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Industria carbon neutral, è alta l’attenzione al problema

città: Milano - pubblicato il:
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Foto di timJ (Unsplash)

Sono sempre di più le iniziative annunciate per adeguarsi all’obiettivo di un’industria carbon neutral; non si tratta più solo di green washing ma le aziende hanno intrapreso un percorso eco-friendly

Non è il momento per essere negativi e pessimisti” la soluzione proposta dal presidente Usa Trump è quanto meno semplicistica – se non totalmente illogica – e non rispecchia l’impegno che da qualche tempo le aziende, molte del Paese che amministra, hanno invece messo nel cercare di arrivare a un’industria carbon neutral, sempre più educata e attenta all’ambiente e a limitare l’impatto ambientale delle produzioni.

Non è semplice green washing, ma è un impegno concreto; evidentemente l’onda emotiva e comunicativa scatenata da Greta Thunberg qualche risultato l’ha generato.

Potrà infatti non piacere l’impegno profuso dalla ragazza svedese, si potranno immaginare “poteri forti” e lobby dietro la sua azione – in realtà le lobby del fossile sono molto più potenti e hanno mosso le loro pedine – ma certo quanto denunciato in mesi di apparizioni e discorsi pubblici ha alzato fortemente l’attenzione verso il problema dell’era moderna.

Anche la politica europea ha dato le sue indicazioni, attraverso un team di esperti, per giungere a un’industria carbon neutral entro il 2050 adottando metodologie per trasformare le industrie ad alta intensità energetica dell’Unione Europea, contribuendo a raggiungere obiettivi di economia circolare e sostenibile.

Industria carbon neutral, le buone notizie

In questa direzione va certamente HeidelbergCement, gruppo industriale di cui Italcementi fa parte, che ha ricevuto il rating A per il suo impegno per l’ambiente, assegnato dall’organizzazione internazionale non-profit Cdp.

HeidelbergCement ha migliorato il suo rating nel settore della protezione del clima passando dal rating A- del 2018 al voto massimo A; il Cdp (Carbon Disclosure Project) è considerato uno dei più importanti rating di sostenibilità per gli investitori.

Valuta le prestazioni, la trasparenza e le migliori pratiche gestionali, a loro volta comprovate delle aziende nei settori del cambiamento climatico e della tutela dei consumi idrici e la salvaguardia boschiva.

Anche Alstom, azienda che sviluppa e commercializza soluzioni integrate per il trasporto, ha ricevuto conferma del punteggio A- nel questionario Cdp 2019 sui cambiamenti climatici.

La strategia della società, Alstom in Motion, ha fissato obiettivi ambientali ambiziosi per il 2025, tra cui la riduzione del 25% del consumo di energia (rispetto al 2014), l’approvvigionamento della fornitura di energia elettrica dell’azienda al 100% da fonti rinnovabili e il 100% delle soluzioni di recente sviluppo derivante dall’eco-design.

Tra le industrie che hanno più impatto sull’ambiente c’è certamente quella manifatturiera che, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie), è responsabile di quasi un terzo delle emissioni mondiali di anidride carbonica.

In questo settore opera Bosch che ha deciso di intensificare i suoi sforzi per ridurre le emissioni di CO2; in particolare Bosch Rexroth, società del gruppo che opera nell’ambito dell’automazione industriale, utilizzando l’illuminazione a Led ha dimezzato la sua produzione di CO2.

L’azienda sta adottando quattro misure principali: miglioramento dell’efficienza energetica, l’aumento della percentuale di rinnovabili nell’approvvigionamento energetico, maggiore utilizzo di energia verde e una strategia di compensazione delle emissioni inevitabili di carbonio. In questo modo, saranno neutralizzati 3,3 milioni di tonnellate di CO2 l’anno a partire da quest’anno.

