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Ma, riscaldarsi con il legno fa bene all’ambiente?

città: Milano - pubblicato il: - ultima modifica: 16 Dicembre 2019
riscaldamento a pellet

Il riscaldamento a pellet è una alternativa valida e sostenibili alle fonti fossili. Purché si usi la tecnologia di ultima generazione. Lo spiega in questa intervista Antonio D’Amato, coordinatore della campagna Italia che Rinnova

Riscaldarsi senza scaldare il Pianeta. È quello che promette di fare il legno che – una volta conferito nelle moderne stufe o caminetti a pellet identificati dal sistema di certificazione di prodotto aria pulita – assicura calore a basso impatto ambientale.

Lo afferma anche Legambiente che al recente Forum sulle Foreste ha spiegato come: “la gestione del bosco e della filiera energetica a esso collegata è fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi Europa 2030 sulle energie rinnovabili previsti dall’UE. Oggi infatti nella Penisola circa il 67% dell’energia termica da fonti rinnovabili proviene dalle biomasse solide agroforestali (colture dedicate e bosco), e i consumi di biomassa legnosa per usi termici stanno conoscendo in Italia un boom negli ultimi 10 anni“.

Il riscaldamento a pellet è così una alternativa valida e sostenibili alle fonti fossili. Fondamentale, però, è ricorrere alle nuove tecnologie “che consentono” afferma Marino Berton, coordinatore di Aiel, l’associazione che riunisce tutti gli operatori del settore e che ha dato vita recentemente alla campagna di comunicazione Italia che Rinnovaun forte abbattimento delle emissioni fino al’80 percento rispetto a quelli di vecchia generazione“.

Nuove tecnologie il cui acquisto può essere incentivato anche dal Conto Termico.

Supportano Italia che Rinnova, Legambiente e Kyoto Club, l’Uncem (l’unione di comuni e comunità montane) e le associazioni di settore come RisorsaLegno, Anfus (Associazione nazionale Fumisti e Spazzacamini) e Assocosma (Associazione Nazionale Costruttori Stufe).

Antonio D’Amato, coordinatore della campagna Italia che Rinnova ci ha permesso di entrare un po’ più in profondità del tema perché ancora molti italiani dubitano che sia la scelta più appropriata.

Molti ma non tutti, qual è la penetrazione del riscaldamento a biomasse legnose nel nostro Paese?

Sono oltre il 21% e famiglie italiane che lo usano come fonte di riscaldamento. Precedute dal gas metano, legna e pellet sono quindi la seconda energia utilizzata per il riscaldamento.

È una cifra molto alta. Come è intuibile questo sistema di riscaldamento è più sviluppato nelle aree non urbane, quindi rurali e di montagna.

Sia perché c’è una tradizione consolidata, sia perché la conformazione delle abitazioni consente più facilmente l’uso di impianti di riscaldamento a biomasse, i quali, per esempio necessitano di una canna fumaria o di spazi in cui stoccare la legna o il pellet.

Negli ultimi anni però stiamo assistendo a una crescita dell’uso di questa fonte di energia anche nei contesti urbani.

Oltre alle facilitazioni fiscali introdotte dal Conto Termico, si può fare un calcolo di quanto si risparmia in media sfruttando il calore del legno?

L’aspetto economico ha tante sfaccettature diverse. Certamente il risparmio è sensibile e quello dei costi è probabilmente il principale motivo della crescita dell’utilizzo di questo tipo di energie da parte delle famiglie italiane.

Legna, pellet e cippato hanno infatti un costo medio di 45 euro/megawatora. Ovvero quasi la metà del metano (85 euro) e meno di un terzo del gasolio (143 euro).

Teniamo anche presente che le stufe di nuova generazione hanno incrementato moltissimo l’efficienza energetica, per cui serve sempre meno combustibile per sviluppare la stessa quantità di calore.

Insomma, il risparmio sulla bolletta c’è ed è notevole. A questo va aggiunto il vantaggio del Conto Termico. Non molti conoscono questo strumento messo a disposizione dei cittadini. Si tratta di un aiuto economico “per l’incremento dell’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili“.

In concreto significa che acquistando una stufa a legna o pellet di nuova generazione per sostituire un impianto vecchio (anche un semplice camino aperto) si ha diritto a un rimborso delle spese sostenute che arriva fino al 65%.

Non stiamo parlando di detrazioni fiscali, ma di un bonifico direttamente sul conto corrente entro un periodo di circa tre o quattro mesi.

Ma gli italiani sono consci che la scelta di ricorrere a stufe e caminetti a pellet sia a basso impatto ambientale?

No. E questa forse è la questione più importante. Troppo spesso il consumatore non è consapevole del fatto che quando sceglie di scaldarsi con legna o pellet fa una scelta green, sostituendo con una energia rinnovabile l’uso di energie fossili, che sono la prima causa del riscaldamento globale.

Ricordiamo che le biomasse legnose rappresentano da sole oltre un terzo del totale delle energie rinnovabili in Italia. Sono quindi indispensabili per uscire dall’era dei fossili. Questa importanza dell’energia che nasce dal legno per l’ambiente non è sufficientemente percepita.

C’è anzi la percezione opposta, che le stufe inquinino a causa dell’emissione di polveri sottili. Il che è vero e falso allo stesso tempo. È vero perché i vecchi camini e le vecchie stufe sono inquinanti, ma è falso perché invece le stufe di nuova generazione hanno tecnologie avanzatissime che abbattono le emissioni fino all’80%.

C’è un altro aspetto che riguarda l’ambiente e su cui non c’è sufficiente consapevolezza, la valorizzazione di boschi e foreste. In molti pensano che l’uso delle biomasse legnose danneggi i boschi e invece è vero il contrario.

Perché i boschi non devono essere abbandonati, ma gestiti, e la cosiddetta “gestione forestale sostenibile” consente di avere il legno che serve come fonte di energia (ma anche per mobili, edilizia) sviluppando il patrimonio boschivo.

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