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2020 e i gas serra: il cambio di rotta è un dovere di tutti

città: Milano - pubblicato il:
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Foto di Luuk Wouters (Unsplash)

Limitare la produzione dei gas serra è ormai un must che riguarda tutti: governi, imprese ma anche cittadini e investitori

Così non va: quattro anni dopo l’accordo di Parigi, l’azione globale sul clima è del tutto insufficiente. Appena 1 azienda su 8 a livello worldwide tra quelle monitorate dal report The Net Zero Challenge di Boston Consulting Group e del World Economic Forum sta di fatto diminuendo la produzione di CO2.

Ancora una volta, le emissioni di gas serra sono ben al di sopra dei livelli necessari e nell’ultimo decennio sono aumentate mediamente dell’1,5% l’anno, mentre servirebbe una riduzione del 5% l’anno per raggiungere l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi.

Ma gli impegni degli Stati restano molto limitati e lo abbiamo visto anche nell’ultima Cop di Madrid il cui unico dato interessante è stato quello di concentrare l’attenzione anche sugli oceani come componente fondamentale da salvaguardare per risolvere la crisi climatica.

A chi tocca mettere mano per invertire la rotta? A tutti

Lato Governi: dall’analisi, solo 67 dei 195 Paesi membri delle Nazioni Unite (tra questi anche l’Italia) si sono impegnati realisticamente a raggiungere l’obiettivo di zero emissioni entro il 2050, ma tutti insieme pesano appena il 15% delle emissioni globali.

Di questi, solo 16 (meno del 6% delle emissioni) hanno sviluppato tabelle di marcia e obiettivi intermedi.

Ma appena 7 – Bhutan, Costa Rica, Danimarca, Islanda, Paesi Bassi, Suriname e Svezia, pari a solo il 2% delle emissioni globali di gas serra – hanno istituito inquadramenti politici che possono realisticamente sostenere l’obiettivo.

Nonostante alcuni esempi positivi, sono necessari molti più progressi in vista di Glasgow 2020 (Cop26).

Gas serra: la responsabilità delle imprese

Aziende di diversi settori hanno elaborato piani ambiziosi di decarbonizzazione. Tuttavia, delle 7.000 società in tutto il mondo che riportano al Carbon Disclosure Project (l’organizzazione senza fini di lucro che monitora le emissioni globali) solo una su otto rivela integralmente le proprie emissioni di gas serra, ha un obiettivo definito di riduzione e di anno in anno lo sta effettivamente attuando.

Inoltre, ben il 65% degli obiettivi dichiarati è orientato al breve termine e poco ambizioso, con la difficoltà a stabilire parametri di riferimento e tenere traccia dei progressi in mancanza di standard comuni di segnalazione.

In media, gli obiettivi di riduzione delle emissioni aziendali sono circa la metà di quanto servirebbe per un mondo a 1,5 gradi: quelli a breve termine mirano a ridurre del 15% i gas serra invece del 30% necessario; quelli a più lungo termine al 50% anziché all’obiettivo zero netto entro il 2050.

I cittadini e gli investitori

La pressione pubblica e l’attivismo sta aumentando anche da parte di cittadini e consumatori, soprattutto tra i giovani dei Paesi occidentali.

Ma in molti Paesi il cambiamento climatico non è ancora tra le prime preoccupazioni: serve una consapevolezza molto più ampia per innescare un’inversione di tendenza nella reazione pubblica su scala globale.

Gli investitori hanno iniziato a promuovere la riduzione delle emissioni delle società in portafoglio. Tuttavia, l’impatto della pressione su scala globale è ancora insufficiente, principalmente perché la necessità di offrire rendimenti a breve termine supera di gran lunga la domanda di strategie di decarbonizzazione.

Per queste ragioni, secondo il rapporto di Boston Consulting Group e del World Economic Forum il mondo è di fronte un bivio. Nel prossimo decennio si deciderà se sia possibile raggiungere l’obiettivo di limitare il riscaldamento a 1,5 gradi e evitare effetti catastrofici per l’ambiente e la società.

A questo scopo, le aziende devono ridurre l’intensità delle emissioni e cercare opportunità in nuovi modelli senza carbonio. Le soluzioni tecnologiche necessarie per la decarbonizzazione sono ampiamente disponibili, i costi di abbattimento stanno diminuendo e le barriere sono spesso sopravvalutate.

I governi devono farsi avanti con impegni conformi agli obiettivi di Parigi e progettare quadri politici per decarbonizzare l’economia, sostenendo le industrie virtuose e proteggendo quelle vulnerabili dalla concorrenza sleale ad alto contenuto di carbonio, anche attraverso strumenti come tasse transfrontaliere sul carbonio e sostegno a produzioni a basse emissioni.

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