimo. Per citarne alcuni: utilizzare lampadine a led ovunque; sensori di presenza per accendere e spegnere le luci; sensori crepuscolari, rubinetti dotati di sensore per interrompere il flusso di acqua; condizionatori installati di classe energetica elevata; scarico del bagno con 2 pulsanti; pompe con sistema inverter per l’impianto di condizionamento; miglioramento degli ascensori, che consumano solo il 30% in fase di movimento, il restante 70% in fase di stand by.

Per riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria, invece: se la caldaia ha un’età superiore ai 15 anni, è bene valutare la sua sostituzione. In particolare, l’adozione di una caldaia a condensazione consente di ridurre i consumi anche del 30%. Si può valutare l’adozione di un generatore a biomassa, combustibile rinnovabile che consente di risparmiare rispetto alle fonti fossili.

Installazione di un cogeneratore per la produzione combinata di energia termica ed elettrica. Installazione di impianti solari termici, isolamento dell’involucro edilizio. Per ridurre i consumi di acqua occorrono impianti idrici smart per le singole stanze; regolatori di portata; installazione di un serbatoio per la raccolta dell’acqua piovana, per ridurre i consumi legati all’irrigazione; copertura della piscina nelle ore notturne.

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