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Anche la Chiesa deve cambiare il proprio perimetro finanziario

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joseba segura - chiesa e finanza etica

Lo afferma Joseba Segura, vescovo ausiliario di Bilbao in una profonda riflessione in tema di finanza etica: “il cambiamento di coscienza deve avvenire anche ai vertici della Chiesa, nei vescovi e nei superiori maggiori”

Il momento è quello giusto per riflettere su quanto la finanza sia ormai insostenibile. Ed è bene che la Chiesa ci rifletta. Fino in fondo. È così che sintetizziamo il pensiero di Joseba Segura, vescovo ausiliario di Bilbao che arriva ad Assisi per partecipare all’evento Laudato sì, economia e finanza etica.

È il primo sabato di febbraio e l’incontro organizzato da Fondazione Finanza Etica per il Gruppo Banca Etica insieme a Fra’ Sole e in collaborazione con Sisifo si fa propedeutico per l’evento voluto da Papa Francesco. La piazza, quella di Assisi, sarà la stessa che ospiterà The Economy of Francesco (dal 26 al 28 marzo).

Su questo tema – riflette Segurasi sta producendo un profondo cambiamento della coscienza sociale e della Chiesa, motivato in gran parta da una crisi ecologica che non è più possibile né nascondere, né relativizzare“.

Segura parla di finanza non a caso: nella sua Bilbao, con un piccolo gruppo, ha avviato trent’anni fa il progetto Fiare (Fondazione per il risparmio responsabile).

Siamo partiti con questa preoccupazione: far sì che i principi della Dottrina Sociale della Chiesa guidassero anche il complesso e opaco mondo degli investimenti finanziari. Sentivamo la necessità di fare qualcosa di diverso dal greenwashing di tanti presunti investimenti etici. Il nostro obiettivo, in quel momento era contribuire a trasformare l’economia a partire dalla finanza“.

E oggi?È giunto il momento di introdurre nelle istituzioni ecclesiastiche la riflessione sul disinvestimento nelle aziende legate all’industria dei combustibili fossili” è l’appello di Segura.

Disinvestimento sulle fonti fossili e investimento in fonti energetiche alternative. Anche la Chiesa deve credere in questo immancabile passo. Che è ecologico/ambientale. Ma anche tanto sociale.

La Chiesa non può rinunciare a cercare la coerenza tra ciò che proclamiamo e ciò che facciamo” continua Segura in un accorato appello. Per farlo usa la sua lingua madre, lo spagnolo. L’italiano non l’ha mai imparato, dice. E ben poche volte è stato ospitato in Italia. Lo sottolinea, quasi a volere prendere le distanze.

Se diciamo, mettendo in discussione il relativismo estremo, che la verità esiste, dobbiamo accettare le sue conseguenze e i costi di quella verità che vogliamo difendere. Se diciamo di difendere la vita, dobbiamo dimostrarlo difendendo l’unica casa comune in cui quella vita è stata e deve continuare a essere possibile“.

Fa parte della sua formazione parlare così: fatta di teologia e umanesimo, ma anche di studi economici “che mi hanno permesso di fare due scoperte alquanto contraddittorie: da un lato, sono stato costretto a essere in contrasto con la mia formazione teologica, con la sua tendenza a elaborare una concezione idealistica, in senso buono, della debolezza e dell’ideale umano, con i limiti impliciti nel principio di scarsità dei mezzi, e la moderazione che inevitabilmente impone ai nobili ideali del progresso umano; d’altra parte, ho potuto verificare che la formazione ricevuta nelle facoltà di economia, sotto il manto della pretesa scientifica, nasconde opzioni antropologiche nelle quali un homo economicus abbastanza semplice identifica comportamenti razionali con decisioni motivate da interessi a breve termine ed egocentrici. La famosa questione delle esternalità, dei costi nascosti che non si riflettono nei prezzi di mercato, ma che prima o poi diventano evidenti, è solo uno degli aspetti che potremmo sviluppare su questo punto“.

Fondazione per il risparmio responsabile ha trent’anni di vita ed è un esempio concreto non tanto per facilitare l’accesso al credito, “quanto per contribuire a trasformare l’economia dal punto di vista della finanza. All’epoca dovevo fare l’elemosiniere, visitando gli ordini religiosi, affinché potessero sostenerci con un contributo di 3.000 euro ciascuno, e poter così avviare il progetto. Ora mi guardo indietro e mi stupisco ancora che qualcuno abbia detto di sì a una tale richiesta. Ma la verità è che alcuni, dovrei dire le migliori alcune, perché erano per lo più ordini religiosi femminili, si fidavano e credevano in quello che altri uomini responsabili descrivevano come un progetto impossibile o assurdo. Ma qui c’è il frutto di quella scommessa, una realtà che agli occhi di molti è ancora troppo piccola, ma che è tutt’altro che insignificante perché indica chiaramente il futuro“.

Ora l’idea di Seguro è quella di concentrarsi sulle nostre chiese locali e sulle comunità cattoliche perché c’è ancora quasi tutto da fare.

La Laudato si’ – continua il vescovo spagnolo – ha raggiunto molti credenti, ma non è ancora riuscita a far cambiare le scelte delle istituzioni ecclesiastiche. Noi credenti tendiamo con tutto il cuore al benessere integrale delle persone, ma per qualche motivo ancora bandiamo il cuore dalla sfera delle decisioni finanziarie. E non ci rendiamo conto dell’incoerenza che ciò comporta. Per questo è ancora perfettamente possibile incontrare i responsabili finanziari delle istituzioni ecclesiastiche che, nei loro approcci all’investimento etico, non sono andati oltre i classici filtri negativi della selezione: armi, aborto, contraccettivi, pornografia. Il cambiamento di coscienza deve avvenire anche ai vertici della Chiesa, nei vescovi e nei superiori maggiori“.

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