Home Green Jobs Solo i “curiosi del mondo” possono studiare biotecnologie

Solo i “curiosi del mondo” possono studiare biotecnologie

città: Milano - pubblicato il:
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Il 9 e il 10 gennaio torna in pista il BiotechCamp di Green Planner, ospitato questa volta in Cariplo Factory/Base a Milano. Un’ottantina gli studenti provenienti dal liceo scientifico Einstein, dal Collegio San Carlo e dall’Istituto Natta di Milano

Avere fame di sapere è una dote che non dovrebbe mancare a nessun studente. Se però si parla di biotecnologie, una delle scienze che ci sentiamo di consigliare agli studenti di questa epoca, oltre alla ricerca del sapere è buona cosa essere “curiosi e fantasiosi“.

A questo si aggiunge un altro consiglio che arriva da Rita Fucci, coordinatrice tecnico-scientifica presso Assobiotec (associazione nazionale di Federchimica per lo sviluppo delle biotecnologie).

Lei è una biotecnologa fatta e finita, questo infatti ha studiato nei decenni scorsi all’Università e la pensa così: “Se non conosciamo la realtà che sta fuori da queste mura, non possiamo decidere cosa fare nel nostro futuro“.

Ed è la prima cosa che dice ai liceali quando li incontra al BiotechCamp organizzato da Edizioni Green Planner con la supervisione di Maurizio Bettiga di Anbi (Associazione nazionale dei biotecnologi) che proprio questa settimana replica in Cariplo Factory dopo aver ottenuto grande successo in Mind (Milano Innovation District a novembre scorso).

Dalle parole della Fucci si intende che le biotecnologie sono ovunque. Pervasive in molti settori di tutti i giorni: basta leggere nelle etichette dei cibi, dei prodotti per la casa, dei cosmetici. Le biotecnologie stanno al futuro perché l’economia circolare richiede i suoi principi di trasformazione.

Sarà per questo che la Fucci non si stupisce di fronte ai dati pubblicati dalla Camera di Commercio di Milano, Monza e Lodi: “però” fa notare “sono dati estrapolati dal codice Ateco con le quali esse hanno effettuato registrazione in Camera e questo non è così strettamente legato alla ricerca biotech“.

Di fatti i dati che rilascia Assobiotec sono altri. Tutti comunque in forte crescita +16% di guadagni, +17% di investimenti in ricerca e sviluppo, +15% di risorse umane. Questo stando all’ultima indagine condotta da Assobiotec in collaborazione con Enea, che scatta una fotografia di questo settore a oggi.

Parlando di dimensioni, emerge che ben il 60% delle imprese biotech sono microimprese (con meno di 9 addetti), a testimonianza di come questo settore ad altissima specializzazione tragga linfa dalle singole idee geniali dei ricercatori in giro per il Paese.

Andiamo poi al 18% per le piccole imprese (<49 addetti), 13% per le medie (<249) e infine 9% per le grandi imprese. Ben il 74% degli addetti risulta laureato, facendo del biotech uno dei settori con livelli di formazione più elevati.

Un po’ in tutta Italia il biotech prende piede, con parchi e incubatori (strutture pensate per agevolare la crescita di startup, abbattendo i costi fissi iniziali dei loro business) lungo tutto lo stivale. Le aree a maggior densità di attività sono quelle del centro-nord (che da sole comprendono l’80% delle imprese), con la Lombardia in testa. Aree che vanno poi a specializzarsi: vediamo in Toscana le eccellenze nel campo dei vaccini, in Piemonte quelle relative ai trapianti, in Puglia la medicina di precisione.

Ma in che campi operano le imprese biotech italiane? “A dominare” spiega la Fucciè il settore della salute (50%), seguito da quello industriale e ambientale (29%, che sta vedendo la crescita maggiore), genomico (12%) e agro-zootecnico (9%)“.

Ma la notizia che deve essere presa seriamente in considerazione è che gli addetti del settore biotecnologico non stanno più solo in laboratorio: “Si può fare biotecnologia anche da dietro una scrivania” spiega la FucciLe attività propedeutiche alla ricerca e allo sviluppo sono innumerevoli così come innumerevoli sono le professionalità presenti e necessarie al settore“.

Oltre ai ricercatori servono business developer, avvocati e analisti. Questi ultimi sono altamente ricercati dalle banche che quando si trovano di fronte a un business plan da finanziare non sanno da che parte leggerlo.

Anche gli esperti di digital possono trarre vantaggio dalla conoscenza del comparto. Marketing e comunicazione, relazioni sul genere lobbysti sono ancora più fondamentali: il settore sta diventando sempre più complesso e attira sempre più competenze in un momento storico in cui si stima che presto le conoscenze disponibili all’essere umano raddoppieranno ogni 12 ore.

L’economia circolare sta giocando un ruolo fondamentale nel settore delle biotecnologie. Se parliamo di quelle ambientali gli scarti sono la materia prima. Ci vuole intuito, creatività e conoscenza per trasformarli.

Nicoletta Ravasio, ricercatrice senior di Cnr Institute of Molecular Science and Technologies si appassiona da tempo in queste cose. La lolla di riso nei suoi laboratori diventano olii essenziali, la lana della tosa delle pecore si trasforma in materassini per l’isolamento utili alla bioedilizia, gli scarti della tostatura del caffè sono ottimi principi per la cosmesi.

Infine l’esortazione, condivisa anche dagli altri relatori del BiotechCamp, al rimanere sempre aperti di mente: un soggiorno all’estero, imparare nuove lingue e non temere il confronto con realtà lontane dalla propria sono ingredienti essenziali per un buono sviluppo professionale.

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