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Milano, entro il 2030, vieterà il fumo all’aperto

pubblicato il: - ultima modifica: 21 Gennaio 2020
stop alle sigarette
Foto diy Syed Ali Aqdas (Unsplash)

Stop alle sigarette a Milano. Tumori al polmone: fumo e cattiva aria tra le possibile cause. Oltre a non fumare, gli esperti consigliano anche di evitare di correre e andare in bicicletta nelle zone più esposte. O mettere le mascherine

Mal d’aria e tumori al polmone. La relazione è sotto osservazione. Di sicuro il fattore di rischio più importante per lo sviluppo del tumore del polmone è rappresentato dall’esposizione – attiva o passiva – al fumo di sigaretta.

Circa l’80% dei casi è collegato al fumo di sigaretta. E a Milano, dove l’aria certo non è buona, il Comune sta valutando di introdurre uno stop alle sigarette anche all’aperto. Probabilmente prima in aree a “delicate”, come le fermate dell’autobus dove il rischio del fumo passivo è molto alto. Al 2030 il divieto di fumare all’aperto nella città di Milano potrebbe essere totale.

C’è, insomma, chi tiene sotto stretta osservazione l’esposizione all’aria inquinata e le ricadute sulla nostra salute. Così, Roberto Boffi, che dirige la pneumologia all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano in una recente intervista rilasciata all’agenzia Agi consiglia di “evitare di fare sforzi fisici a meno di cento metri dalle vie più trafficate“.

E si torna a parlare anche delle mascherine con il filtro antiparticolato, in grado di trattenere più del 90% delle polveri fini e ultrafini.

Non fa bene correre e andare in bici dove c’è molto inquinamento – continua Boffiperché si iperventila e così si assorbono di più le polveri sottili. Lo stesso motivo per cui anche la sigaretta dopo lo sport fa più male perché viene assorbita di più“.

Purtroppo il tumore al polmone è una malattia frequente e molto grave: nel 2018, nel mondo, ci sono stati più di 2.000.000 di nuovi casi e 1.700.000 decessi.

La sopravvivenza a cinque anni di chi si ammala di tumore al polmone è pari al 17,7%, molto inferiore rispetto a quella del tumore al colon (64,4%), alla mammella (89,7%) e alla prostata (98,9%).

Intanto a Parma decolla anche il Progetto Salute Parma sotto la supervisione dell’Università. Si tratta di un progetto di prevenzione primaria e secondaria del danno da fumo.

Lo studio è indirizzato a 500 soggetti (di età compresa tra 50 e 75 anni) residenti a Parma e provincia, forti fumatori o ex fumatori (da meno di 10 anni), che hanno fumato almeno 15 sigarette al giorno per almeno 25 anni o almeno 10 sigarette al giorno per almeno 30 anni.

Per la partecipazione, i volontari dovranno rivolgersi al proprio medico di famiglia che, dopo valutazione dei criteri di eleggibilità, consiglierà un colloquio di approfondimento con il Responsabile scientifico del progetto per valutare insieme l’adesione allo studio.

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