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L’enciclica Laudato Si’ indaga anche sulla finanza etica

città: Perugia - pubblicato il:
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La finanza, oggi, è certamente la principale spina nel fianco per la salute, sociale, economica e ambientale del Pianeta. Serve un ritorno a un’aspetto più etico e a un’economia nuova che rimetta i più deboli al centro della scena. Se n’è discusso ad Assisi in un convegno dal cui titolo è significativo: “Riparare la nostra casa comune”

Tutte le strade portano a Roma ma, sicuramente, le soluzioni ai problemi che affliggono la nostra casa comune – come definisce il Pianeta Papa Francesco nella sua enciclica Laudato Si’ – passano per Assisi dove a fine marzo si terrà l’incontro Economy of Francesco.

Intanto, in preparazione a quell’evento, Fondazione Finanza Etica ha organizzato un convegno per valutare modelli alternativi alla finanza capitalistica. Il dibattito è aperto come emerso dalla mattinata di confronto, organizzata con il contributo di Fra’ Sole e in collaborazione con Sisifo e Valori.it.

Dall’enciclica di Papa Francesco Laudato Si’ parte il manifesto di Banca Etica che, interfacciandosi con molti aspetti del pensiero del Papa, delinea un ambito di impegno e di attività per arrivare a una riforma strutturale della finanza. Siamo quasi all’anno zero della finanza etica. e siamo nel posto giusto: Assisi.

Tutto parte e torna in questo luogo dove, nel 1200, San Francesco già predicava non soltanto l’equità sociale e il valore di tutti gli esseri umani ma, soprattutto, proponeva una bozza primitiva dell’economia circolare e della condivisione che oggi, soprattutto da parte dei giovani, è forte riferimento.

Il senso del limite nell’uso delle risorse e nella modestia del consumo, del non spreco delle risorse – tipico dell’economia circolare – oppure la forte presa di posizione contro la proprietà, il possesso a vantaggio dell’uso condiviso – tipico della sharing economy – sono temi che caratterizzando la nostra attuale società.

Ecco allora che, poiché la finanza occupa una posizione centrale nell’analisi che l’enciclica Laudato Si’ svolge sulla crisi ecologica, sociale e culturale che avvolge la nostra società e il nostro modello di sviluppo – e anzi è causa principale di squilibri, storture, disuguaglianze e rischi globali – è necessario lavorare per una riflessione costruttiva e innovativa, che ci conduca verso una finanza etica e sostenibile, tornando a essere quello per cui nacque, cioè far incontrare domanda e offerta di denaro per favorire lo sviluppo sociale, ambientale e umano della società.

Finanza etica ed economia nuova, per riparare la casa comune

Oggi ci sentiamo chiamati a riedificare la nostra casa che sta crollando a causa della crisi ambientale, economica e sociale. Su questi problemi c’è molto da fare e i giovani hanno subito accettato l’invito dell’enciclica di Papa Francesco a una vita senza proprietà, in cui i beni si possono usare ma non possedere. Pensate a quanto forte possa essere questa teoria di San Francesco e che oggi andrebbe ripresa soprattutto in ambito ambientale“.

Per questo motivo per Luigino Bruni, direttore scientifico di Economy of Francesco, è necessario riportare al centro della nostra economia i poveri, perché la prima forma di povertà è quella che toglie visibilità, che nasconde i più deboli perché la loro vista dà fastidio ai benestanti.

I giovani, invece, hanno deciso di riportare in vista queste persone e questi temi, mettendoli al centro dell’azione economica e delle discussioni che si svilupperanno nell’iniziativa Economy of Francesco.

Così, a fine marzo ad Assisi, in 12 villaggi, giovani economisti da tutto il mondo discuteranno i 12 aspetti dell’economia di Francesco, illustrando e affrontando le tematiche specifiche di ogni tema.

Con un atteggiamento molto pratico e proattivo, tipico della cultura francescana, che si cala nei problemi del mondo per risolverli in modo pratico, non solo teorizzando soluzioni che poi non vengono trasformate in soluzioni.

Ecco allora che per padre Mauro Gambetti, custode del Sacro Convento di Assisi, “non c’è soluzione senza che ci sia una circolarità che condivida pensieri ma anche opere. L’esortazione deve essere quella di andare e risolvere il problema!“.

Atteggiamento che riprende anche nel suo intervento Joseba Segura, teologo, economista e vescovo di Bilbao, citando una frase del politico uruguaiano José Alberto Mujica Cordano – “Davanti all’inevitabile non si piange; lo si affronta e basta!” – per affermare che la crisi climatica si può risolvere soltanto se si cambia l’atteggiamento economico globale.

Serve quindi responsabilità nelle scelte quotidiane, che determinano un cambiamento reale. Serve la consapevolezza che la crisi socio-economica e la crisi ambientale sono collegate e determinano una complicazione etica, perché è fondamentale cominciare a disinvestire dalle energie fossili, eliminando la dipendenza dai combustibili fossili senza penalizzare le persone.

Una transizione energetica che si fa sempre più urgente, perché oggi siamo arrivati a 416 parti di CO2 per milione; quando si arriverà a 450 parti per milione – affermano gli scienziati – non si potrà più tornare indietro. Lo denuncia anche Walter Ganapini. Una vita spesa in lotte per l’ambiente la sua.

