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Nuovi progetti Essity, Ford Motor Company e McDonald’s all’insegna del recupero degli scarti

città: Milano - pubblicato il: - ultima modifica: 9 Febbraio 2020
recupero degli scarti industriali

Recupero degli scarti: nella produzione industriale, tutto ciò che prima andava buttato sta diventando di valore per i nuovi prodotti. Complice le biotecnologie, ma anche la creatività e la collaborazione trasversale tra diverse tipologie di industria

Economia circolare diventa così sinonimo di win win grazie al recupero degli scarti industriali; le notizie che i centri di ricerca e l’industria diffondono sono affascinati quanto concreti.

E così che dal fango di lavorazione della carta nascono solette per scarpe, così come dal Silverskin del caffè si producono oggi componenti per l’industria automobilistica.

Il primo è un progetto tutto italiano che prende vita a Porcari (Lucca), anche se l’azienda che sta sperimentando è la svedese Essity, nota per i marchi di prodotti legati all’igiene e alla salute tra cui Tena, Nuvenia, Tempo.

Qui, gli scarti, ovvero i fanghi, risultano adatti al reimpiego in altri cicli produttivi. Anche perché eccellenti dal punto di vista della composizione chimica: privi di contaminanti, non necessitano di ulteriori trattamenti e, inoltre, viaggiano a km zero.

A riceverli, in questa fase pilota, è una cartiera a pochi chilometri dallo stabilimento di Porcari (Lucca è un vero e proprio distretto della carta) a cui Essity invia a oggi il 50% dei fanghi che genera (circa 52 tonnellate di fanghi con l’obiettivo di raggiungere le 70 tonnellate).

Ed è così che nascono le solette per scarpe. Ciò significa anche “minori costi di smaltimento e minor impatto sul sistema, già in crisi, della raccolta dei rifiuti industriali” rileva Ivan Ferrini, operations director Italia di Essity “Ora stiamo lavorando a un miglioramento del processo interno al fine di estendere la possibilità di riciclo al 100%. Inoltre, è in corso lo studio di nuove tecnologie industriali che ci consentiranno in futuro il reimpiego dei fanghi all’interno dei nostri stessi cicli produttivi“.

Il secondo progetto prende vita dagli scarti della lavorazione del caffè. Sul Silverskin abbiamo già scritto molto, ma la novità che viene da oltre oceano prevede l’uso della pellicina del chicco – quella che si stacca in fase di tostatura – per un polimero che già trova applicazione nell’industria automobilistica.

A darne notizia è la Ford Motor Company che grazie a un accordo con McDonald’s sta terminando una sperimentazione per poi mettere su strada un’utilitaria con i “fari al caffè“.

Il segreto sarebbe quello di riscaldare il Silverskin a temperature elevate a basso ossigeno, mescolandolo con plastica e altri additivi e trasformandolo in pellet, materiale può essere modulato in varie forme.

Il composto così ottenuto – affermano le due aziende che si fanno garanti del progetto – soddisfa le specifiche di qualità necessarie per parti come gli alloggiamenti dei fari e altri componenti interni.

I materiali risultanti saranno circa il 20% più leggeri e richiederanno fino al 25% in meno di energia durante il processo di lavorazione. Secondo Ford, le proprietà termiche del componente ricavato dall’involucro sono significativamente migliori rispetto al materiale attualmente utilizzato.

Questa è la prima volta che Ford usa gli scarti di lavorazione dei chicchi del caffè per convertirli in componenti di veicoli. Si prevede che McDonald’s destinerà una parte significativa della sua miscela di caffè nel Nord America a Ford, per essere incorporata nelle parti del veicolo.

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