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Gli incendi non verranno più spenti con l’acqua

città: Milano - pubblicato il:
incendi australia

Temperature elevate e la mano dell’uomo – sono state arrestate oltre 180 persone per aver appiccato il fuoco – stanno mettendo a dura prova l’Australia, da settimane flagellata da incendi molto vasti.

Ingenti i danni provocati dalle fiamme: 25 morti umani, oltre 1 miliardo di morti animali, 8,4 milioni di ettari in fumo – un’area grande quanto l’Austria – migliaia di case distrutte e decine di migliaia di sfollati.

Per non parlare delle emissioni di gas finite in atmosfera; inoltre lo spegnimento degli incendi impiega enormi risorse in termini di personale, spesso in serio pericolo di vita, mezzi (e quindi carburante) e, naturalmente, acqua.

Attualmente, la pratica principale di spegnimento degli incendi boschivi – in Europa ma anche nel resto del mondo – rimane legata all’uso dell’acqua, sparsa sugli incendi tramite idranti, elicotteri o i famosi aerei CanadAir.

Tuttavia, l’acqua da sola può non essere il modo migliore per spegnere efficacemente tutte le tracce più minute di fuoco. Il materiale vegetale, costituito per la maggior parte da cellulosa e lignina, è spesso idrofobico, e cioè repelle, almeno in parte, l’acqua al suo contatto, specialmente quando l’acqua raggiunge le superfici sotto forma di goccioline.

Questo effetto si amplifica su materiale carbonizzato: avete mai provato gettare acqua sul barbecue? Ecco allora che si potrebbe ricorrere agli additivi bagnanti, chimicamente detti surfattanti o tensioattivi, proprio per la loro capacità di alterare le proprietà dell’acqua e, nello specifico, la cosiddetta tensione superficiale.

Gli additivi bagnanti modificano le proprietà fisiche dell’acqua: invece di goccioline che corrono via si possono formare delle vere e proprie pellicole o schiume, che soffocano il fuoco e, nel caso di materiale vegetale non ancora raggiunto dall’incendio, lo proteggono dalle fiamme. Inoltre, la miscela di acqua così ottenuta è in grado di penetrare negli interstizi più minuti, arrivando in profondità nella lettiera del bosco.

Uno studio effettuato da ricercatori polacchi ha evidenziato dati impressionanti: una soluzione in cui l’additivo era stato miscelato in una o due parti su cento con acqua (poco più di due bicchieri su 100 litri) si è rivelata in grado di penetrare la lettiera del bosco 68 volte più rapidamente, venire assorbita 40 volte più velocemente e avere un effetto preventivo dell’attacco delle fiamme triplo rispetto alla semplice acqua.

Lo stesso studio ha dimostrato la pressoché totale degradazione delle molecole usate dopo soli 28 giorni (fonte: Johanna Rakowska et al. Fire Technology 53: 1379-1398 – 2017).

Al momento, per motivi economici e pratici di varia natura, l’utilizzo di questi additivi è ancora limitato a poche applicazioni speciali e la casistica sui prodotti disponibili in commercio è ancora limitata.

(testi di Maurizio Bettiga, Chalmers University of Technology Göteborg, Svezia e Stefano Macrelli, Università degli Studi di Bologna)

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