Ecologia integrale, finanza etica e giustizia globale e ambientale

In che modo la tradizione cristiana può essere di aiuto alle situazione mondiale di crisi? “Nella laudato Si’ – fa notare Simona Segoloni Ruta, teologa dell’istituto teologico di Assisi – si afferma che il principale contributo è lo sguardo che scopre nella realtà un intreccio di relazioni. Tutto è connesso, quindi lasciare morire qualcuno fa morire tutti“.

Cosa fare allora? Bisogna allora cominciare a prendersi cura dei più deboli, i primi a poter morire. L’icona descrittiva di questo atteggiamento è il neonato descritto in Vita Activa dalla filosofa tedesca Hannah Arendt: “noi viviamo perché qualcuno si china su di noi e ci permette di vivere“.

Per Segoloni Ruta, quindi, è necessario cercare un modello di sviluppo che non sia aggressivo verso i soggetti più deboli dell’attuale società; rinunciare a un vantaggio immediato, per favorire le relazioni comuni e permettere a tutti di vivere bene.

Sulla stessa linea di pensiero è anche Vanessa Pallucchi, vicepresidente di Legambiente, che rilancia la necessità di una formazione ambientale e di una sensibilizzazione di tutti, non solo di pochi.

Prendersi cura della casa comune non deve essere prerogativa solo di una elite. Come fare però per radicare il pensiero sistemico nella società profonda? Serve un lavoro di relazione all’interno della società: è una sfida culturale ed educativa. Il problema di una didattica frontale parcellizzata laddove serve invece una formazione integrata“.

Naturalmente c’è la responsabilità individuale di ognuno di noi verso il Pianeta e verso gli altri uomini. “San Francesco è stato un precursore dell’economia circolare per la sobrietà e il suo senso del limite. Per una condivisione delle risorse che punta tutto sull’uso ,più che sulla proprietà. Ecco allora che la finanza non deve pensare più solo alla massimizzazione del profitto” conclude Pallucchi.

E a proposito di finanza etica e sostenibile è chiara anche la posizione di Anna Fasano, presidente Banca Etica, per la quale “l’enciclica Laudato Si’ è un testo illuminato, ma che ci crea anche inquietudine, ovvero un sentimento di continua ricerca della crescita, ma con chiaro il senso del limite, perché è la natura stessa che ce lo impone“.

La finanza deve essere a servizio del’economia reale, con scelte personali guidate anche dal pensiero economico. Inoltre, per la Fasano, è il momento di creare nuovi linguaggi, perché il termine sostenibilità è stato ormai svuotato di significato.

Ancora più tranchant Guido Viale, saggista e sociologo, nel definire la finanza come uno strumento di potere, che i ricchi esercitano sui poveri. “Questo perché l’attuale situazione politica è in mano alla finanza: basta vedere come il debito pubblico venga gestito finanziariamente. Questa scelta non ha ragioni tecniche alle spalle, ma è nata per motivi di convenienza politica“.

Nel cercare di ridefinire una finanza alternativa bisogna naturalmente tenere conto dei rapporti di forza tra chi fa finanza etica e gli altri operatori finanziari, ma è anche necessario dare un’educazione finanziaria ai cittadini, che spieghi esattamente come funziona questo mondo.

Servono poi resilienza, cominciando a pensare di mettere nella mani della comunità valute alternative, e una conversione ecologica dell’economia attraverso un cambiamento radicale del rapporto tra banche e aziende, che non può più essere fatta singolarmente, ma deve essere organizzata a livello territoriale.

Alla base di questi problemi c’è naturalmente una diffusa ingiustizia globale e ambientale: ecco allora che per far sorgere nuovi modelli di sviluppo etici, equi e sostenibili, è necessario cambiare il modello, adottandone uno che riduca le diseguaglianze.

Per Patxi Alvarez, teologo responsabile Azione sociale della Compagnia di Gesù, “oggi non posiamo separare il sociale dall’ambiente; non si può portare avanti uno sviluppo sostenibile a scapito della natura o sostenere l’ambiente a scapito dei poveri. Vanno sostenuti entrambi perché non ci sarà una nuova relazione con la natura senza un uomo nuovo!“.

Giustizia sociale causata essenzialmente da quattro elementi, distinti ma strettamente correlati: povertà, guerre, degrado ambientale e speculazioni finanziarie. Per Paolo Beccegato, vicedirettore di Caritas Italiana, ci si deve “attivare creativamente per aiutare i poveri: in Italia nell’ultimo decennio la povertà assoluta è raddoppiata ed è cresciuta enormemente l’ingiustizia sociale“.

Tuttavia, gli elementi di ingiustizia sociale possono essere sfruttati positivamente per ribaltare il loro impatto negativo. Serve allora un lavoro sempre più stretto e sinergico tra gli attori che si occupano, singolarmente, di questi quattro problemi, unendo le forze e agendo sinergicamente.

Mettendosi tutti in gioco perché, afferma Marco Piccolo, presidente Fondazione Finanza Eticale responsabilità personali possono aiutare a risolvere questi problemi“.

Ecco allora che il Manifesto di Banca Etica indica alcuni ambiti di intervento, quali una tassazione sulle transazioni finanziarie, l’eliminazione dei paradisi fiscali, la separazione tra banche commerciali e le attività speculative svolte dalle banche e dalle istituzioni finanziarie, un’azionariato critico e attivo e, infine, la definizione di standard stringenti relativi alle attività di finanza etica e sostenibile.

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