Home Imprese Sostenibili Basta investire sul carbone: Greenpeace e Re-Common scrivono a Intesa Sanpaolo

Basta investire sul carbone: Greenpeace e Re-Common scrivono a Intesa Sanpaolo

città: Roma - pubblicato il:
Intesa Sanpaolo - Basta investire sul carbone

Basta investire sul carbone: ecco perché Greenpeace Italia e Re:Common hanno scritto ai vertici di Intesa Sanpaolo per chiedere una rapida riduzione dei loro finanziamenti a tutte le attività collegate alle fonti fossili.

In particolare, la richiesta è quella di cancellare immediatamente il finanziamento di 77 milioni di euro concesso all’azienda indiana Adani, alla quale il governo australiano ha affidato un progetto di sfruttamento del giacimento minerario del bacino carbonifero del Galilee Basin, nel Queensland australiano.

Antonio Tricarico, Program Director di Re:Common, afferma infatti che “Intesa Sanpaolo si propone tra i protagonisti del Green Deal con un fondo di 50 miliardi di euro, ma le ricerche finanziarie di Urgewald e Re:Common basate sulla Global Coal Exit List rivelano come l’istituto italiano sia il decimo prestatore al mondo per progetti e società che promuovono l’espansione del carbone“.

Affermazione condivisa anche da Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia, per il quale “Tra i finanziamenti più sporchi di Intesa Sanpaolo c’è quello ad Adani che proprio in Australia, dove milioni di animali e intere foreste sono carbonizzati per gli incendi in corso alimentati dal cambiamento climatico, ha avviato lo sfruttamento del Galilee Basin“.

Riceviamo e pubblichiamo la lettera delle due associazioni ambientaliste. Attendiamo altresì l’eventuale lettera di risposta di Intesa Sanpaolo per pubblicarla.

Coinvolgimento di Intesa Sanpaolo nel finanziamento del Gruppo Adani promotore del progetto minerario Carmichael (Central Queensland, Australia)

Signor Presidente, Signor Amministratore Delegato,
le immagini devastanti degli incendi australiani sono (per ora) le ultime di una serie che, limitandosi agli ultimi mesi, ha compreso incendi e devastazioni in Siberia, Amazonia e California, alluvioni prima impensabili in Africa, eventi sempre più estremi anche nel nostro paese e molti altri segnali che ci confermano le peggiori previsioni sulla forza degli impatti del clima che cambia.

Il rapporto recentemente pubblicato da Greenpeace International It’s the Finance Sector, stupid svela il cinismo della finanza, e la complicità della politica, che con una mano spande briciole per interventi per la sostenibilità e con l’altra finanzia progetti devastanti e pericolosi. Vi chiediamo se questo è il gioco che sta giocando oggi anche Intesa Sanpaolo.

Da una parte, apprendiamo dai media che Intesa Sanpaolo si propone tra i protagonisti del Green Deal con un fondo di 50 miliardi di euro. Dall’altra, le ricerche finanziarie di Urgewald e Re:Common basate sulla Global Coal Exit List rivelano che Intesa Sanpaolo è il decimo prestatore al mondo per progetti e società che promuovono l’espansione del carbone, alle quali la vostra istituzione ha elargito prestiti per 2,6 miliardi di euro dal 2017 al 2019.

Tra le altre, Intesa finanzia la società indiana Adani, uno dei più grandi inquinatori al mondo, promotrice del terrificante progetto per lo sfruttamento del bacino carbonifero del Galilee Basin, proprio in Australia. Un progetto così folle e pericoloso che già nel 2013, otto anni fa, Greenpeace lo includeva nell’elenco delle bombe climatiche più pericolose (con il rapporto Point of no return).

Come è possibile presentarsi come paladini del Green Deal se si continuano a finanziare le fonti fossili e, in particolare compagnie che continuano a puntare sul carbone come Adani?

È per questo che Vi chiediamo di avviare una rapida riduzione dei finanziamenti di Intesa Sanpaolo a tutte le attività collegate alle fonti fossili e in particolare di cancellare immediatamente il finanziamento suddetto per Adani, sperando che Intesa Sanpaolo voglia fare la sua parte nel distanziarsi, velocemente, da quelle aziende che continuano a devastare il nostro Pianeta e a mettere a rischio il nostro futuro.

Rimaniamo aperti ad un confronto ma siamo certi che comprendiate la nostra urgenza e quella di informare i cittadini delle vostre scelte.

Condividi: