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Allevatori e lupi: una convivenza possibile

città: Milano - pubblicato il:
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foto di PxHere

Animali fieri e selvatici, sono tornati a popolare le nostre aree montuose. La priorità ora è trovare soluzioni innovative nel rispetto della vita di tutti

È un conflitto antico quello tra allevatori e lupi. Un’ancestrale lotta per la sopravvivenza. Ma una convivenza pacifica è possibile e spetta all’uomo trovare e mettere in atto nuove soluzioni per la salvaguardia di tutti.

A questo proposito il Club Alpino Italiano (Cai), attraverso il suo gruppo di lavoro sui Grandi Carnivori, ha indetto un premio dal titolo Sulla via della convivenza rivolto agli allevatori professionali e amatoriali di almeno una specie fra bovini, ovo-caprini, camelidi, allevati in territori italiani dove è accertata la presenza del lupo.

I partecipanti sono invitati a trovare buone pratiche per mitigare il conflitto con il lupo cercando nuove soluzioni di convivenza. L’obiettivo è dunque chiaro: è nostra responsabilità tutelare la vita di tutte le specie.

Il premio prevede un riconoscimento in denaro suddiviso in dieci premi da 500 euro. Questo montepremi deriva dagli introiti realizzati dal Cai attraverso il noleggio della mostra Presenze Silenziose, ritorni e nuovi arrivi di carnivori nelle Alpi dedicata alle magnifiche specie selvatiche che popolano le nostre montagne e realizzata dal gruppo Grandi Carnivori.

Per partecipare al premio gli allevatori interessati possono scaricare online il regolamento e i moduli necessari. Una volta compilato quanto richiesto, il tutto va inviato via mail all’indirizzo [email protected] entro e non oltre il 30 marzo 2020.

Pastore 2.0: nuove tecnologie risolvono antichi problemi

Un’idea decisamente geniale è arrivata a un giovane pastore calabrese, Pietro Orlando, definito pastore 2.0 che, finito il liceo scientifico, iscritto in Conservatorio e alla Facoltà di Agraria di Reggio Calabria, ha scelto il mestiere di pastore di capre in Aspromonte.

La sua riflessione è partita dall’idea di salvare prede e predatore utilizzando un collare a ultrasuoni che è stato premiato con l’Oscar green nel 2019 da Coldiretti.

Questo è un esempio di come la tecnologia possa venirci incontro per risolvere problemi antichissimi. Lo speciale collare anti-lupo sfrutta un processore a ultrasuoni che infastidisce e allontana i lupi dalle greggi.

Questi collari non arrecano danno né agli animali, come capre e pecore, che lo indossano, né al lupo. Il processore è inserito nei collari in cuoio delle capre costruiti a mano dagli stessi pastori, come da tradizione.

Questi ultrasuoni infastidiscono anche i cani da pastore che quindi mantengono una certa distanza dal gregge creando un perimetro più ampio di difesa.

Pietro Orlando ha spiegato che la sfida non deve essere quella di uccidere il lupo ma di salvaguardarlo, perché il lupo deve stare lontano dalle greggi e vivere come viveva una volta.

In Aspromonte, terra dove vive Orlando, ma così come in Trentino e in altre aree alpine, il lupo è tornato dopo 150 anni a popolare i monti. Risulta quindi fondamentale iniziare a trovare soluzioni incruente per garantire una convivenza equilibrata fra le parti nel rispetto della vita di tutti.

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