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Lotta all’inquinamento dell’aria: interventi sporadici e non strutturali

città: Milano - pubblicato il:
lotta all'inquinamento dell'aria

Il peggioramento dei parametri ambientali dovuti alle condizioni climatiche e alle emissioni nelle nostre città sta diventando un problema strutturale e gli interventi per la lotta all’inquinamento dell’aria sono sporadici, emergenziali e non hanno un obiettivo di medio-lungo periodo

Come sempre accade nelle materie più complesse e delicate, le diverse parti politiche si arroccano sulle loro posizioni tacciando di inutilità o di inefficacia le misure prese dalla parte opposta… il problema nasce da una gestione emergenziale del problema e da interventi a macchia di leopardo sul territorio.

In particolare nella zona di Milano, denuncia Legambiente, la Regione Lombardia sta dimostrando cecità nei confronti del problema inquinamento dell’aria, evitando di prendere provvedimenti impopolari e applicando le misure in modo non uniforme sul territorio. L’associazione ambientalista definisce la politica regionale con il termine “immobilismo“.

La lotta all’inquinamento dell’aria per Regione Lombardia non si combatte fermando il traffico e l’Assessore all’Ambiente Raffaele Cattaneo difende la decisione di non applicare ulteriori misure per contrastare lo smog, citando i dati dell’Arpa, che mostrano un costante inquinamento, per dimostrare che le misure prese non servono.

Per Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardiasarebbe più onesto dire che vedremo gli effetti delle misure strutturali in atto nel prossimo decennio (vedi rinnovo parco auto) ma le polveri sottili e gli NOx continueranno a tenerci compagnia perché non si investe abbastanza sulla riqualificazione degli edifici, non si cambia agricoltura e non si fa l’unica cosa che in altre città europee viene già attuata: limitare il più possibile la circolazione delle auto potenziando il trasporto pubblico locale rendendolo preferibile“.

Denigrare le azioni, pur tattiche ed emergenziali, prese dal Comune di Milano, non solo non aiuta a migliorare la salute dei cittadini – e alla Regione Lombardia che promuove in ogni occasione la qualità del suo sistema sanitario dovrebbe interessare diminuire l’impatto (e i costi) sull’apparato sanitario dovuti all’inquinamento – ma è anche un atteggiamento politico sterile.

Tanto che poi la soluzione al problema si rivela sempre l’arrivo provvidenziale di pioggia e vento. Eppure, invocando le tradizioni popolari, non si impedisce nemmeno in momenti di emergenza come questi di accendere falò per la festa di Sant’Antonio che, com’è ovvio, favoriranno l’emissione di polveri e inquinanti.

Evidentemente un voto vale di più della salute dei cittadini…

tabella valori lotta all'inquinamento dell'aria
Fonte: elaborazione Legambiente Lombardia su dati Arpa, valori medi PM10 rilevati nelle centraline urbane nelle giornate del 14 e 15 gennaio 2020

Milano città, che guida la classifica per i giorni di superamento della soglia critica di 50 microgrammi/mc di polveri sottili, è però l’unica ad avere già attivato le misure di emergenza di secondo livello, che evidentemente funzionano se fatte rispettare: infatti è l’unica città, tra tutti i capoluoghi, ad aver migliorato, sia pur di poco, la propria situazione ambientale nella giornata di ieri che, contro le previsioni, è risultata in assoluto la peggiore in termini di qualità dell’aria da quando, negli ultimi giorni dell’anno scorso, è incominciata la fase di prolungata stabilità atmosferica.

A parte Sondrio, tutti i capoluoghi sono fuori legge per quanto riguarda lo stato di contaminazione atmosferica che, a Bergamo, Monza e nei capoluoghi della Bassa lombarda, si è attestata su valori circa doppi rispetto alle soglie di inquinamento stabilite dalla UE.

Oltre alle limitazioni di secondo livello introdotte a Milano, la lotta all’inquinamento dell’aria ha fatto scattare le misure temporanee di primo livello nei comuni con più di 30.000 abitanti e in quelli aderenti su base volontaria nelle province di Monza, Cremona, Lodi e Mantova.

Le limitazioni sono invece state revocate a Bergamo, Brescia. L’introduzione delle misure si articola su due livelli in base al superamento continuativo del limite giornaliero per il PM10 (50 μg/m3) registrato dalle stazioni di riferimento (per più di 4 giorni 1° livello o per più di 10 giorni 2° livello) attraverso un sistema macchinoso e non tempestivo: la verifica per stabilire l’attivazione viene effettuata nelle giornate di lunedì e giovedì (giornate di controllo) sui quattro giorni antecedenti; le misure temporanee, da attivare entro il giorno successivo a quello di controllo (ovvero martedì e venerdì), restano in vigore fino al giorno di controllo successivo.

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