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Allarme siccità: lo stress di piante e animali si tocca con mano

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Le temperature sono impazzite e l’agricoltura è uno dei settori che risente in prima persona della crisi climatica, tanto che si parla di allarme siccità con una perdita di oltre 14 miliardi nell’ultimo decennio. E con questa primavera anticipata le cose non si mettono bene

È allarme siccità in Italia. I fiumi e i laghi escono da un inverno caldo e ben poco piovoso e gli addetti ai lavori sono molto preoccupati.

Lo denuncia la Coldiretti. Le piante sbocciano per un inverno bollente con una temperatura superiore di 1,65°C (dati Isac Cnr relativi ai mesi di dicembre e gennaio).

In Lombardia il livello idrometrico del Po è sceso ed è basso come in piena estate, ma anomalie si vedono anche nei grandi laghi che hanno percentuali di riempimento che vanno dal 25% di quello di Como al 28% dell’Iseo.

All’altezza del Ponte della Becca, il Po segna -2,4 metri: come se fossimo in pieno agosto. Le temperature anomale riguardano tutta l’Italia.

I numeri dell’allarme siccità in Italia

In Puglia la disponibilità idrica è addirittura dimezzata negli invasi rispetto allo scorso anno secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Anbi che registra difficoltà anche in Umbria con il 75% di pioggia in meno rispetto allo scorso anno caduta nel mese di gennaio e in Basilicata dove mancano all’appello circa 2/3 delle risorse idriche disponibili rispetto allo stesso periodo del 2019.

In Basso Molise – prosegue la Coldiretti – i terreni secchi seminati a cereali rischiano di non far germogliare e irrobustire a dovere le piantine, mai i problemi riguardano anche gli ortaggi, che già necessitano di irrigazioni di soccorso.

In Sardegna il Consorzio di Bonifica di Oristano ha già predisposto l’attivazione degli impianti per l’irrigazione per garantire acqua ai distretti colpiti dalle grave siccità a causa della mancanza di piogge a seguito alle segnalazioni relative alle colture in sofferenza per il perdurare dell’assenza di precipitazioni.

Il clima mite si fa sentire anche con le fioriture anticipate delle mimose in Liguria e dei mandorli in Sicilia e Sardegna dove iniziano a sbocciare le piante da frutto, ma in Abruzzo sono in fase di risveglio gli alberi di susine, pesche mentre anche gli albicocchi in Emilia e in Puglia hanno già i fiori.

In vaste aree della Sicilia i campi sono aridi e i semi non riescono neanche a germinare ma la mancanza di acqua e il vento minaccia anche le lenticchie di Ustica. Si riscontrano problemi anche nella zona del ragusano: i pascoli sono a rischio per l’erba secca e si temono speculazioni sul prezzo del fieno per alimentare gli animali.

Lo stress degli animali

Nelle campagne lungo tutta la Penisola si fanno i conti con il clima anomalo che ha mandato in tilt la natura con piante in fiore e gli animali come le chiocciole che si sono risvegliate dal letargo prima del tempo.

Le ripetute giornate di sole hanno risvegliato 50 miliardi di api presenti sul territorio nazionale che sono state ingannate dalla finta primavera e sono uscite dagli alveari presenti per ricominciare il loro prezioso lavoro di bottinatura e impollinazione.

Il rischio che ritorni il freddo e le gelate sui fiori significa poter far morire questa api solerti. Il problema, ovviamente, è anche economico.

L’agricoltura italiana – afferma la Coldiretti – con questi sfasamenti stagionali e eventi estremi ha già subito una perdita di oltre 14 miliardi di euro nel corso di questo ultimo decennio. Gli agricoltori non hanno dubbi: la crisi climatica è nefasta.

E noi, cosa scegliamo?

Sui banchi dei mercati sono arrivate con oltre un mese di anticipo le primizie. Nel Lazio gli agricoltori offrono agretti, carciofi romaneschi, erbe spontanee come il papavero e le fave. In Puglia è un boom di fragole arrivate prima di alcune settimane e già pronte al consumo.

Sicuramente, dobbiamo rivedere i calendari di frutta e verdura di stagione. Controllare la provenienza dei prodotti e nel frattempo modificare le nostre abitudini per attutire, dove si può, la nostra impronta ambientale.

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