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Ma veramente i robot sostituiranno l’uomo?

città: Milano - pubblicato il:
robot uomo

Progettazione, produzione, acquisti, marketing, logistica, vendite… non c’è area aziendale che non sia esposta al vento della trasformazione digitale. Le tecnologie che abilitano questo cambiamento si chiamano Big Data, Blockchain, Cyber Sicurity, Artificial Intelligence, Robotics, Cloud Computing, Virtual Reality

Se da un lato tutta l’innovazione che si raccoglie nel suo complesso sotto il cappello di Industria 4.0, consente di migliorare e ottimizzare i processi, offrendo la possibilità di produrre meglio e a costi sempre più sostenibili, dall’altro ci costringe ad affrontare una sfida che puntuale si ripresenta al comparire di ogni rivoluzione industriale: le macchine sostituiranno l’uomo?

A questo punto si apre, per utilizzare i termini che furono di Umberto Ecoil confronto tra apocalittici e integrati, ovvero tra quanti prevedono un futuro fosco, in cui le macchine andranno progressivamente a sostituire il lavoro dell’uomo, che perderà così una delle funzioni vitali in grado di nobilitarne l’esistenza, contrapposti a quanti invece considerano l’automazione di ogni cosa un bene proprio perché consentirà all’Uomo di evolvere le proprie capacità e di dedicarsi alla programmazione e all’integrazione delle macchine che svolgeranno così per lui i lavori più faticosi, ripetitivi e poco interessanti“.

La storia ha fin qui dimostrato che gli apocalittici hanno sempre peccato di troppo pessimismo: ogni rivoluzione industriale ha bruciato nel breve posti di lavoro, ma ne ha generati in poco tempo assai più di quanti ne avesse cancellati.

E questa volta? La quarta rivoluzione industriale siamo certi che avrà le stesse dinamiche delle tre che l’hanno preceduta? Nel medio periodo siamo sicuri che i posti di lavoro bruciati dalle nuove macchine intelligenti e connesse saranno compensati da quelli generati dalla loro programmazione e governo?

Questa volta c’è una grande differenza che potrebbe non farci dormire sonni tranquilli: la robotica, l’intelligenza artificiale, gli algoritmi di machine learning sono in grado di sostituire il lavoro non più e non solo delle tute blu, ma anche quello dei colletti bianchi.

Sofisticati programmi che integrano tecnologie di analisi dei dati e Ai, sono in grado di scrivere articoli e commenti giornalistici sui temi più svariati della vita umana, sono in grado di redigere diagnosi mediche più precise e accurate di quanto non potrebbe fare un medico specialista, sono in grado di suggerire le polizze assicurative più opportune dopo aver analizzato la vita social di un individuo… e si potrebbe continuare a lungo.

Ecco allora il problema: non sono solo gli operai a intravedere l’estinzione dietro l’angolo, ma anche impiegati e professionisti che fino a oggi non si sentivano minimamente toccati dall’avvento sempre più prepotente delle tecnologie digitali.

Il progresso tecnologico è compatibile con lo sviluppo armonioso di una società in cui pochi che posseggono le macchine rischiano di diventare sempre più ricchi, mentre tanti che perdono il lavoro a causa delle macchine rischiano di diventare sempre più poveri?

Difficile trovare una risposta o una ricetta in grado di disinnescare il detonatore di una tale bomba sociale.

Una sola certezza però: il compito è in mano alla Politica, quella con la P maiuscola, una Politica che deve essere in grado prima di tutto di comprendere il fenomeno e quindi di governarlo. Vorrei tanto poter essere ottimista!

(chiacchierata con Stefano Soliano, direttore generale di ComoNExT Innovation Hub)

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