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Fedi e finanza: portare i valori della religione in campo finanziario

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marco piccolo - fedi finanza etica
Marco Piccolo, presidente di Fondazione Banca Etica

Fedi e finanza. È questo il nome di un percorso che Fondazione Banca Etica ha messo in campo da tempo e in maniera trasversale anche ai principi religiosi, per parlare di valori in seno al comparto finanziario.

Come dire: che gli uomini di buona volontà tornino a ridisegnare i perimetri sui cui il denaro può agire.

Perché parlare di finanza etica – spiega a Green Planner Marco Piccolo, presidente di Fondazione Banca Etica – significa anche entrare in contatto con culture e tradizioni che hanno uno stretto rapporto con le dimensioni spirituale e religiosa. Lo stesso concetto di fiducia, particolarmente importante in finanza, ci rimanda alla parola Fede. Grazie a questo percorso siamo riusciti a dialogare e collaborare con realtà diverse dal mondo cattolico, penso all’islam, all’ebraismo, al mondo cristiano ortodosso e protestante, al buddismo per citare i principali“.

Piccolo è stato nominato recentemente dopo aver ricoperto l’incarico di responsabile del Servizio Strategie e comunicazione di Banca Etica. Lo abbiamo incontrato ad Assisi in occasione di un convegno propedeutico all’evento Economy of Francesco, voluto dal Papa e che si terrà a fine marzo, sempre che la crisi legata alla diffusione del coronavirus non obblighi a uno spostamento di data.

Il tema è forte evidentemente in tutte le latitudini del Pianeta. E gli uomini di buona volontà di ogni credo dovrebbero prendersene cura. E questo è il momento giusto proprio perché in piena crisi esistenziale e ambientale. Ma come agire? Lo abbiamo chiesto a Piccolo in questa intervista.

Fondazione Banca etica come vuole inserirsi nel dibattito sulla finanza sostenibile: quali i tempi e il perimetro?

Più che inserirsi nel dibattito sulla finanza sostenibile, la Fondazione Finanza Etica, alla quale è affidata la promozione culturale del Gruppo Banca Etica, vi partecipa portando un’esperienza e soprattutto un patrimonio, ormai ventennale, di buone prassi in ambito finanziario che sono sempre state frutto di scelte fondate sulla sostenibilità economica, sociale e ambientale.

Sin dalla sua costituzione Banca Etica ha adottato un elevato profilo di responsabilità sociale e ambientale che si è tradotto sia in un sistema integrato di rendicontazione (vedi bilancio integrato) sia in un sistema di valutazione socio ambientale degli affidamenti e degli investimenti.

Penso si possa qui affermare che abbiamo fatto proprio quel binomio Economia(Ecologia Integrale) di cui ci parla Papa Francesco nella sua enciclica Laudato Si’.

Quali linee guida seguirete?

Continueremo a sviluppare e rendere attuale con i tempi quella politica di finanza etica che ci ha caratterizzato sin dalle nostre origini: più attenzione ai bisogni e alle sfide emergenti, anche nel senso di una maggiore giustizia sociale e meno condizionamenti da parte di una comunicazione che oggi purtroppo sembra spesso scollegata dalle attività reali.

Meno marketing e più impegno sul campo al fianco di cittadini, imprese, organizzazioni che oggi stanno promuovendo una economia in grado di generare bene comune e futuro.

Continueremo nel nostro impegno di educazione critica alla finanza per aiutare e collaborare con quei cittadini che sentono la necessità, anche in campo economico, di scelte coerenti con i propri valori.

Che collaborazioni internazionali avete aperto in questo ambito?

Direi che la finanza etica ha sempre avuto tra i suoi valori quello della mondialità, ossia di considerare il mondo come un grande villaggio in cui proprio sulla base di valori condivisi si possono costruire relazioni e reti transnazionali in grado di mettere in moto processi di cambiamento di cui ne possa beneficiare l’intero Pianeta.

Sulla base di questa tensione, negli anni il Gruppo Banca Etica è entrato a far parte di reti transnazionali come Febea – Federazione Europea della Banche Etiche e Alternative -, Gabv – Global Alliance Banking on Values, Shareholders for Change (rete di azionariato critico), Finance Watch (un gruppo di pressione presso il parlamento europeo per una finanza responsabile), Iccr L’Interfaith Center on Corporate Responsibility (associazione che sostiene la responsabilità sociale delle imprese), e per concludere, delle due reti di microfinanza in Europa Emn (European Microcredit Net work) e Mfc (Micro Finance Center).

Da segnalare inoltre l’attivazione a breve di una stretta collaborazione con Caritas Africa per lo sviluppo delle reti di microcredito in questa area.

Quale altra componente della società civile può essere presa in considerazione?

Lo spirito che anima quasi tutte le esperienze di finanza etica è quello del servizio, essere cioè uno strumento nelle mani di persone e organizzazioni che vogliono o si prefiggono di cambiare il mondo, molti enti della società civile, che si riconoscono in questa missione, rappresentano probabilmente gli alleati migliori per questa azione di rinnovamento culturale.

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