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Facciamo chiarezza sul degrado delle batterie delle auto elettriche

pubblicato il: - ultima modifica: 6 Agosto 2020
batterie elettriche - brightsun

Il degrado delle batterie per autotrazione elettrica è uno di quegli argomenti su cui le opinioni abbondano, ma i dati scarseggiano. E come diceva William Deming, che in fatto di statistica non era secondo a nessuno: “Senza dati, sei solo un’altra persona con un’opinione“.

Ma qualcosa sta cambiando, perché oggi possiamo contare su quelli che raccoglie Geotab che sta facendo un bel lavoro di monitoraggio sui dati di degrado della batteria. Il campione non è banale: 6.300 veicoli di 64 tipi diversi e con diversi scenari di utilizzo.

Questi dati permettono di rispondere in modo fattuale alla leggenda secondo la quale dopo alcuni anni è necessario sostituire l’oneroso pacco batterie del veicolo elettrico: come si vede dal grafico ricavato dallo strumento Geotab, le cose non stanno affatto così e anche dopo 5 anni, la batteria risulta godere ancora di uno stato di salute (Soh) vicino al 90%.

degrado batterie auto elettrica

Ovviamente questa è la media su tutti gli oltre 6.000 veicoli monitorati: le performance possono variare da un modello all’altro, ma anche andando a cercare il modello più problematico (la Nissan Leaf del 2014) questo mantiene circa l’80% della sua capacità dopo 5 anni.

Parliamo prevalentemente di durata e non di chilometri perché è l’invecchiamento delle celle uno dei fattori più critici per la conservazione della batteria, mentre il numero di cicli di ricarica (cioè i chilometri percorsi) sembra avere un’importanza relativamente minore.

In particolare, Geotab ha esaminato quali siano i fattori che influenzano la durata della batteria giungendo a diverse interessanti conclusioni come il fatto che il calo medio dell’accumulo di energia è del 2,3% all’anno. Per un veicolo elettrico con un’autonomia di 240 km, i proprietari perderebbero circa 27 km di autonomia dopo cinque anni.

Va però detto, leggendo i dati di Geotab che le batterie con una buona gestione termica mostrano un degrado più lento. Così come i veicoli alimentati a batteria con buffer di ricarica più esteso hanno batterie più durature.

Sfatiamo però un dato importante: un utilizzo intensivo del veicolo non equivale a un maggiore degrado della batteria.

Piuttosto, sono i veicoli usati a temperature elevate a mostrare un deterioramento più rapido dello stato di salute della batteria.

L’uso di caricatori a corrente continua sembra, invece, accelerare il processo di degrado, ma non c’è molta differenza nella prestazione della batteria dei veicoli caricati al Livello 1 (120 V: normale presa domestica presente solo nell’America del Nord) rispetto al Livello 2 (240 V: tipico per la ricarica domestica o di un parco veicoli).

La modellazione nel degrado della batteria è anche uno dei fiori all’occhiello del lavoro di Leonardo Spacone, il giovane sviluppatore italiano che ha realizzato Power cruise control, applicazione (disponibile per ora solo su Android al prezzo di €36,99) che, collegandosi alla presa Obd della vostra vettura è in grado di calcolarne l’autonomia in tempo reale, tenendo cioè conto dello stato di degrado della stessa, di temperatura, carico, pendenze sul percorso, suggerendo laddove necessario le migliori strategie di ricarica per giungere a destinazione nel tempo più breve.

La Pcc è specifica per ciascun modello e tiene conto delle caratteristiche oggettivo di ciascuno veicolo: esiste oggi per la Nissan Leaf e NV-200, Renault Zoe (fino a 41kWh), Hyundai Kona, Citroen C-zero ma sono in programma le versioni per Jaguar i-Pace, BMW i3, Tesla (tutti i modelli), Volkswagen eGolf e Renault Twizy e Zoe 52kWh.

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