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Stiamo perdendo anche gli squali

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foto di Stefano Moro realizzata in Sud Africa

Animali affascinanti e misteriosi, di cui poco conosciamo. Da sempre temuti e considerati i mostri del mare, oggi gli squali sono a rischio. E il predatore è l’uomo

È ufficialmente in via di estinzione. Lo squalo, uno degli esseri viventi più antichi del Pianeta, le cui origini risalgono a circa 250 milioni di anni fa, è in pericolo. In particolare lo squalo bianco, presente anche nel Mediterraneo.

Uno studio recente realizzato dall’Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con la Stanford University, la Virginia Tech University, l’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine (Irbim-Cnr), la Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), ha evidenziato un drastico calo della popolazione di squali nel mar Mediterraneo a partire dalla metà del Novecento.

I ricercatori hanno raccolto 773 osservazioni relative alla presenza dello squalo bianco nel Mediterraneo tra il 1860 e il 2016 e le hanno utilizzate per elaborare modelli spaziali e temporali.

I risultati della ricerca hanno evidenziato una complessa traiettoria, caratterizzata da un progressivo incremento del numero di squali seguito da un rapido declino avvenuto a partire dalla seconda metà del Novecento.

È stato dimostrato – spiega Stefano Moro, Dipartimento di Biologia ambientale de La Sapienza – come la rimozione dei predatori apicali all’interno degli ecosistemi marini porti a disastrosi effetti top-down che si ripercuotono su tutta la catena trofica. Il Mediterraneo, da questo punto di vista, rappresenta un primato negativo a scala globale con più del 50% di specie di squali classificate come minacciate dalla Iucn (International Union for the Conservation of Nature) a livello regionale“.

Lo squalo è al vertice della catena alimentare marina e la sua scomparsa causerebbe impatti disastrosi sull’intero ecosistema del Mediterraneo.

I predatori degli squali

Lo squalo non ha predatori se non l’uomo. Ed è a causa innanzitutto della pesca, oltre ai danni all’habitat naturale, che questa specie rischia di estinguersi.

Nel mondo le sue carni sono considerate pregiate in cucina e le sue cartilagini e l’olio del suo fegato preziose nella medicina cinese e non solo. In particolare c’è una vera e propria caccia alle pinne di squalo che si ottengono attraverso la terribile e crudele pratica del finning (spinnamento), ovvero si taglia la pinna dorsale e si abbandona vivo in mare l’animale che, tra grandi sofferenze, non sopravvive a lungo.

Stop finning con Sea Shepherd

L’organizzazione internazionale Sea Shepherd, attiva dal 1977 nella salvaguardia degli ecosistemi oceanici, si oppone, con le sue azioni coraggiose nei mari di tutto il mondo, alla distruzione degli habitat naturali e al massacro delle specie marine.

Dal primo febbraio 2020 Sea Shepherd insieme ai cittadini europei sta raccogliendo le firme per la campagna Stop finning-Stop the Trade per porre fine al mercato, compresi importazione, esportazione e transito di pinne nell’Ue e incrementare la protezione di questa specie. Si può firmare la petizione online.

A giugno 2019 il Canada è stato il primo Paese del G7 a bandire le pinne di squalo nel proprio territorio e si auspica che l’Europa segua questo esempio.

Dal settembre 2019 Sea Shepherd sta conducendo con le sue navi pattugliamenti congiunti con il Dipartimento della Pesca e con la Marina Militare del Gambia: le acque antistanti questo Paese sono particolarmente ricche di biodiversità e la pesca illegale allo squalo è molto diffusa.

Sea Shepherd inoltre collabora dal 2016 con i governi di Gabon, Liberia, Sao Tomé e Principe, Tanzania, Benin e Namibia per contrastare la pesca illegale nei Paesi costieri africani.

Questi meravigliosi e misteriosi animali di cui conosciamo circa 500 specie, che da sempre affascinano e terrorizzano l’uomo, meritano il sostegno di tutti per salvarsi. Di loro conosciamo ancora poco anche perché è difficile studiarli. Sappiamo che compiono migrazioni lunghissime.

Alcuni ricercatori hanno ipotizzato che gli squali siano in grado di orientarsi, riaffiorando a galla di notte per osservare le stelle. Nel 2005 una femmina di squalo bianco ha viaggiato dal Sudafrica all’Australia. Nelle 500 varietà ce ne sono anche di piccolissime dimensioni e alcuni vivono a 2.000 metri di profondità e oltre.

Purtroppo questi animali sono poco amati, spesso vittime della selacofobia (selachimorpha è il nome della famiglia degli squali), il terrore degli squali, alimentato fin dall’antichità da leggende e più recentemente da libri e film che li hanno dipinti come mostri pronti ad attaccare l’uomo.

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