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A Bergamo un impianto per il riciclo dei rifiuti in vetroresina

città: Bergamo - pubblicato il:
riciclo rifiuti in vetroresina

Sarà operativo nel 2020 a Bergamo un impianto per il riciclo dei rifiuti in vetroresina, basato su un processo brevettato da Korec

Il riciclo dei rifiuti in vetroresina è un onere per i cittadini e per le aziende che li producono e ha anche un costo per l’ambiente; oggi infatti, la quasi totalità degli scarti di lavorazione e dei rifiuti in vetroresina, vengono smaltiti nelle discariche italiane a costi compresi tra 200 e 300 euro/t (valori variabili in base alle tassazioni locali).

La vetroresina è un tipo di plastica rinforzata con vetro, in forma di tessuti o Tnt (tessuto non tessuto, feltro a fibre orientate casualmente), impregnata con resine termoindurenti che si induriscono dopo la lavorazione grazie all’intervento di catalizzatori e di acceleranti.

Infatti, grazie all’alta resistenza meccanica, all’eccellente durabilità e alla versatilità nell’assumere le forme più svariate, questi materiali compositi fibro-rinforzati sono molto diffusi e utilizzati in numerosi settori industriali: aerospaziale, aeronautico, automobilistico, nautico, sportivo, ingegneria civile, bio-medico, arredamento e, non ultimo, l’eolico.

Attualmente, nella sola Europa, la produzione annuale media di questi rifiuti è di circa 1 milione di tonnellate. Questo comporta, ovviamente, problemi per il riciclo dei rifiuti in vetroresina.

Ecco allora che l’annuncio della prossima apertura a Bergamo – presso lo stabilimento della Società Rivierasca nell’estate del 2020 – del primo impianto per il riciclo dei rifiuti in vetroresina è un’ottima notizia per l’ambiente.

L’impianto, realizzato in partnership con la società austriaca KVT Process Technology, si basa sul processo termochimico brevettato dall’italiana Korec a livello mondiale e permette di recuperare dalla vetroresina a fine vita non solo la fibra di vetro, ma anche la parte organica, che può essere reimmessa nella stessa filiera produttiva di partenza, per produrre poi nuovi oggetti in vetroresina.

Green Planner ha voluto approfondire il tema del riciclo dei rifiuti in vetroresina e ha rivolto a Laura Saviano, Amministratore Unico di Korec srl, alcune domande al riguardo.

Dove finivano di solito i rifiuti in vetroresina esausti? Come venivano recuperati (da quale filiera)?

Allo stato attuale, la vetroresina non gode di alcuna soluzione efficiente di riciclo. La difficoltà principale risiede nel fatto che è un polimero termoindurente, ovvero un polimero in cui il moto delle catene polimeriche è fortemente vincolato da un numero elevato di reticolazioni esistenti.

Un polimero siffatto, una volta reticolato, non può essere fuso e rimodellato come, invece, avviene per i termoplastici. Per tale motivo a oggi i rifiuti in vetroresina vengono conferiti per il 90% in discariche e in inceneritori, senza alcuna possibilità di riutilizzo e/o re-immissione nelle filiere produttive.

Che impatto ambientale ha questo prodotto?

La vetroresina è un materiale non biodegradabile ovvero una volta disperso, non viene decomposto con il tempo. Ciò può danneggiare l’ecosistema circostante e inquinare l’ambiente.

Si pensi, a solo titolo di esempio, alle imbarcazioni: il loro abbandono genera anche la dispersione di micro particelle prodotte dal deterioramento delle vernici utilizzate per l’imbarcazione e delle fibre di vetro facenti parte della struttura in vetroresina, provocando enormi danni alla flora e alla fauna marina ma, allo stesso modo, anche, seppur indirettamente, alla specie umana, che assume sostanze inquinanti attraverso i cibi ittici che consuma.

Di che quantità si parla? Ovvero quanto scarto di vetroresina c’è in Italia?

Si stima una produzione mondiale di rifiuti in vetroresina (scarti di produzione e prodotti a fine vita) di circa 2,4 milioni di tonnellate/anno e di queste almeno 800mila tonnellate sono prodotte in Europa e 100mila in Italia.

Il trend è in crescita e non si prevede possa subire significativi rallentamenti, sia per l’accumulo progressivo dei prodotti a fine vita, sia in termini di sfridi di lavorazione.

Per i prodotti a fine vita, basti pensare che i primi manufatti in vetroresina risalgono al 1940-50 e hanno una vita media di 25 anni; solo negli anni ’80 si stima una produzione mondiale di circa 2 Mton/anno.

In quanto agli sfridi, si prevede una crescita annuale (mondiale) del prodotto finito circa del 7% (fonte: Markets and Markets, leader mondiale per le ricerche di mercato) e conseguentemente anche degli scarti (in media pari a circa il 5-10% della produzione).

Cosa diventa la materia recuperata?

Korec risolve l’annoso problema introducendo sul mercato un’innovazione importante, grazie alla messa a punto di un particolare processo termochimico in grado di recuperare oltre alla fibra di vetro, anche la parte organica contenuta nel rifiuto, con rese elevatissime, anche fino all’85% in peso, sotto forma di liquido che può essere nuovamente riciclato, in miscela con resina vergine poliestere, per la produzione di nuovi oggetti in vetroresina e, quindi, essere reimmesso nella stessa filiera produttiva di partenza. per la produzione di nuovi manufatti in vetroresina.

L’impianto che sarà realizzato a Bergamo, presso la società Rivierasca Spa, è il primo al mondo! Ma Korec sta lavorando per diffondere la tecnologia ad ampio raggio, mediante la realizzazione di impianti in più aree, non solo in Italia, ma anche all’estero.

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