Nel nostro Paese, il prossimo 24 gennaio verrà presentato il Manifesto di Assisi per un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica; E.On, tra i principali operatori energetici a capitale privato, ha deciso di aderire al manifesto, accogliendo la sfida lanciata dai suoi promotori, che vede nella crisi climatica un’occasione per rendere la nostra economia più sostenibile e più capace di futuro.

E.On è stato il primo grande gruppo energetico internazionale a essere uscito dalle attività di generazione da fonte fossile, per concentrarsi sull’offerta di soluzioni energetiche sostenibili, innovative ed efficienti. Un impegno che nel nostro Paese, a partire da lancio della campagna #odiamoglisprechi nel 2016, si è tradotto in numerose iniziative di promozione della diffusione di comportamenti sostenibili.

Un’industria carbon neutral variegata, che comprende business eterogenei ma attenti all’ambiente; così anche Algebris, società di gestione del risparmio globale, ha avviato un progetto di compensazione delle emissioni di carbonio, con cui mira a ridurre a zero le emissioni prodotte dall’intero Gruppo.

A questo scopo, la società si è impegnata a piantare 25mila alberi nei prossimi 3 anni e 20 alberi per ogni dipendente in futuro. Lo scorso dicembre sono stati acquistati circa 18mila semi e la piantumazione è già iniziata. Il progetto di compensazione delle emissioni di carbonio viene attuato in Tanzania, in collaborazione con Hakuna Matata, associazione no profit fondata da Davide Serra e dalla moglie.

Infine, anche un leader globale come Microsoft, si è mossa per annunciare il suo impegno a diminuire il suo impatto ambientale entro il 2030. La società di Redmond ha presentato un piano per ridurre l’impatto ambientale dell’azienda, aiutare i propri clienti a essere più sostenibili contribuendo a diminuire le loro emissioni, per sostenere le politiche climatiche globali e accelerare l’innovazione con nuovi investimenti.

I passi annunciati sono particolarmente stringenti e incisivi: entro il 2030 Microsoft diventerà Carbon Negative, ovvero sarà in grado non solo di azzerare le proprie emissioni ma anche di rimuovere quelle già esistenti; entro il 2050 si attiverà per eliminare dall’atmosfera le sue emissioni storiche, ovvero la somma delle emissioni generate dall’azienda a partire dall’anno della sua fondazione, il 1975; infine, l’azienda ha annunciato un fondo di 1 miliardo di dollari da investire in innovazione e tecnologie utili ad aumentare la sostenibilità ambientale e a combattere il cambiamento climatico.

La situazione politica e il piano energetico in Italia

Nel nostro Paese, a livello politico, però la situazione non è così positiva; all’impegno delle aziende non c’è un seguito deciso della politica. Così Greenpeace esprime disappunto e preoccupazione per la versione definitiva del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec) inviato dal governo italiano alla Commissione europea.

Testo ritenuto insufficiente a contrastare l’emergenza climatica in cui viviamo e che per Luca Iacoboni, responsabile della campagna energia e clima di Greenpeace Italia, mostra “aumenti quasi insignificanti per gli obiettivi di efficienza energetica e rinnovabili termiche, mentre il gas, uno dei responsabili della crisi climatica, continua a essere il padrone indiscusso del futuro del nostro Paese“.

Un testo già vecchio e che richiede aggiornamenti, come ammesso dallo stesso ministro Costa per il quale il Pniec “potrebbe dover essere modificato a breve, poiché l’Ue rivedrà presto i propri obiettivi climatici e i piani presentati dagli Stati Membri dovranno essere adeguati alle nuove indicazioni“.

Allora, conclude Greenpeace, “non basta fissare obiettivi, servono strumenti per raggiungerli“. Il primo passo da fare è quindi muoversi rapidamente verso le energie rinnovabili, lanciando un messaggio chiaro a chi opera ancora nelle fonti fossili. Affinché si aggiorni e agevoli una transizione verso un’industria carbon neutral!

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